Per gli affezionati ascoltatori di Virgin Radio e nella fattispecie di “Rock&Talk”, rubrica condotta da Maurizio Faulisi (a.k.a. Dr.Feelgood) e Francesco Allegretti (dopo la prematura scomparsa del compianto Massimo Cotto), Antonello Piroso è il “Cavaliere Nero” (o il Franti del Libro Cuore, come lui ama ironicamente definirsi). La mezz’ora dedicata al suo eloquio, fatto di una narrazione e di una spontanea critica alle notizie più importanti delle ultime ore, da ormai otto anni, vanta un seguito importante.
Piroso ha alle spalle quarant’anni di onorata carriera, che lo ha voluto direttore del TgLa7 (detiene il record personale di 18 ore per una maratona televisiva, tenutasi in occasione delle elezioni politiche del 2008), nonché ideatore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi come “Omnibus” e “Niente di personale”. Suo il monologo dedicato al calvario giudiziario di Enzo Tortora o quello sulla strage di Srebrenica, quest’ultimo divenuto, quindici anni dopo, ancora tremendamente attuale, alla luce dei recenti sviluppi geopolitici.
Tra gli altri, ha ricevuto il “Premio Regia Televisiva” nel 2003 e il “Flaiano”, tre anni dopo. Il 7 dicembre 2025, dopo aver spento sessantancinque candeline, ha annunciato la pubblicazione del suo primo libro, dal titolo immediato ed eloquente: “Papà: Anatomia di un amore disperato“.
“Papà” è una confessione a cuore aperto, una riflessione senza freni inibitori, una sorta di solitaria seduta d’analisi, un flusso incontrollato di pensieri ed emozioni, come dichiarato fin da subito dall’autore. Mancano i capoversi, latita addirittura la punteggiatura convenzionale, tanto da stranire inizialmente il lettore, che una volta entrato nel racconto, ne coglie la vera e piacevole essenza anticonvenzionale.
Antonello Piroso nasce a Como da madre ligure e padre calabrese. I genitori scompaiono nella primavera del 2020, in pieno lockdown, a poche settimane l’uno dall’altra.È questo il movente, la sorgente di dolore che attiva riflessioni personali e sensi di colpa. C’è in ballo un amore mai messo in discussione ma rivissuto a posteriori attraverso un travolgente flusso di coscienza. Ci sono i ricordi indelebili e anche quelli un po’ sbiaditi ma opportunamente rinvigoriti con l’aiuto della memoria.
Si capisce fin da subito, anche attraverso i passaggi intrisi di amara ironia, che le pagine di questo libro fossero per l’autore necessarie già da tempo. Il dialogo diretto diventa prima sfogo, fatto di accuse e mea culpa, poi dichiarazione d’amore, attraverso la lente d’ingrandimento dei ricordi, allontanata all’occorrenza per intrecciare il passato con il presente. Il piccolo Antonello, tramite l’Antonello ormai adulto, guarda l'amato figlio Romeo e l’adorata moglie Lucia con gli occhi pulsanti d’amore, dando a chi di dovere i giusti meriti per tante meritate emozioni. Ripensa ai banchi di scuola e li affianca all’accecante luce dei riflettori o all’odore della carta stampata.
Giuseppe Piroso (detto "Peppino"), onesto finanziere, è un padre anaffettivo, a tratti anche violento, nonché a sua volta figlio smarrito ed abbandonato da un papà fuggitivo, attore protagonista dei suoi tempi. Nonostante gli errori fatti, le mancanze e la distaccata presenza emotiva, Giuseppe resta un punto di riferimento per suo figlio “Titti”; una guida, un “influencer”, se collocato ai giorni nostri. Quel figlio che si mette a nudo ed ammette i propri errori, le proprie leggerezze, date dalla spavalderia e carenza di umiltà, proprie di un giovane talentuoso ed affamato di cultura.
Piroso non vuole ergersi né a predicatore, né tantomeno ad educatore, limitandosi a trasformare in inchiostro quanto faticosamente secretato anche a sé stesso, consegnando così all’eternità e ai posteri un dovuto omaggio.
Un libro come questo non è soltanto una bella soddisfazione personale per chi l’ha scritto, è la materializzazione di un desiderio e forse, il raggiungimento, anche solo parziale, della pace interiore. Questo potrà dirlo solamente chi l’ha realizzato. Da parte di chi legge, rimane la grande voglia di alzare il telefono o suonare il campanello dei propri genitori. Perché è questo che Antonello Piroso vuole dirci: non diamo nulla per scontato e se abbiamo la fortuna di averli ancora, diciamo ai nostri genitori quanto li amiamo e quanto sentiamo di essere loro debitori. Prima che il tempo ci tolga questa opportunità.