Copertina di Asian Dub Foundation Enemy Of The Enemy
Rivo

• Voto:

Per appassionati di musica fusion, world, dub e elettronica; ascoltatori curiosi di contaminazioni culturali.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Immaginate il profumo di spezie quali cannella, cumino, curry, peperoncino, paprika. Poi il caldo umido asfissiante della penisola indiana. Poi i bazar pieni di gente che strilla, ride e scherza malgrado la diffusa povertà. Trasportate il tutto in un posto dove piove per 200 giorni all'anno in quella che era la capitale del Commonwealth, Londra, col suo cielo grigio piombo, dove quel profumo di spezie si sente ancora nei quartieri e ristoranti indiani, sbiadito dallo smog soffocante.

Questi sono gli Asian Dub Foundation, un gruppo che si autodefinisce "21st century MIDI warriors". Debuttano nel '95 con l'album "Fact And Fictions" passato all'ombra degli Oasis. Poi l'esplosione con il superbo "Rafi's Revenge" del 1998 e l'ottimo prosieguo del 2000 "Community Music".

La quarta fatica del gruppo è questo "Enemy Of The Enemy" che continua la fortunata formula del miscuglio di svariati generi musciali ed il numero abnorme di strumenti, dal sitar (immancabile) al synth attraverso chitarre distorte, basslines potenti e percussioni Jungle. E su tutto la voce di Deeder Zaman che scarica valanghe di parole col suo malcelato accento indiano.

Il risultato sembra ad un primo, distratto ascolto, abbastanza scontato, non molto dissimile dai precedenti dischi. Approfondendo l'ascolto si avverte però una più evidente matrice indiana tanto che a tratti il disco sembra "etnico" come nel caso della splendida "Power To The Small Massive". Lo stesso avviene per "Basta", che sembra cantata da Asha Bohsle, Sadi Rani o Nitin Sawhney.

Poi ci si sposta verso il dub con l'intervento di Sinead O'Connor, di questi tempi un pò come il prezzemolo, che dopo le cento finestre dei Massive Attack presenzia "1000 Mirrors".

Ma c'è anche posto per i richiami dei Beastie Boys in una canzone che da sola vale il disco: "La Haine". Un riff di chitarra su una bassline pesante, ricorda "Lookin' Down The Barrel Of A Gun".

Complessivamente il disco è piacevole, variopinto ed interessante. Perde solo di interesse quando sembra un pò RAP e ricorda i turchi Kartel. Forse manca dell'impeto di novità della pietra miliare di "R.A.F.I." ma complessivamente lascia un buon sapore in bocca.

Se volessimo giocare al gioco del "Se fosse.." direi che se fosse cibo sarebbe pollo tandory con carote al curry.

Speziato, insaporito

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esalta l'album Enemy of the Enemy come un miscuglio riuscito di generi, strumenti e culture. Il disco, pur ricordando i lavori precedenti, convince per la sua energia e la forte impronta etnica. Si segnalano le collaborazioni (Sinead O’Connor), i richiami a gruppi come i Beastie Boys e l'atmosfera speziata delle tracce. Nel complesso, un ascolto piacevole e ricco di contaminazioni.

Tracce testi video

02   Rise to the Challenge (04:25)

Leggi il testo

03   La Haine (03:54)

04   1000 Mirrors (feat. Sinéad O'Connor) (04:55)

Leggi il testo

05   19 Rebellions (05:22)

08   Power to the Small Massive (04:23)

09   Dhol Rinse (03:18)

10   Basta (04:33)

11   Cyberabad (05:02)

12   Enemy of the Enemy (07:15)

Leggi il testo

Asian Dub Foundation

Asian Dub Foundation è un collettivo britannico nato a Londra nel 1993. Formatisi attorno al centro giovanile Community Music, hanno unito bhangra, dub, jungle, rap e reggae con un approccio politico e anti-razzista.
03 Recensioni