August Strindberg
Il Sogno

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Se rivoluzione dovrà essere ogni testa andrà mozzata.

E non si loderanno mai abbastanza le avanguardie, le truppe che per prime si getteranno sui nemici al fronte!

E non si leveranno mai abbastanza in alto le grida di giùbilo, i ruggiti che squarceranno i cieli alla vista dei primi scalpi issati sulle aste come insegne della vittoria!

E se parliamo di rivoluzione e di pionieri, se il campo di battaglia è quello teatrale, allora sarà bene spendere qualche parola su August Strindberg.

Uomo tormentato, studioso vorace e artista instancabile, la stella di Strindberg brillò sin dagli esordi nel firmamento Naturalista che, verso la fine dell'800, orientava le coscienze del pubblico europeo e che era dominato, a livello mainstream, da Zola nel romanzo e da Ibsen nella drammaturgia.

Se Zola era specializzato nelle particolaggiate (e, a tratti, insopportabili) descrizioni ambientali attraverso le quali pretendeva di sviscerare la gamma dei caratteri umani, se i drammi borghesi di Ibsen erano caratterizzati dalla labirintica disposizione degli interni visti come metafora della impenetrabilità delle relazioni sociali, il tratto distintivo nelle opere di Strindberg era la componente autobiografica che aleggiava dovunque e che marchiava le sue pagine al fuoco di una feroce misoginìa.

Si sposò tre volte e furono altrettanti martìri (per lui e per le sue donne): nei capolavori del suo primo periodo, "Il Padre" e "La Signorina Julie", si lasciava spesso andare a violentissime invettive antifemministe espresse entro le pareti del rapporto uomo-donna, nelle intercapedini delle apparenze. Attacchi furibondi che non facevano prigionieri e che non trovavano, sia per linguaggio che per contenuto, nessuna pietra di paragone negli autori dell'epoca.

Strindberg era un'anima straripante: per nessuna moglie ha mai potuto soffocare la veemenza delle sue passioni, per nessun Moloch Naturalista ha mai potuto sacrificare il suo multiforme ingegno.

E poi, nel 1902, scrisse il dramma "Il Sogno". Semplicemente la pietra angolare del teatro moderno.

Che questo testo si configurasse come un'opera rivoluzionaria (anche se la prima rottura sostanziale con le convenzioni dell'epoca si era avuta qualche anno prima con l' "Ubu Re" di Jarry), uno stravolgimento copernicano nello stagnante universo teatrale dell'epoca, Strindberg ne era perfettamente conscio.

Scrive nella prefazione che presenta il lavoro: "Tutto può avvenire, tutto è possibile e probabile. Tempo e spazio non esistono; su una base minima di realtà, l'immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni, assurdità e improvvisazioni."

Una vera e propria dichiarazione di guerra all'ortodossìa Naturalista che, più che un sogno, presentiva l'incubo della sua fine.

Nel dramma i molti personaggi appaiono e scompaiono, dimenticano di aver interagito poco prima, si ripresentano improvvisamente con stati d'animo e intenzioni completamente differenti, sfumano sulla scena o la riempiono, si amano o si odiano, sono e non sono. E tutto questo con salti logici audaci, soluzioni impreviste, cambi di scena improvvisi.

Protagonista è la figlia di Indra (oscuro dio induista della folgore, delle piogge e della magia); delicata come Ofelia e generosa come Miranda è lei che, nel prologo, decide di avventurarsi sulla Terra per conoscere la vita umana, di cui il sogno è la metafora. A metà strada tra Gesù Cristo (chiaro è il suo intento salvifico e abbondanti sono i riferimenti biblici) e Dante (con la graduale presa di coscienza delle miserie dei dannati terreni) nessun apostolo la segue e nessun Virgilio la guida veramente nel suo viaggio, tutto è provvisorio e in dissolvenza.

Molto importanti nel dramma sono le accuratissime note di regia che Strindberg inserì per la scenografia (continuamente riplasmata e rivoltata), per l'illuminazione (con un continuo gioco e succedersi di luci-piene, mezze-luci e buio) e per la musica (che amplifica l'effetto intimista delle scene più rarefatte): lungi da essere solo dei meri orpelli didascalici, questi tre elementi costituiscono veri e propri personaggi disincarnati.

Non solo, se consideriamo il gioco di rimandi e variazioni nelle azioni e nelle parole dei personaggi, i leitmotiv che crescono, si rincorrono e riaffiorano in continuazione, l'ossessivo alternarsi tra dilatazioni e concentrazioni ritmiche, si può notare come la struttura stessa de "Il Sogno" abbia l'andamento e lo sviluppo di una sinfonia che si chiuda ad anello in cui tutti i motivi convergono per poi spegnersi nell'ascesi finale.

"Benvenuti nel futuro!" sembrava voler dire Strindberg ai suoi contemporanei. E aveva ragione.

Perché non solo la quieta disperazione a cui portano tutte le piccole routines dell'esistenza, tanto dibattuta in Beckett, è quì anticipata e sviscerata da Strindberg, ma persino la vana attesa di Godot trova un importante precedente in quella del personaggio dell'ufficiale per la sua fidanzata che mai arriva.

Perché il linguaggio straniante che permea tutta la pièce sarà ripreso decenni più tardi da Brecht (seppur in un'accezione didattica).

Perché la concezione dell'assurdità dell'esistenza che sarà la colonna vertebrale dell'opera di Ionesco trova, nel dramma di Strindberg, una gigantesca fonte d'ispirazione.

Insomma, con "Il Sogno" il dado era tratto, la rivoluzione iniziata, le prime teste mozzate.

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Commenti (VentUno)

proggen_ait94
Opera: | Recensione: |
Sono rimasto molto incuriosito dalla parte che parla delle note di regia dello svedese. Ora bisognerebbe ricontrollare gli anni, ma credo che quest'opera, che non ho letto, possa fare il paio, se si parla di anticipare i tempi (anche cinematografici!), a livello di complessità di sceneggiatura e REGIA (che fino a quegli anni, è bene ricordare, non esisteva), con Il Gabbiano diretto da Stanislavskij, che dici?
Non conosco l'autore, ma giuro su dio che mi è venuto in mente stamattina con Ibsen. Mai letti. Sarà che detesto leggere teatro.
BËL (02)
BRÜ (00)

CosmicJocker: A livello di accuratezza regista credo che la tua osservazione su Stanislavskij ci possa stare, ma tieni presente che lui lavorava sui testi di Checov (quindi su testi essenzialmente naturalistici) e dunque la sua cura ere tesa a rendere più reali le situazioni (peraltro, che io sappia, le sue note non erano sempre ben accolte da Cechov) mentre in quest'opera Strindberg usa tutti gli elementi di scena per creare personaggi ed emozioni non provenienti da esseri umani.
Credo che il lavoro di Stanislavskij sia più accostabile ad un opera precedente di Strindberg, "la signorina Julie"..
Il lavoro di Stanislavskij è stato rivoluzionario sul mestiere dell'attore, sulla sua formazione professionale..
proggen_ait94: tutto giusto!
imasoulman
Opera: | Recensione: |
cinque quinti ad ambodue, senza passare dal via. Si può parlare così bene di materie così ipertrattate? Da te leggerei volentieri anche una rece su The Dark Side of the Moon
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Sei sicuro ima?? Occhio che potrei anche farlo!
imasoulman: più che certo
imasoulman
Opera: | Recensione: |
anche se forse forse la ‘rottura’ insanabile del Teatro Moderno per me sta nell ‘Ubu Roi’ di quel lucidissimo pazzoide di Alfred Jarry. Li finiscono le convenzioni, Strindberg rivoluziona, come dire, l’esistente...
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Sai che ti dico? Hai perfettamente ragione.
Modifico la pagina..
CosmicJocker: Andavo a memoria..
Ero convinto che l'Ubu Re fosse posteriore..
Grazie
CosmicJocker: Perché trovo che le convenzioni siano scardinate anche ne "il sogno"..
Magari in maniera meno virulenta che in Jarry, ma in modo altrettanto decisivo..
Certo a livello temporale viene prima l'Ubu Re..
imasoulman: ma che devi modificare...è perfetta così, la pagina
macaco: Non so nulla di teatro, mentre qua in Brasile va forte. La settimana scorsa ho pure scoperto l´ubu re, in una parodia, se cosí si puó dire col berluska, declamata da Dari Fó.
imasoulman: eh no, macaco, non te la puoi cavare così! spiega, dicci di più, anzi che so, dacci una rece su questa cosa dell'Ubu re made in Brazil! Cazzo!
macaco: Caspitá, di materiale c´é ne a volontá, e mancano piú di tre anni alla fine del mandato. Purtroppo non ho lo slancio, ne capacitá per lavorare a ridicolizzare le forze del male, che sono ridicole giá da sé. Non so Berlusconi é stato il primo dei fantocci al (del) potere. Di certo stanno proliferando, come a sbeffeggiarci in faccia con sfacciattaggine l´inconsistenza della democrazia.
imasoulman: e meno male che c’è Bolsonaro
#primaicarioca
CosmicJocker: E soprattutto Mac, se risuccede, invitaci che ci fiondiamo sul primo aereo..
CosmicJocker
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BËL (00)
BRÜ (00)

imasoulman: ma dai, l'hai fatto per davvero?? ma diamine, la mia era una debolissima opinione personale...
CosmicJocker: E invece hai colto nel segno ima..
E quando uno lo fa, è giusto riconoscerglielo (e poi, facendolo, non hai neanche usato la parola "cazzo" ;))
lector
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Letture leggere in attesa dell'autunno....
Le teste rotolano ma la rivoluzione non arriva, il teatro moderno sonda le viscere del reale ma nei teatri si mettono in scena sempre e solo gli stessi autori, sempre lo stesso drammone borghese....
Ah, per quanto mi riguarda il sangue della rivolta ha cominciato a scorrere con Càlderon ed il suo sogno.
Ma la storia del teatro è piena di mozzatori di teste!
BËL (03)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Eppure eppure..
Il brlulichìo di tante compagnie con un proprio repertorio chiederebbe soltanto di venir ascoltato (o almeno ascoltato più frequentemente)..
Nei teatri troppo spesso ormai manca il coraggio, un po' d'amore per il rischio..
C'è di che disperarsi, ma, ancor di più, c'è di che combattere..
IlConte: Porca puttana ladra...
CosmicJocker: Espressione che uso spesso anch'io, in varie declinazioni..
algol
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Pur non apprezzando il teatro. Per motivi miei.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Beh, allora doppiamente grazie..
Caspasian: E te credo, continuando a rappresentare. Facessero un pò di propedeutica fame!
sfascia carrozze
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Ma qvando Lei, lì, habla di pietra angolare, si riferisc(i)e alla [cosiddetta] pietra d'angolo o testata d'angolo, ovvero qvella pietra ché s'intende come la prima pietra utilizzata nella constructione di un edificio pietrificato?
Perché sennò non c'ho capito una pietra.
Pomice.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Lei ha compreso perfettamente..
E io che la credevo ferrata solo in sfasciamenti, anche costrumenti vedo che va molto forte..
sfascia carrozze: Io sono esperto in tutto.
Ma, soprattutto, in (o del) nulla
Si sà.
Stanlio
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Beckett l'ho letto e fa per me.
Strindberg non l'ho ancora letto, quindi non so se faccia per me, anche se da quanto ben descrivi mi pare valga la pena leggerlo se si vuole capire meglio come e perchè il teatro si sia trasformato in quello che è diventato oggi.
Un solo appunto vista la tua forte capacità descrittiva, "la sua fidanzata che mai non arriva." suona male, meglio "la sua fidanzata che non arriva mai." o "la sua fidanzata che mai arriva." secondo me e gnente...

BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Ci sta, ogni tanto mi scappano corbellerie.. Grazie..
E sì, Strindberg è davvero interessante.. La forza della sua poesia è davvero senza tempo..
CosmicJocker
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BËL (00)
BRÜ (00)

CosmicJocker
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BËL (00)
BRÜ (00)

IlConte
Opera: | Recensione: |
Non so nulla, l'ignoranza impera sempre e comunque dentro di me... quindi è tutto bellissimo. Il teatro lo frequentai molto tempo fa perché ad un paio di fanciulle era molto gradito… io non capivo nulla e nemmeno mi ricordo ovcors.
per te, ho già detto e ripetuto, nel mio impero non lavoreresti mica… scriveresti mentre vivi goliardicamente e ti sollazzi a tuo piacimento
BËL (03)
BRÜ (00)

sfascia carrozze: E' qvesto lo ovcors givsto!
imasoulman: a teatro si fanno incontri meravigliosi
Woody Allen, Amore e Guerra - Boris e la contessa -2
CosmicJocker: La presenza di fanciulle è sempre un incentivo non di poco conto..
Comunque Nobile, anche io te l'ho già detta questa cosa, la tua visione impero mi piace assai..

Ah, e Woody era decisamente un intenditore..
Pinhead
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Il teatro moderno lo conosco come le mie tasche, figurarsi: comprai «Ubu re» perché mi piaceva molto il primo dei Pere Ubu e pensavo fosse un libro sulla scena wave statunitense; letto, dimenticato e regalato chissà a chi. Però, se vale a qualcosa, ho tutte le tragedie di Shakespeare.
BËL (02)
BRÜ (00)

Pinhead: A proposito di Indra, dio della pioggia e della folgore ... Pdor (seconda parte) - Tel chi el telun | Aldo Giovanni e Giacomo ... Addio, è stato bello.
CosmicJocker: Ma come Pin! Ma non sai che l'autore di Ubu Re è stato il primo punk della storia?!
Sei perdonato solo perché possiedi Shakespeare e, sopratutto, per la citazione di Aldo Giovanni e Giacomo..
algol
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ma si, il teatro si giustifica solo per motivi di figa. Altrimenti è come spararsi nei coglioni, dai.
BËL (02)
BRÜ (00)

IlConte: ahahahahahahahah se pure Lei che così acculturato, caro Doc, lo pensa allora sono tranquillo...
algol: Ovviamente sono una capra in materia. Quel che so è che le poche volte che ci sono andato ho provato un senso di disagio ai confini dell'irritazione. Tanto da farmelo considerare (sicuramente erroneamente, vista la mia crassa ignoranza) una palestra per esibizionisti ed una forma artistica totalmente superata. Tanto che per suscitare l'attenzione spesso ricorre ad interpretazioni a cazzo dei testi, fino a squallidi espedienti finalizzati a choccare lo spettatore o turbarlo esibendo gratuite nudità.
Ora non so se questi mezzucci siano la causa o l'effetto, quel che penso è che comunque è una forma di espressione sorpassata. Per gli amanti delle antichità.
Sarò stato sfigato io, ho sempre assistito a prove con attori sovraccarichi, eccessivi. Bho.
Perdonate quindi queste grevi generalizzazioni. A teatro ci torno solamente per nobili motivi.
Ahah
Stanlio: "No pussy no party" (Uilliam Sexpirl)


CosmicJocker: Aaaah dannati! Voi mi accoltellate al cuore. Non potrei essere più in disaccordo di così..
Anzi sì, se mi dicevate che il teatro è una rottura di coglioni e non si giustifica nemmeno con la figa
Carlos
Opera: | Recensione: |
Tutti quelli citati a parte Ibsen e Strindberg li conosco. Mi sono sempre detto di dover approfondire, ma leggo talmente tanta roba in certi ambiti che il teatro, che pur mi interessa, a volte lo metto da parte. Capisco invece che per te sia pane quotidiano. Condivido in parte però, non avendo letto Strindberg, quello che dice lector su Calderon. A volte il cinquecento e il seicento sia in Italia che all'estero, tirano fuori perle che risplendono nella nostra modernità ancor più che nella loro stessa epoca o nei lumi
BËL (03)
BRÜ (00)

IlConte: Ostia!!!
CosmicJocker: "A volte il cinquecento e il seicento sia in Italia che all'estero, tirano fuori perle che risplendono nella nostra modernità ancor più che nella loro stessa epoca" ci sta, ma lasciami spezzare una lancia a favore di noi teatranti contemporanei.
Nelle opere di cui parli ci sono pièce fondamentali, chi lo nega. Ma molto spesso i personaggi sono troppo caratterizzati in un senso o nell`altro, le situazioni un po' troppo "indirizzate".
E poi, in quelle opere, l'elemento dell'attore della fabula è, troppo spesso, soverchiante rispetto ad altri elementi (che so: le luci, la musica, lo spazio scenico, la scenografia, gli oggetti che si scelgono di usare). È normale che accada questo , ma proprio per questo bisogna ringraziare pionieri come Strindberg.
Nella mia compagnia (e, come noi, tante altre, ognuna con le sue urgenze e i suoi limiti), proponiamo spettacoli creati da noi in cui cerchiamo di amalgamare tutti questi elementi e in cui ogni componente scenico ha la stessa dignità comunicativa dell'attore.
Ha senso oggi proporre ancora le drammaturgie di Shakespeare, Calderon, Cechov, Ibsen, Strindberg e via discorrendo? Certo che ce l'ha, a patto di alternare il loro repertorio con quello dei teatranti attuali che hanno le loro idee e le loro urgenze.
Sai quanti teatri preferiscono ingaggiare compagnie che propongono l'ennesima minchiata dialettale o l'ennesima trasposizione dell'Amleto (anche di infimo rango) piuttosto che dar spazio a opere originali? Tanti, troppi, sempre di più.
E la ragione principale per cui accade questo è quella che tu conosci benissimo: le leggi del marcato, i desiderata del gusto dominante (anche se è pessimo, vecchio e volgare).
Scusa lo sfogo, ma alle volte è più forte di me.
Carlos: No ma io condivido eh fosse per me il teatro messo IN SCENA oggi dovrebbe essere solo roba "originale". Nessuno nega l'importanza di Strindberg, sul quale, come ho detto, sono totalmente ignorante. Anzi, non sono ignorante invece sull'importanza che hanno quelli che tu chiami "altri elementi" nella questione del teatro strictu sensu. La mia affermazione sul cinquecento e sul seicento era più una riflessione "filosofica", quindi centrata più che altro sul messaggio o sulle conseguenze di certe derive a cui giungono determinate opere da un punto di vista concettuale. Non volevo certo dire che le opere teatrali del '500 o del '600 sanno essere più moderne di quelle contemporanee o quasi, figuriamoci. Poi certa povertà intellettuale ci sarà sempre, quattrocento anni fa come oggi. Mi riferisco quindi alle cose che contano ovviamente.
IlConte: Ostia!!! (2)
Carlos: Che c'è Conte? ;D
CosmicJocker: Ci stai invitando ad Ostia??
Non so se sia pronta per noi tre tutt'insieme! ;)
IlConte: Ahahahahahahah no raga dico Ostia o porca troia o puttana ladra ecc ecc perché leggervi per me che ignoro ... è bellissimo!
Caspasian: Una volta nei pressi di Ostia andavamo al Battello Ubriaco una discoteca sulla spiaggia che ha ospitato tralaltro un concerto dei Celibate Rifles documentato sul disco "Roman Beach Party".
Caspasian: Per quanto riguarda il teatro il problema per me è che si continua a voler "mettere in scena" invece di "dismettere in osceno" e come le partite di pallone si disputano per il risultato materiale il teatro di rappresentazione è agli antipodi con la sua vera essenza, quella di stupire se stesso e scomparire.
CosmicJocker: Quel "dismettere in osceno" è fantastico..
D'ora in poi lo userò anch'io, soprattutto a sproposito..
Caspasian: ... ho parafrasato cose di Carmelo Bene. Ecco per me l' ombra del teatro è più bella del teatro.
JonatanCoe
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La sola prefazione vale la lettura del libro.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Verissimo!
HOPELESS
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Il teatro preferisco leggerlo. Non mi piace come forma performativa in generale e non mi prende neanche in certe sue forme evenemenziali. Con me funziona meglio col moderno. L'ultima volta ci sono stato nel 2014 credo, una rappresentazione aggiornata dell'Arancia Meccanica di Burgess al Bellini di Napoli. Non so se tornerò, solo una certa compagnia Kairos nella mia città potrebbe farmi alzare il culo per mettermi alla ricerca di un burlone cosmico. Guardati Beket di Manuli (film), potrebbe piacerti, Joke. Dunque, aspetto Godot.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Allora speriamo che accada, e grazie per la dritta del film..
Ah, chiunque aspetti Godot non è davvero hopeless..
Caspasian
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Sembra che l' autore abbia individuato i suoi demoni e accettato le sue miserie.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Individuato i demoni sicuramente, accettato le miserie non saprei..
Strindberg mi pare sempre in pieno combattimento..
Se lo è, è un'accettazione belligerante..
Caspasian: La belligeranza dura un po' di vite, poi quando riesci a vedere la successiva puntata di altre miserie passa e passi ad un piano superiore del "cono", lì sono altri "cazzi".
CosmicJocker: Il buon Jodorowski non ha più niente da insegnarti..
Mi è parso di capire che uscirà un suo nuovo film..
Caspasian: L' ho incontrato il maggio scorso a Praga alla fiera del libro. Nel suo intervento rimarcava quanto sia importante un' individuazione di se stessi fuori dalle influenze dell' albero genealogico cui apparteniamo, cercare di sottrarsi a questo appiattimento animico indotto dall' esterno.
Caspasian: Certo poi Alejandro a 90 anni c'è ne ha ancora di energia.
CosmicJocker: Ti invidio un po' per quest'incontro..
Caspasian: Per costruire psichicamente questo incontro c' ho lavorato vent'anni...
Jdv
Jdv
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Strindberg l ho sempre considerato superiore ad Ibsen..anche se per molti è l esatto contrario..L Adelphi da tanti anni opera anche su nuovi talenti..sono sempre da seguire le sue pubblicazioni
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Perfettamente d'accordo..
Strindberg ha fatto un percorso che Ibsen non ha mai intrapreso (troppo innamorato del suo modo di fare teatro senza cercare nuove vie)..
E condivido anche la considerazione sulla casa editrice..
Stanlio: ... idem per l'Adelphi!
Almotasim
Opera: | Recensione: |
Tanto di cappello
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Mercì Almo..
musicanidi
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47 minuti di applausi per te
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: E poi il 47 è un bel numero, appena sogno una città me lo gioco al lotto..
Grazie music!
musicanidi: Ti dico solo che è l’unico numero ad avere un fan club 😂😂😂...ti prego butta un occhio sulla pagina wiki del n.47 per farti due risate e per comprendere a fondo la follia del genere umano...potresti addirittura inscenare uno spettacolo teatrale sul n.47
CosmicJocker: Oh la peppa!
Appena sono libero ci butto un occhio..
CosmicJocker: @[musicanidi] dove mi hai mandato?
so già che ora per un po' non me lo levo dalla testa..
c'è una tizia che dice:
"la mia bambina è nata il 4 luglio alle ore 7.47 nell'anno 2007 e ho notato come è strana la cifra che crea (477747) l'attimo in cui ha scelto di nascere."
musicanidi: Mi ha fatto ridere leggere che, nel caso in cui una persona debba dire un numero a caso, il numero che esce più di frequente è il 47....e qui si ritorna ai 47 minuti d’applausi (in effetti suona bene dire quarantasette!)
Tucidide
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Grande CJ, su Strindberg nulla da aggiungere rispetto a quanto scrivi. Ci sarebbe molto da dire sul teatro, che amo molto e che purtroppo frequento poco. Ma fortuna vuole che quest'anno con la mia compagna abbia preso un abbonamento alla stagione dello Stabile di Torino. In cartellone c'è anche il costruttore Solnes, con Orsini. Sarei curioso di sapere cosa ne pensi, leggi che non ami molto Ibsen...
BËL (01)
BRÜ (00)

Tucidide: leggo
CosmicJocker: Ehilà Tucidide!
È vero: non amo molto Ibsen, ma non mi fraintendere.
Nessuno nega la sua importanza per il teatro di fine '800 e la sua produzione insieme a quella del primo Strindberg e a quella di Cechov (per motivi diversi) è quanto di meglio prodotto dalla scuola Naturalista.
Ma, soprattutto in Ibsen, trovo che il linguaggio, la forma adottata sia invecchiata male.
Il costruttore Solness è uno dei suoi personaggi maschili più intensi: ricco, potente, disperatamente solo è l'archetipo dell'imprenditore, del capitano industriale che, con il John Gabriel Borkman di qualche anno dopo, forma un dittico di rara intensità, e per di più il tema è ancora molto attuale.
Ma se l'argomento lo è, il modo in cui è espresso è decisamente superato: è tutto troppo spiegato, quello che Ibsen vuole dire passa immediatamente allo spettatore.
Ibsen è un autore di una certa potenza, ma una sua messa in scena, anche se ben fatta, secondo me si esaurisce nel tempo della rappresentazione e decanta poco nell'immaginario del fruitore.
Forse più che una questione di linguaggio che invecchia è solo una questione di gusti.
Mallarmé diceva che una poesia, per lasciare il segno, doveva essere misteriosa, ammantata di un enigma che sta al lettore decifrare, completare e risolvere nel tempo secondo la sua particolare sensibilità.
Ecco, questa cosa io la trasporrei anche al teatro e, in generale, a tutte le arti.
Tucidide: Comunque mi hai messo voglia di andarlo a vedere subito, peccato che la rappresentazione sarà tra 6 mesi. E poi Orsini mi sembra valga il biglietto , non so tu cosa ne pensi di questo attore...
CosmicJocker: Beh caspita, lui è un fuoriclasse..
Un anno o due fa hanno dato sulla RAI i fratelli Karamazov in cui lui faceva Ivan..
Di solito il teatro in TV non rende eppure lui squarciava lo schermo..
Comunque fammi sapere com'è andata con Ibsen..
Anche se è fra 6 mesi ricordati eh! ;)
Mi piacerebbe sentire la tua opinione..

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