Copertina di Bad Religion All Ages
Margahead

• Voto:

Per appassionati di punk e hardcore, fan dei bad religion, ascoltatori di musica indipendente e storica, giovani interessati alla scena musicale anni '80/'90.
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LA RECENSIONE

Ci sono tanti motivi per farsi colpire dai Bad Religion e tutti validi.

Il logo, l'immagine vuole la sua parte e quel segnale di divieto impresso sulla croce è iconico come pochi, a memoria butto là Radio Birdman e Black Flag.

La filosofia, hardcore costruttivo in contrapposizione alla cieca violenza distruttiva caratteristica della prima ondata post-punk, in qualche modo vicina a quella dei Minor Threat con annessi distinguo perché Los Angeles non è Washington, vicini anche nella scelta di restare liberi e indipendenti, quando la sigla indie nessuno se l'immaginava ancora, e sei i Minor Threat si fecero la Dischord, i Bad Religion si fecero la Epitaph, e tutti insieme fecero la storia dell'hardcore e di tanta parte del rock più viscerale ed entusiasmante degli anni '80.

La musica, è chiaro, perché se l'hardcore melodico avesse un altro nome quel nome sarebbe Bad Religion, anche se poi la melodia dei Bad Religion è tutt'altro rispetto a quella dei Pennywise e latita almeno alle origini della storia, altrimenti trovami la melodia in «How Could Hell Be Any Worse»; tanto per dire che la melodia dei Bad Religion è sopra ogni altra cosa la voce di Greg Graffin, anzi il professor Greg Graffin, cattedratico di scienze della vita presso l'università della California a Los Angeles, paleontologo e pure biologo, a tempo perso cantante in una hardcore band, uno di quelli – quanti? meno di pochi – per cui non è una frase fatta che ti incanterebbe anche se si limitasse a leggere il proverbiale elenco telefonico o la lista della spesa.

La musica, giusto.

C'è un periodo – quello che va dal 1982 al 1994 – che dei Bad Religion è buona norma avere tutto, anzi quasi tutto, tranne «Into the Unknown», oggetto misterioso che in pochi conoscono e quei pochi non lo sanno spiegare, una roba tipo «Self Portrait» di Dylan o «Cut the Crap» dei Clash, di cui è quasi impossibile cogliere il senso, e difatti i Bad Religion spesero cinque anni per raccapezzarcisi e rinsavire, prima di tirar fuori «Suffer» e poi, soprattutto, quel capolavoro inarrivabile che è «No Control», quello che si apre con «Change of Ideas», «Big Bang» e «No Control», che se non sono i tre minuti più belli dell'hardcore tutto, poco ci manca.

Di questo periodo bisogna aver tutto, o quasi tutto, da «How Could Hell Be Any Worse» fino a quello «Stranger Than Fiction» che sdogana l'hardcore presso le multinazionali, e pure se non segna un'epoca come lo fecero R.E.M., Husker Du e Nirvana quando si trasferirono colle loro valigie di cartone alla Atlantic di turno, averlo in discoteca non fa male di certo.

Sono sette dischi quelli che tirano fuori i Bad Religion in quegli anni importanti, tanto per rimanere in tema, tutti di buon livello, almeno due sono autentiche pietre miliari, «How Could Hell Be Any Worse» e «No Control», si può partire da qui.

Oppure da «All Ages», raccolta data alle stampe nel novembre del 1995, come a dire che si è chiuso un ciclo e questi sono i risultati: musica per tutte le età, perché questo hardcore fa bene alla salute e all'umore e non ha controindicazioni; musica che va di fretta, viaggia a velocità siderali, ad un passo dal deragliamento, condensando 22 brani in 50 minuti; canzoni secche, testi meravigliosi persi tra ideologia e utopia, la voce di Greg Graffin conduce l'assalto, sostenuto dalle chitarre travolgenti di Brett Gurewitz e Greg Hetson, quelle due chitarre che reclamano il loro dominante spazio in ogni secondo, la sezione ritmica imperiosa e compatta; e quei cori, basta quel «Lie lie lie / Lie lie lie / Lie lie lie / Lie lie lie / Lie lie lie / Lie lie lie» in «Flat Earth Society» per stordirsi e non riprendersi più.

Inizia con «I Want to Conquer the World», finisce con «Fuck Armageddon This Is Hell»: «All Ages» è uno dei tanti modi per avvicinare i Bad Religion, e non importa se dei Bad Religion hai già tutto, bisogna avere anche questa raccolta, come chi ha tutto dei Ramones ha pure «Weird Tales» e chi ha tutto dei Clash ha «The Singles Box».

Tanto basta.

Se non fossero anti-istituzionali i Bad Religion sarebbero un'istituzione, se non li abbattessero colle loro stesse mani ai Bad Religion dovrebbero erigersi monumenti in ogni dove.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra All Ages, raccolta che sintetizza il meglio dei Bad Religion dal 1982 al 1994. Gruppo leggendario con un hardcore melodico unico, guidato dalla voce e dalle idee del professor Greg Graffin. Tra i dischi fondamentali degli anni '80 e '90, questo album rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. La musica è veloce, intensa e ricca di ideologia e utopia, con chitarre travolgenti e cori immediati. Un must per fan e appassionati del punk indipendente.

Tracce testi

01   I Want to Conquer the World (02:19)

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02   Do What You Want (01:01)

03   You Are (The Government) (01:23)

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04   Modern Man (01:54)

05   We're Only Gonna Die (02:13)

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07   Flat Earth Society (02:23)

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08   Against the Grain (02:08)

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12   Faith Alone (03:33)

14   21st Century (Digital Boy) (02:49)

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20   Walk Away (01:49)

22   Fuck Armageddon... This is Hell (02:11)

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Bad Religion

Bad Religion è una band punk/hardcore californiana tra le più influenti della storia del genere, nota per testi impegnati e uno stile che ha codificato l’hardcore melodico. Capitanati dal cantante Greg Graffin e dal chitarrista Brett Gurewitz, hanno attraversato le generazioni mantenendo integrità artistica e critica pungente.
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