A parte l’artwork orrendo, questo è il primo vero disco heavy metal dei Sabbath. Il genere l’avranno anche inventato loro, ma sino al ‘92 si sono sempre fermati al rock, a prescindere dall’ aggettivo qualificante di volta in volta il sottogenere (hard, prog, stoner, doom, ecc.). “Dehumanizer” venne presentato come l’album della reunion. In realtà si è trattato di un ritorno al passato più recente, cioè quello dei Sabbath del primo rimpasto di line-up (con Ronnie Dio alla voce e Vinny Appice dietro le pelli). Ozzy, negli anni del lungo divorzio con Iommi, intervistato dai giornalisti non si trattenne (quando mai) dal far commenti sarcastici su questa formazione:i Black Sabbath? Chi? Butler e quelli altri tre italiani?. Ed appunto, chi considera il madman imprescindibile per la riuscita dei lavori della band, può ben risparmiarsi l’ ascolto di “Dehumanizer”.
Come nei primi anni ottanta (che restano tuttavia ineguagliati) quest’album risulta essere troppo tetro, distante anni luce dal retrogusto freak che si poteva assaporare nella decade precedente. Sul disco, inoltre, non risulta nessuna indicazione riguardo le lyrics, ma sono chiaramente state partorite dalla sola mente di Ronnie Dio. Anche se meno legate alle tematiche a lui care, versi come: computerizziamo gli dei, la nuova religione/programmiamo le menti, ma non i battiti del cuore, sono senz’ altro farina del suo sacco. Ed è appunto “Computer God” ad aprire le danze: grezzi rumori di martelli ed incudini riecheggiano nei primi secondi del pezzo, quasi a richiamare la cadenza e la pesantezza di “Headless Cross” (1989). Gran pezzo.
Altrettanto non si può dire della successiva “After All”, in cui i nostri tirano il tutto un po’ troppo per le lunghe. Non malvagio l’episodio scelto come singolo “Tv Crimes”, di cui invito a dimenticare il video, compendio d’approssimazione e stupidità. Si ritorna alla scuola hard‘n’haevy sullo splendido solo di “I”. Ruggisce invece Ronnie, su “Buried Alive” e “Master Of Insanity”. Episodio, quest’ultimo, che è decisamente un gradino sopra gli altri. Di tanto in tanto, Terry “Geezer” Butler (uno dei bassisti più eleganti della storia del rock, lo dico senza timore d’esser linciato) intarsia pregevoli abbellimenti sui granitici riffoni iommiani. Anzi, mi sono su di lui già dilungato troppo: i maestri si ascoltano, non si commentano.
“Dehumanizer” per tutti i metallari doc, è un ascolto necessario. Per i vecchi fan dei Sabbath una valida proposta d’ ascolto. E per gli altri? Meglio incominciare da “Heaven and Hell” o “Vol.4”.
«Dehumanizer è l'unico post Ozzy a contenere alcune peculiarità che fecero dei primi Sabbath un gruppo in grado di influenzare il futuro heavy metal.»
«Ronnie J. Dio è la grande novità di questo album, con testi proiettati alla vita di tutti i giorni e un'interpretazione vocale in grande forma.»