"Fake Can Be Just As Good" è un ottimo disco, una summa dei primi Blonde Redhead e del loro noise-rock, prima del passaggio graduale, nei loro ultimi tre lavori, e soprattutto nel recente "Misery Is A Butterfly", a sonorità più melodiche ed accessibili.
Uscito nel 1997 per l'etichetta Touch And Go, l'album si snoda in 8 emozionanti tracce, in cui il gruppo italo-giapponese sembra imprimere alla perfezione la rabbia e la nevrosi chitarristica che caratterizzano la loro prima produzione musicale. Si passa dalle dissonanze dell'iniziale "Kazualty" e di "Oh James" al ritmo sincopato di "Bipolar", senza dimenticare "Pier Paolo", sentito tributo al mito immortale di Pasolini, figura che riecheggia non poco nella discografia dei nostri (tant'è vero che il precedente album si intitolava addirittura "Una Vita Violenta"), per poi arrivare alla meravigliosa e velocissima conclusione strumentale di "Futurism Vs. Passèism", che ricorda davvero i migliori Sonic Youth di "Cross The Breeze".
Con "Fake Can Be Just As Good", insomma, i Blonde Redhead confezionano un lavoro notevole, ben coordinato e strutturato, che non deluderà tutti gli appassionati delle sonorità indie e alternative. Peccato per la deriva cantautorale e pop di "Misery Is A Butterfly", i vecchi fan del gruppo avrebbero pagato davvero oro per un altro disco come questo, più semplice e diretto, sicuramente non meno ricco di emozioni e sfumature e senza dubbio da ascoltare.
Forse non avrà lo stesso pathos lirico del disco d’esordio, ma è comunque una conferma del talento reale e tangibile dei suoi autori.
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