È il 2003, e dopo ben quattro anni di silenzio la band inglese formatasi nel lontano 1989 torna a farsi sentire.
Molto è cambiato in questi quattro ragazzi e i tempi di "Country House" sono ormai lontanissimi; questo disco è un disco decisamente più "pensato" e coinvolto nella situazione internazionale. Esso esce infatti un momento molto particolare, sia per la band in campo musicale che per tutto il mondo.
Durante questi quattro anni di assenza infatti il cantante-genio Damon Albarn ha fatto delle esperienze (Gorillaz) e dei viaggi (Marocco) che influenzano fortemente il suo modo di comporre musica, e forse proprio a causa di questo diverso modo di vedere la musica nascono degli attriti con il chitarrista Graham Coxon che abbandona la band (partecipa all'album solo nell'ultima canzone, Battery In Your Leg); in piú la situazione mondiale (con un imminente guerra nell'aria) porta la band a produrre un album "diverso".
Il risultato è piacevolmente sorprendente, i Blur sono cambiati ma sanno regalare ancora buona musica e delle emozioni. Una spanna sopra tutto il resto dell'album è "Out Of Time", lenta e romantica, registrata in marocco e accompagnata da un video fatto su una nave militare U.S.A; "Crazy Beat" è la canzone piú energica e trascinante dell'album, ricorda un pò Song2 ma è molto influenzata dall'eletronica (e da Fatboy Slim).
Da ricordare la punkeggiante "We've Got A File On You", che ci ricorda "Bank Holyday" del lontano 1994, "Good Song", "Sweet Song" e infine la trascinante "Battery In Your Leg" che mi fa tornare in mente i Planet Funk.
Complessivamente un buon album, insolito e decisamente fuori dal comune per lo stile dei Blur; al loro settimo album questi ragazzi hanno saputo terminare il cambiamento che era iniziato con "Blur" e ci hanno regalato questo ottimo prodotto musicale: com'era che diceva Billy Corgan? Che ci si doveva scogliere al terzo album? Naaaaaaaaaa
Ho sempre amato i Blur. Questo disco uscito il 5 maggio 2003 mi ha lasciato molto perplesso.
E continuerò a farlo, anche se questo disco proprio non mi va giù.
Ma se si continua nell’ascolto si capisce che non è affatto così, Think Tank è tutto tranne che un tentativo commerciale.
Il disco scivola giù liscio come l’olio dopo vari ascolti e sinceramente non se ne andrà facilmente dal vostro lettore CD.
"Dov'è la canzone d'amore che ci rende liberi?"
"Non ho niente di cui aver paura"
Quel bacio rappresenta questa impossibilità terribile: provi a entrare in rapporto con un essere umano, ma la tua condizione non te lo permette e ti limiti a un bacio soffocato.
Think Tank è un mondo di suoni in cui i Blur si reinventano e mettono in pratica la loro capacità di estraniarsi dal mondo e trasformare questa situazione fluttuante.