Copertina di Bob Dylan Bob Dylan: the 30th Anniversary Concert Celebration
cece65

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Per appassionati di bob dylan, fan del rock e del blues, amanti dei concerti live storici, collezionisti di musica live
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LA RECENSIONE

Il 16 ottobre 1992, uno stuolo impressionante di bellissimi nomi del rock mondiale si diedero appuntamento al Madison Square Garden di New York per un evento ripreso in diretta dalle televisioni di un po' tutto il pianeta, e che poi venne fissato su una doppia videocassetta e su un doppio CD: il trentesimo anniversario dell'uscita del primo album di Bob Dylan. Grandi rockstars, amici e non del grande menestrello di Duluth si radunarono per dare vita ad una kermesse gigantesca, che superò abbondantemente le quattro ore, e di cui sui supporti citati sono tratti i momenti migliori. Parlerò del CD, visto che ho quello.

La band di accompagnamento è di tutto rispetto (la Blues Brothers Band con Donald "Duck" Dunn e G. E. Smith tra gli altri). Inizia il tutto John Cougar Mellencamp con due ottime versioni rock-blues di "Like A Rolling Stone" (mai facile fare una ottima versione di questo pezzo, ricordiamocelo, tale è la portata dell'originale), con due coriste con voci da paura, e "Leopard-Skin Pill-Box Hat".
Il live ha anche alcuni punti deboli e uno arriva subito dopo la presentazione di Kris Kristofferson: è una orrenda e chilometrica versione di "Blowin' In The Wind" proposta da un improbabile Stevie Wonder. Ci pensa poi Lou Reed a rimettere in sesto il concerto con una splendida "Foot Of Pride", forse un po' lunga, ma molto vigorosa e ruvida.
Altra grande prova quella di due dei Pearl Jam, il cantante Eddie Vedder e il chitarrista, qui in acustico, Mike McCready, che ripropongono un brano che ancora oggi dopo quarant'anni, è ancora di tragica attualità: "Masters Of War".
Tracy Chapman si presenta pure lei da sola con la chitarra acustica e presenta "The Times They Are A-Changin'", una versione che non mi tocca particolarmente, poi giù il cappello davanti a un grandissimo Johnny Cash che, accompagnato dalla moglie June Carter, fa ascoltare il pezzo il cui testo si vuole sia inciso sulla sua tomba: "It Ain't Me, Babe" (Non sono io, bambina), country allo stato puro.
Il concerto prosegue alla grande con Willie Nelson che fa letteralmente suo uno dei capolavori di "Oh Mercy", è cioè "What Was It You Wanted", con strepitosi inserti di armonica.
Kris Kristofferson, invece, dà l'ennesima prova di essere molto meglio come attore che come cantante country, "I'll Be Your Baby Tonight" è in una versione piuttosto svogliata e forzata.
Poi il fuoco torna a covare sul palco del Madison: arriva il chitarrista albino Johnny Winter, e qui non ci sono storie, è rock-blues galoppante e tirato allo spasimo, una delle "Highway 61 revisited" più potenti mai sentite.
In gran forma anche Ronnie Wood che si lancia in una "Seven Days" carica di assoli chitarristici degni di lui, canzone che era stata scritta da Bob proprio per Woody (anno 1975).
Poi c'è un momento di pura poesia. Per molti il nome di Ritchie Havens è associato solamente a Woodstock '69, pochi si ricordano che è un grandissimo chitarrista acustico con uno stile inimitabile. e ne dà una tangibile prova con questa emozionante "Just Like A Woman".
Dopo questa emozione, arriva uno dei momenti più scarsi del concerto, una sezione country con i Clancy Brothers e Rosanne Cash con altre due figliole, che lasciano il tempo che trovano.
Dopo la vergognosa contestazione da parte del pubblico a Sinead O'Connor ("rea" alcuni giorni prima di alcune considerazioni poco amichevoli nei confronti di papa Giovanni Paolo II), a cui è stato IMPEDITO di cantare "I Believe In You" (sempre "democratici" questi americani), sale sul palco il grande Neil Young, che dà spettacolo in "Just Like Tom Thumb's blues" e in "All Along The Watchtower", che da allora diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia live.
Bella anche la prova di Chrissie Hynde, per una volta orfana dei Pretenders, che canta e suona benissimo "I Shall Be Released", poi c'è uno dei migliori Eric Clapton degli ultimi 20 anni. La sua versione blueseggiante di "Don't Think Twice, It's All Right" è eccezionale e prende bene fin dal primo ascolto.
Poco significativi gli O'Jays, come poco significativa è la canzone che interpretano, "Emotionally Yours".
La Band (senza Robertson) sale poi sul palco per suonare un pezzo che era contenuto in "Music from Big Pink", storico album del 1968, ed è una sentita versione di "When I Paint My Masterpiece".
Anche George Harrison non manca in questa kermesse e si produce in una buona "Absolutely Sweet Marie". Tocca poi a Tom Petty and the Heartbreakers (che già avevano accompagnato Dylan nel tour del 1986) con due pezzi non troppo rilevanti, "License To Kill", che pure è una bella canzone dell'album "Infidels", ma qui un po' troppo moscia, e "Rainy Day Women # 12&35" (mai piaciuta).

Ma il vero punto debole di questo concerto, spiace dirlo, è stato proprio lui, Bob Dylan. Probabilmente ubriaco e chiaramente fuori fase, si è avventurato sul palco per suonare due pezzi di cui uno non è nemmeno stato passato sul CD ("Song to Woody"), tanto è stato basso il livello della sua esibizione, e uno appena decente, "It's All Right Ma (I'm only bleeding)" (anche perché cantando questo pezzo è quasi impossibile stonare). Stava riuscendo anche a rovinare la jam session finale con tutti gli artisti sul palco che suonavano e cantavano (a modo loro, bene) "My Back Pages" e "Knockin' On Heaven's Door", ma qui si è perlomeno potuto intervenire in studio per correggere e cancellare le evidenti stonature di Bob. Può capitare di non essere in forma una sera, ma che succeda proprio quando tutti i tuoi amici ti onorano e ti festeggiano, è abbastanza grave. Senza offesa, Bob, tornerò a vederti.

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Riassunto del Bot

Il concerto per il 30° anniversario di Bob Dylan al Madison Square Garden ha visto la partecipazione di grandi nomi del rock e del country, offrendo splendide interpretazioni ma anche qualche momento deludente. Le esibizioni di artisti come Eddie Vedder, Johnny Cash e Neil Young spiccano per energia e emozione, mentre la performance di Dylan, purtroppo, risulta sottotono. Nel complesso, un evento storico da ricordare e ascoltare.

Tracce testi

01   Like a Rolling Stone (06:53)

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02   Leopard-Skin Pill-Box Hat (04:20)

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03   Introduction (00:55)

04   Blowin' in the Wind (08:53)

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07   The Times They Are A-Changin' (03:01)

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08   It Ain't Me, Babe (03:50)

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09   What Was It You Wanted (05:47)

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10   I'll Be Your Baby Tonight (03:04)

11   Highway 61 Revisited (05:05)

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12   Seven Days (05:26)

13   Just Like a Woman (05:50)

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14   When the Ship Comes In (feat. Tommy Makem) (04:23)

15   You Ain't Goin' Nowhere (03:52)

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Bob Dylan

Bob Dylan (nome d'anagrafe Robert Allen Zimmerman) nasce nel 1941 e rivoluziona la musica e la canzone d'autore in Occidente, portando il folk e il rock in territori impensati. Influenzato da Woody Guthrie e dalla Beat Generation, vince il Nobel per la Letteratura nel 2016.
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