Nessuno l'ha capito, ma la reale grandezza di questo disco risiede nell'essere un perfetto alibi.
Se un qualsiasi Pinhead di veneranda età non deve vergognarsi di passare il tempo libero strimpellando sei corde al ritmo dei Ramones, lo deve esclusivamente ad «Highway 61 Revisited».
Ché se arriva il saputello di turno ad apostrofarti «Aho, la smetti di fare tutto ‘sto casino? Ma ti rendi conto che hai quarant'anni e non puoi ancora stare a perdere tempo in questo modo? Ma che, sei deficiente?», tu lo degni di uno sguardo compassionevole, tiri fuori dalla tua collezione il succitato vinile e, mostrandoglielo, lo ammonisci a portare rispetto per la più assoluta forma d'arte che l'uomo abbia concepito nel ventesimo secolo.
E dedicatogli un ultimo sguardo, questa volta sprezzante, riaccendi l'amplificatore e riparti a schitarrare sulle note di «Blitzkrieg Bop» ...
Hey ho, let's go.
PS: Magari, per farlo sentire più tapino di quanto già non sia, gli accenni pure qualche strofa di «Desolation Row» ...
È qui che il vecchio Dylan NARRATORE lasciò il posto al Dylan MUSICISTA, cosa impensabile due anni prima.
Tra altri 40 anni questo disco non sarà ancora dimenticato.
Una canzone pericolosa... infinita... una di quelle canzoni che ti entra nelle vene e rimani congelato...
Dopo questo capolavoro Dylan si confermerà con l’epico Blonde on Blonde... il resto è storia...