Nel 1975 Tom Scholz è ancora un ingegnere della Polaroid di Boston che nel tempo libero coltiva le sue grandi passioni: il basket e soprattutto la musica. Quando non è al lavoro o a tirare e schiacciare (è alto 1,98) a canestro, si rintana in cantina dove tiene mixer, registratore 12 piste, strumenti e una serie di diavolerie elettroniche da lui stesso progettate e assemblate per modificare il suono come piace a lui.
Pignolo e perfezionista a livello ossessivo, ha sviluppato e affinato oltre ogni limite umano un pugno di canzoni delegandone solo le parti cantate al suo amico Brad Delp, e dopo che per anni ha tempestato di demo tutte le case discografiche e i produttori d'America finalmente trova in John Boylan della Cbs lo sponsor che cercava. Boylan, estasiato dall'incredibile qualità sonora delle registrazioni casalinghe di Tom, fa qualcosa di inaudito: prende i demo e va a Los Angeles dove fa ricantare a Delp tutte le parti, trova un batterista con cui rieseguire le esatte partiture ritmiche di Tom, colpo su colpo, assolda un secondo chitarrista e un bassista per completare il gruppo e, rischiando la reputazione, "finge" di produrre l'album buggerando i suoi capi, che mai avrebbero tollerato un disco prodotto da un emerito sconosciuto a casa sua e su macchine amatoriali!
Nella primavera del 1976 esce il disco "Boston": 19.000.000 (19 milioni) di copie vendute, disco di debutto più venduto della storia, album made in USA degli anni '70 più venduto (quarto in assoluto, preceduto da "The Wall", "Led Zepp IV" e "Rumours"). Come prodotto "di cantina", niente male! Dopo un paio di anni, alla Cbs sono tutti nevrastenici perché il meticoloso Scholz ancora non ha consegnato i nastri del secondo album (ora è il produttore ufficiale, ci mancherebbe altro). Quasi glieli scippano mentre ancora lui li sta levigando (a casa sua, stavolta tutti lo sanno e a tutti va bene), insoddisfatto di qualcosa qui e là. E' il 1978 ed esce "Don't Look Back" che non riesce a ripetere la performance del primo: ad oggi quasi 8 milioni di copie vendute (gulp!).
Passano altri due anni quelli della Cbs sempre famelici sono di nuovo in aspettativa, ma stavolta non c'è niente di pronto. Si innervosiscono anche i musicisti compagni d'avventura, frustrati dal fatto non poter avere una normale carriera scandita da dischi + tournèe ad adeguato ritmo, il loro capo se ne frega di successo e soldi vuole che la sua musica sia perfetta ma a loro modo di vedere in definitiva sta "sabotando" il gruppo... Fioccano le denunce e le cause, ma Scholz le vince tutte, anche quella con la Cbs! Rimane ovviamente di nuovo da solo, con Delp, senza gruppo e senza contratto, gli anni passano e il ricordo dei Boston si sbiadisce incredibilmente e inevitabilmente.
Otto anni dopo il secondo disco, ecco però che esce "Third Stage" per una nuova casa discografica. Stavolta 6 milioni di copie vendute, la chance è raccolta anche grazie all'ottimo singolo "Amanda" e i Boston tornano in auge, si spera che d'ora in poi vi sia una presenza più compatta nel mercato da parte dei Boston... buonasera! Scholz spiazza tutti fondando una ditta (la "Rockman") per la produzione in serie degli ammennicoli elettronici da lui inventati per la manipolazione del suono e si mette a far l'imprenditore. Risultato: niente nuovi dischi dei Boston ma buona parte dei chitarristi in giro per il mondo (anche l'Italia) che si trastullano con i pastosissimi suoni elaborati dai preamplificatori Rockman; per qualche tempo ogni studio di registrazione, ogni negozio di strumenti musicali è guarnito di macchinari pensati e prodotti da Tom Scholz. Finisce anche questa fase però, Tom vende tutto il business alla Dunlop e nel 1994, di nuovo otto anni dopo il precedente, esce il quarto album "Walk On", stavolta però la faccenda scricchiola, non c'è Brad Delp alla voce, vi sono scelte opinabili come l'uso delle batterie elettroniche un'eresia per il rock classico... le vendite sono insufficienti e non solo perché i tempi sono cambiati.
Nel 2004 (otto anni dopo, e ti pareva!) quando nessuno pensa più ai Boston, esce questo quinto album: cocentissima delusione! Scholz, già eccentrico di suo come ho tentato di spiegare, stavolta dimostra di essersi bevuto il cervello: otto interi anni per mettere insieme nove pezzi insignificanti più un'auto-cover dall'albun precedente (???.. fra l'altro era meglio la versione precedente). E lui , ex duce supremo e combattivo della sua musica, che ne compone si e no la metà, fa entrare nel gruppo uno stormo di gente che non si capisce più chi canta cosa e chi suona cosa: E poi il mitico Brad Delp che torna ma senza la sua voce! Canta (poco, due o tre pezzi) un'ottava e mezza più in basso rispetto a una volta, dove il suo magico timbro non ha modo di risaltare... E che bisogno c'è di quattro chitarre? (Scholz, Gary Phil, Anthony Cosmo il fratello dell'altro cantante Fran Cosmo (già cantante ufficiale in "Walk On" e certa Kimberley Dahme... Ecco! deve essere colpa di ‘sta Kimberley, Scholz dev'essere evidentemente in seconde nozze con lei, che suona la chitarra acustica, il basso e canta, ma col monumentale suono dei Boston non ci azzecca minimamente. Aiuto!
Non cercate questo disco ma andate ad ascoltarvi, se non li conoscete o li avete ascoltati distrattamente, i primi tre dei Boston. La loro musica non è esattamente quella che attira il palato dell'appassionato medio italiano: molto americana, un po' superficiale.. ma c'è una forza strutturale, "architettonica", nei loro pezzi più riusciti, veri postulati di come si arrangia il rock, rendendo immortale una melodia normale. . . e poi le chitarre elettriche bombastiche di Scholz, enormi, sonorissime, le sue notevoli svisate di Hammond (nasce come tastierista, passò alla chitarra già grandicello), la voce celestiale di Brad Delp, purissima e melodiosa...
Fanno (facevano...) sempre la stessa canzone, ma era una grande canzone! Chissà che Tom non si ravveda al prossimo album (che uscirà, facendo i calcoli, nel 2012... giusto ingegner Scholz?).