Copertina di Boston Walk On
pier_paolo_farina

• Voto:

Per appassionati di rock classico, fan dei boston, amanti della musica tecnica e della produzione sonora
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Fra le grandi formazioni dedite a quell'hard rock ipermelodico di gran moda negli anni ottanta e poi spazzato via in malo modo dal grunge, quella dei Boston gode di alcune caratteristiche tutte sue. Intanto sono stati i pionieri del genere: il primo album è datato 1976 ed apre tutte le necessarie porte verso quei mondi musicali che troveranno pingui riscontri di massa non meno di dieci anni dopo. Inoltre è a loro legata un'importante evoluzione tecnica, qualitativa e strutturale della registrazione sonora in generale e della chitarra in particolare, dovuta alle intuizioni e sperimentazioni del loro leader, l'ingegner Tom Sholtz, un tizio che ha fatto molti più brevetti che dischi in vita sua, tanto per inquadrare efficacemente il soggetto... Un vero progettista al servizio della tecnica elettronica e dell'orecchio fino (molto fino) applicati ad amplificatori, microfoni, effetti e nastri magnetici, ma soprattutto un perfezionista a livelli maniacali, di quelli di cui il mondo ha talvolta bisogno per evolversi e scrivere nuove pagine su qualcuna delle sue arti ed attività.

Ai decisivi vantaggi portati dal genio tecnico ed architettonico di Sholtz in termini di superiore resa sonora e strutturale, virtù queste inopinatamente capaci di elevare all'estremo e rendere irresistibili idee musicali e composizioni di per sé piuttosto ripetitive e circoscritte, si aggiungeva l'appeal della radiosa voce tenorile del frontman della formazione Brad Delp, sciaguratamente uccisosi un paio d'anni fa col monossido di carbonio. Persona mite ed umile, tutt'altro che dotata in quanto a presenza scenica e carisma, Brad svettava comunque e nettamente grazie alle qualità non meno che angeliche della sua emissione vocale, così a suo agio nelle note alte da non dovere far ricorso a particolare potenza e grinta per rendersi pienamente intelligibile e sommamente godibile sopra il frastuono rock creato dai compagni. Le sue linee vocali, da sole o pluristratificate con certosina precisione in cori paradisiaci, hanno destato ammirazione e toccato il cuore di parecchia gente.

Dal vivo i Boston non sono mai stati un fattore importante: genesi sostanzialmente di un solo uomo od al massimo due, non hanno mai goduto di quella coesione (o interplay, come risolve più efficacemente il sempre ficcante ed essenziale idioma inglese), di quel "tiro" che fanno la differenza su di un palco, aiutati magari da immagine, estroversione, senso dello spettacolo. Troppo architettoniche, stratificate e meticolosamente studiate le performance in studio di registrazione per poter adattarsi all'istintività, all'essenzialità e all'approssimazione di un concerto.

"Walk On" è il quarto disco di una carriera trentennale che ne annovera solo cinque (più una raccolta con qualche inedito) e non è certo brutto, ma neanche brilla particolarmente, risultando assai migliore dell'ultimo "Corporate America" (uscito nel 2002, pessimo), ma non meritando a parer mio più di tre stelle, quando il primo omonimo ed il secondo "Don't Look Back", uscito nel 1978, erano da cinque ed il terzo "Third Stage", uscito nel 1986, da quattro. E poi Delp non è in formazione (unico disco dei Boston a vederlo assente), sostituito dal bravo, ma non ugualmente speciale Fran Cosmo.

Canzone di spicco del lavoro è la malinconica ballata "Livin' For You", perfetta per le corde di Cosmo e con un sontuoso manto di chitarre, orchestrato e missato da urlo dal geniale Sholtz, prima a simulare una sezione d'archi e poi a creare uno stratificato e bombastico assolo, seppur fatto praticamente di due note.

Suggestiva la chiusura "We Can Make It" anche se solo in parte, perché il bell'arpeggio scampanellante che regge le strofe si risolve nel solito, telefonato refrain alla Boston. E' però il suo epilogo ad essere originalissimo e di grande effetto: dalla solita orgia di chitarre soliste, rimaste a vagolare sullo sfondo dopo che la ritmica è sfumata, emerge una terremotante nota grave di chitarra, gonfia di basse frequenze fino a scoppiare, che si inabissa lentamente fino a dissolversi... In uno stormire di fronde! Ascoltare questo passaggio in cuffia è uno spettacolo.

Il pezzo forte del disco dovrebbe essere il medley centrale che dà il titolo all'album, diviso in quattro movimenti. Il primo vede Sholtz indulgere tutto solo col suo chitarrone in un'improvvisazione free form: niente di epocale, tranne il solito, inimitabile, bestiale suono, turgido e grosso all'ennesima potenza. La seconda e quarta parte sono costituite dal classico rock'n'roll alla Boston, trascinante ma già sentito. Nella terza parte Tom svisa gustosamente con l'organo Hammond, strumento verso il quale esibisce ancora maggior perizia che con la chitarra... da ragazzino d'altronde Sholtz aveva studiato pianoforte classico per anni, appassionandosi poi dela sei corde quand'era già grandicello.

Il peccato mortale commesso in questo disco è però l'uso massiccio della batteria elettronica, una vera eresia per la musica rock, che ha bisogno del groove naturale dato da un uomo in carne ed ossa che picchia su tamburi e piatti, per dare letteralmente vita e calore al ritmo. L'autoindulgenza di Sholtz a questo proposito è autolesionista e francamente irritante, dato che è impossibile pensare che non sia stata una scelta precisa.

"Walk On" è dunque l'unico disco dei Boston che possa richiamare aggettivi moderati. E' cioè mediocre, discreto o buono a seconda dei gusti (premesso che il genere interessi, ovviamente). Le restanti quattro uscite a nome Boston si devono qualificare in maniera molto più radicale: a mio giudizio, il primo è patrimonio dell'umanità, il secondo un capolavoro, il terzo un gran bel disco ed il quinto ed ultimo una delusione cocente.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione analizza "Walk On", quarto album dei Boston, sottolineandone l'evoluzione tecnica apportata da Tom Scholz e la mancanza del leggendario Brad Delp. L'album è giudicato discreto, migliore del precedente "Corporate America" ma lontano dai grandi capolavori della band. Viene criticato l'uso eccessivo della batteria elettronica, elemento fuori luogo nel rock tradizionale. Nonostante ciò, alcune tracce si distinguono per arrangiamenti e impatto sonoro.

Tracce testi video

01   I Need Your Love (05:33)

04   Walkin' at Night (02:02)

05   Walk On (02:57)

06   Get Organ-ized (04:27)

07   Walk On (Some More) (02:54)

Leggi il testo

08   What's Your Name (04:28)

Leggi il testo

09   Magdalene (05:57)

10   We Can Make It (05:29)

Boston

Boston è una band rock statunitense fondata a metà anni ’70 a Boston (MA) dal chitarrista/ingegnere Tom Scholz. Pionieri dell’AOR, hanno un suono riconoscibile fatto di chitarre compresse e cori stratificati, con Brad Delp come voce storica. Hanno pubblicato grandi successi come More Than a Feeling, Don’t Look Back e Amanda.
13 Recensioni