Copertina di Bright Eyes Lifted
NickGhostDrake

• Voto:

Per fan dell'indie folk, ascoltatori di musica alternativa, appassionati di liriche profonde, giovani adulti alla ricerca di emozioni vere.
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LA RECENSIONE

Conor Oberst è un ragazzo del Nebraska che scoprì, pochi anni fa, di avere un diavolo in corpo.

Ora, io credo che col diavolo il ragazzo non ebbe vita facile, e quello sempre li rimase, a bruciargli da dentro. Che col diavolo si possa scendere a patti, però, e noto a tutti, e questo Conor fece.
Dal nemico di Dio egli ricevette il talento, un fiume in piena di visioni epilettiche, chitarre sussurrate o violentate, torrenti di parole. E come un indemoniato diede corpo e vita alle canzoni, insomma: questo ragazzo avrà 23 anni ma per la miseria, quanto ha vissuto.

"Lifted" si avvale come al solito di una pregevolissima grafica, a guisa di libro antico (ricordiamo lo splendido specchio del lavoro precedente, metafora del "tutto ciò che vedi è sempre ciò che sei").
Non è il capolavoro "Fevers and Mirrors", d’accordo, ancora irraggiungibile, ma conserva tutta quella potenza e delicatezza che contrassegnano il talento visionario di Oberst. Forse il dono della prolissità ha rotto gli argini e a volte sembra di affogare nel fiume di parole.

Ma "Lover, I don’t have to love" è un gioiello che andrebbe diffuso in stereofonia mondiale, puro geniale strazio d’amore; "Bowl of Oranges" e "Waste of pain" sono poesia pura, e il fanciullo sembra anche aver preso confidenza con l’orchestra.

Non potrà che crescere, e, intanto, non possiamo che cominciare ad apprezzare la mancanza di grandi "castronerie", nel senso amorevole del termine: ove nel primo dischetto venivano piazzati 20 minuti di chitarra in distorsione e nel secondo una paranoica intervista a se stesso (!), ora si può finalmente godere la fine del lavoro fino alla fine dell’ultima canzone.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta il talento travagliato di Conor Oberst nei Bright Eyes, tra visioni poetiche e un fiume di parole che talvolta sopraffanno. "Lifted" non è considerato il loro capolavoro, ma viene lodato per la sua potenza e delicatezza. Spiccano tracce come "Lover, I don’t have to love" e "Bowl of Oranges". L’album segna una crescita, abbandonando le eccessive sperimentazioni dei lavori passati.

Tracce testi

03   False Advertising (05:52)

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04   You Will. You? Will. You? Will. You? Will. (03:25)

05   Lover I Don't Have to Love (04:00)

07   Don't Know When but a Day Is Gonna Come (06:31)

08   Nothing Gets Crossed Out (04:34)

11   From a Balance Beam (03:40)

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13   Let's Not Shit Ourselves (To Love and to Be Loved) (10:07)

Bright Eyes

Bright Eyes è un progetto/band indie rock statunitense nato a Omaha (Nebraska) nel 1995, guidato dal cantautore Conor Oberst con i collaboratori Mike Mogis e Nate Walcott. È noto per testi letterari e per un suono che spazia dal folk orchestrale all’elettronica.
14 Recensioni

Altre recensioni

Di  condor

 "La sua voce non certo potente, anzi spesso stonata, come piace a me, tocca i meandri più intimi della sensibilità dell'ascoltatore."

 "Conor Oberst...si presenta a noi con due o tre accordi già sentiti, e qualche delirio poetico, con la semplicità del songwriter da strada, eppure, quando lo troveremo su quello stesso marciapiede, ci fermeremo sempre ad ascoltarlo."