Copertina di Butthole Surfers Butthole Surfers Ep + Live PCPPEp
Sanjuro

• Voto:

Per amanti del rock alternativo, appassionati di musica psichedelica e hardcore, cultori di band underground degli anni '80
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LA RECENSIONE

Alti, fisico scolpito, californiani, solari e biondi. I denti che a contatto con il sole di mezzogiorno scintillano come carta stagnola, americani puri e beati che si dondolano tra le onde del Pacifico. Questi sono i Surfers, l'america bene che gode del boom economico ramificato dolcemente ad inizio 80. Ora facciamo un gioco tutti assieme, aggiungiamo solo una parolina: Butthole. Surfisti del buco del culo è ciò che otteniamo: lo spirito più dissacratorio, sbrigliato e creativo degli anni 80 tutti. La band in questione era un groviglio di serpenti musicali, l'Hardcore di prima era (Dead Kennedy's, Germs), la psichedelia 60 (13th Floor Elevators, Red Crayola) e le strozzature vocali di Beefheart convergevano nelle opere del quintetto texano come tre concubini famelici. Oltre agli ottimi tribalismi allestiti dalla doppia batteria di King Coffee e Teresa Taylor e al basso preciso e portante di Jeff, ciò che terremota è la presenza alla chitarra di Paul Leary, l'equivalente noise di Hendrix per il rock.

Stile personalissimo, sporco, ipnotico, confuso, ispirato e sanguigno. A condire definitivamente questo quintetto speciale ci pensa Gibby Haines, un ragazzotto di quasi due metri che può vantare di essere tra le icone più erotomani del rock moderno, un distillato di follia, perversione e personalità senza pari. L'album inizia con il rumorismo hardcore di "The Shah Sleeps In Lee Harvey's Grave" fonte di ispirazione sacra per band giapponesi del calibro di Boredoms e Melt Banana, poi si passa all'arpeggio squisitamente doorsiano di "Hey" e alle evoluzioni a la Mayo Thompson di Leary, segue l'eroinomane "Something" con tanto di Haynes che urla come appena scappato dal manicomio "Lei mi ha detto qualcosa, quando le ho dato un calcio nei denti era fuori dalla porta, sono certo che ritornerà per avere di più, ho mangiato del riso e del formaggio oggi". Eehehe ogni padre sognerebbe un ragazzo così premuroso per la propria figlioletta. "Bar-B-Q Pope" verte nuovamente sull' asse hardcore-noise-beefheart e di questa alchimia è contaminata anche "The Revenge Of Anus Presley". "Whichita Cathedral" vede Jeff e Haines impegnati in un blues (sì avete capito bene) furibondo denso di cacofonie, "Suicide" è una boccata d'aria di semplice e originario hardcore.

Il live successivo propone quasi tutti i pezzi dei texani dissacratori presenti nel Butthole Surfers Ep, dove Haines dà sfoggio della sua inimitabile abilità di frontman con stonature vocali da far invidia all'ultimo cantante d'osteria del globo. Ma loro erano belli così, con questo fascino da B-movie e da musica da anti-classifica. Arte dadaista, no-sense, hardcore, tutto frullato assieme fino a generare uno dei cocktail più vitaminici, innovativi e puri del tempo. Correte a procurarveli!!

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'energia e la creatività dei Butthole Surfers, band texana che fonde hardcore, psichedelia e noise in uno stile unico e dissacratorio. L'album recensito combina tracce originali e performance live, mettendo in evidenza la personalità eclettica del quintetto, sottolineata dalla presenza iconica di Gibby Haynes e Paul Leary. Un lavoro che rappresenta una vera e propria rivoluzione musicale anni '80, consigliato a chi ama sperimentare e immergersi nel rock alternativo.

Tracce testi video

01   The Shah Sleeps in Lee Harvey's Grave (02:09)

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04   Bar-B-Q-Pope (03:36)

05   Wichita Cathedral (02:22)

07   The Revenge of Anus Presley (02:25)

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08   Cowboy Bob (live) (02:32)

09   Bar-B-Q-Pope (live) (03:09)

10   Dance of the Cobras (live) (00:34)

11   The Shah Sleeps in Lee Harvey's Grave (live) (02:26)

12   Wichita Cathedral (live) (02:45)

13   Hey (live) (02:17)

14   Something (live) (07:38)

15   Gary Floyd (live) (02:02)

16   Matchstick (live) (03:09)

17   Sinister Crayon (04:01)

18   Something (demo) (05:03)

Butthole Surfers

Musicisti texani noti per un ibrido abrasivo di hardcore, psichedelia, noise e industrial, e per live show deliberatamente scioccanti. Formazione cardine: Gibby Haynes, Paul Leary, King Coffey (con Teresa Taylor nei primi anni). Successo mainstream con Pepper (1996) da Electriclarryland.
11 Recensioni