Copertina di Calexico The Black Light
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Per appassionati di musica d'autore, amanti dell'indie rock e chi cerca album profondi e atmosfere uniche
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LA RECENSIONE

Non esiste la musica brutta. Ci sono tanti tipi di musica, per tutti i momenti, per tutte le situazioni, per tutti i luoghi. La musica che metto in macchina non c'entra niente con quella che metto a casa in sottofondo per una cena tra amici, oppure quella che metto per studiare. Oggi voglio parlare di un disco che si ascolta, nel senso si ascolta e basta. La musica non è un mezzo, ma è il fine in se stesso. Sono quegli album che senti per sentirli, non per rilassarti, distrarti, o riempire i vuoti. Sei a casa, non sai cosa fare, il tuo sguardo incrocia la tua discoteca, e tra le decine di dischi ti viene in mente quello. Lo vuoi subito, ora. Magari hai anche altri dischi più belli, però in quel momento vuoi quello. C'è il silenzio. Apri la custodia e metti il disco nel lettore, quel silenzio prima di pigiare il tasto Play è da film, ogni volta è la stessa cosa: sta per cominciare un'avventura. Ti butti sul divano, stravaccato in una posizione che le leggi della fisica non sanno spiegare, e parti. il viaggio è cominciato.

Calexico. "The Black Light". Quel viaggio devo ammettere che non l'ho fatto tante volte. Sarà per l'atmosfera così diversa da quello che conosco. Si sa il diverso è angoscioso, mette a disagio. È un viaggio in America. Non quella America, l'altra America. Quella dei paesini persi nel mezzo dei deserti aridi, sbattuti di continuo dal vento e dalla sabbia, quell'america un po' sfigata che è rimasta aggrappata alle rotaie del treno per il Far West. La vita scorre lentamente, non c'è niente, ogni tanto ti può capitare di incontrare una persona, ma sono più numerosi i racconti di questo posto che le persone che incontri. America di poche parole. Questo posto è davvero particolare. Nascosto da un velo di malinconia. Cala la notte. È strano. Invece di stare peggio, ti senti meglio. Come se l'oscurità avesse il potere di nascondere la malinconia. Intravedo qualche persona, vengono verso di me. La notte in questo posto crea legami. Il buio nasconde le differenze, i colori. Non è quella notte buia e pericolosa che abbiamo da noi. Ecco qua. Me lo aspettavo. In ogni viaggio, in ogni disco, si incontra prima o poi l'amore. Eccola che arriva nella sua versione spagnoleggiante, piena di colori, Rosso, giallo, orecchini d'oro, capelli neri, pelle olivastra, fiera, dritta. Una tempesta nel deserto. Sembra l'unica cosa realmente viva qui. Una boccata d'aria, di vitalità, in un posto così. È stato breve. Già Se n'è andata. Ma ha lasciato qualcosa. Un sentimento, non si capisce se è tristezza, o gioia. Se n'è andata. Rimane il mio sorriso. Era bello.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive 'The Black Light' di Calexico come un album da ascoltare per immergersi in un viaggio sonoro nell'America nascosta, fatta di deserti e malinconia. La musica non è mero sottofondo, ma il fine stesso, capace di evocare immagini vivide e sentimenti contrastanti. L'atmosfera rarefatta e misteriosa rende l'esperienza unica, profonda e coinvolgente.

Calexico

Calexico è una band statunitense di Tucson (Arizona) guidata da Joey Burns e John Convertino. Il loro suono unisce indie/alt‑country, tex‑mex e colori mariachi con atmosfere cinematografiche. Tra gli album più noti: The Black Light, Feast of Wire, Carried to Dust e Algiers; celebre anche l’EP In the Reins con Iron & Wine.
11 Recensioni

Altre recensioni

Di  Jam

 La loro musica ne è lo specchio, è il deserto in note, spartiti di lande assolate, melodie di frontiera.

 I Calexico sono l’Arizona, sono il deserto di frontiera, la solitudine e la luminosità di quegli spazi vuoti.


Di  Angeldust82

 Non ci sono ritornelli da canticchiare, ma straordinarie atmosfere di cui godere.

 Questo "The Black Light" non deluderà nessuno.