Meglio battere il ferro finchè è caldo (e, già che ci siamo, battiamolo a più non posso, prima che si raffreddi...).
Devono aver pensato qualcosa del genere i Caliban (monicker di shakespieriana memoria dietro il quale si cela un onesto gruppo di braccianti del metalcore, non a caso provenienti dalla siderurgica regione della Ruhr), all'atto di licenziare il loro terzo lavoro su Roadrunner (il 6° in assoluto) nel giro di soli tre anni.
Personalmente, dopo averli visti di spalla agli In Flames, avevo avuto modo di apprezzare il loro esordio su major "The Opposite From Within" (uscito nel periodo di massima esplosione del metalcore), mentre ero rimasto abbastanza interdetto dal seguente "The Undying Darkness", a causa di una formula compositiva che iniziava ad essere già stantia e di una tracklist in cui i migliori episodi assomigliavano in maniera a dir poco imbarazzante a quanto già proposto da altri prima di loro (il riff portante di I Rape Myself è palesemente scippato a Meaning in Tragedy degli As I Lay Dying).
Non mi ero dunque avvicinato con particolari aspettative a questo "The Awakening", ma devo ammettere di essermi dovuto, almeno in parte, ricredere...
Si parte con la prima traccia e primo singolo I Will Never Let You Down la cui struttura (riff a mitraglia - strofa urlata - ritornello melodico - stacco mosh) è prevedibile come la trama di un film porno ma, sempre per restare nella similitudine, assolve altrettanto efficacemente il proprio compito, in virtù anche di un sound davvero potente (più "In Flames oriented" di quanto non lo fossero i dischi prodotti da Friden stesso).
La rocciosa Let go e la più melodica Another Cold Day non riservano grosse sorprese, così come con My time has come sembra di risentire gli As I Lay Dying di "Shadows are security", ma è con la traccia numero cinque "Life is too short" che si inizia a fare sul serio: anche in questo caso parlare di originalità sarebbe eccessivo (almeno stavolta ad essere chiamati in causa sono i Diecast dell'ottimo "Internal Revolution"), ma questo pezzo ha davvero un "tiro" pazzesco, di fronte al quale vi sarà impossibile resistere.
Il resto della tracklist scorre abbastanza compatto sulle stesse coordinate sonore, anche se per fortuna la tensione rimane alta fino alla fine grazie al buon alternarsi tra le urla disperate di Andi e le immancabili cleaning vocales del chitarrista Denis (tanto efficace in studio quanto deficitario in sede live), contrasto particolarmente efficace in pezzi come Rise and Fight o nella conclusiva I'll show no fear.
Rispetto al recente passato gli unici elementi di "novità" (per quanto l'utilizzo di questo termine in ambito metalcore sia ormai da considerarsi un ossimoro...) sono dunque rappresentati dallo sporadico utilizzo dell'elettronica (curata direttamente dal nuovo producer Benny Richer) e da una maggiore introspezione nell'approccio (si veda in proposito la title-track strumentale), anche se la formula compositiva si mantiene saldamente ancorata agli stilemi del genere.
Tirando le somme ci troviamo di fronte ad un onesto disco di genere che, pur non facendo gridare al miracolo (gli amici Heaven Shall Burn restano su un altro pianeta), risolleva parzialmente le sorti dei paladini del metalcore made in Europe: se avete già consumato gli ultimi dischi di Killswitch Engage ed As I Lay Dying e non sapete come passare il tempo aspettando il nuovo dei già citati H.S.B. questo "The Awakening" potrebbe fare al caso vostro, per tutti gli altri... l'ennesimo sotto-bicchiere griffato Caliban da aggiungere alla vostra collezione!