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Capability Brown
Voice

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Voto:

Me lo sono accattato per pochi Euri in un negozietto del centro città, umido e molto polveroso, intento a rivendere libri, riviste, cd e dvd usati e usatissimi a poco prezzo. Appena avvistatolo, poggiato su una mensola insieme a pochi altri, mi si sono collegate un paio di sinapsi ferme da quarant’anni, e ho rammentato che questi tizi li avevo ben presi in considerazione, eoni di tempo fa, ma subito accantonati perché, al tempo, c’era molto di meglio per cui spendere i pochi soldini nelle mie tasche di adolescente.

Capability Brown (nome che si riferisce a nomignolo e cognome di un architetto giardiniere britannico) è stato un gruppo di quel sottobosco un po’ rock blues e un po’ progressivo che ha vivacchiato nei primi anni settanta all’ombra dei tanti fuoriclasse, allora nella loro stagione migliore. Un sestetto nel quale tutti cantavano e suonavano qualcosa, un guazzabuglio di chitarre e tastiere che si danno un gran da fare ma non combinano nulla di particolare interesse, con nessun solista si eleva dal marasma. Le parti vocali sono assai più piacevoli nei cori che nei cantati singoli, non essendoci neppure un cantante dominante e di personalità nel sestetto.

Il disco è assai curiosamente diviso in due parti distinte, corrispondenti alle facciate dell’originale ellepì. La prima parte contiene quattro composizioni definibili decisamente più rock blues che progressive, così distinguibili:

I Am and So Are You” in apertura è un rhythm and blues con approssimativa voce solista e invece turgidi e ricchi cori di ritornello a sei voci. Le chitarre tentano temi in armonia ma proprio non ci siamo, altro che Wishbone Ash, per dire!

Sad Am I” è una semi ballata semi acustica di sapore americaneggiante, condita da cori nuovamente sontuosi, ma la melodia non è niente di che. Curioso il finale drum&bass, diciamo così.

Midnight Cruiser” è un mid-tempo dinamicamente oscillante fra strofe delicate e il solito, poderoso ritornello a sei voci. Risibili gli inserti strumentali, colle chitarre aspre e poco coese.

Keep Death Off the Road (Drive on the Pavement” è un hard boogie a’la Fleetwood Mac degli inizi, con melodie e trovate strumentali assolutamente standard, i soliti cori rigogliosi, le chitarre che abbaiano convinte ma spigolose e poco piacevoli. Molta energia se non altro, e la solita piacevole atmosfera del rock classico di una volta (considerazione questa dettata da gusti personali).

L’ultimo episodio, dal ponderoso titolo “Circumstances (In Love, Past, Present, Future Meet)” dura oltre i venti minuti ed è quello per il quali vengono ricordati (?) questi Capability Brown, nonché annoverati fra i gruppi progressivi minori settantiani. In effetti trattasi di una suite che, senza mai elevarsi più di tanto e restando ben lontana dai capolavori coevi (siamo nell’anno di “Dark Side of the Moon”, per dire), distende un notevole patchwork di situazioni diversissime fra loro e attaccate insieme un po’ con lo scotch, come spesso usava all’epoca.

La fase più notevole è rappresentata dai cori polifonici a cappella, i quali vengono introdotti verso il quarto minuto e durano un paio di minuti, poi prolungandosi in maniera più distesa e meno virtuosa una volta intervenuti gli strumenti ritmici. Per il resto un pout pourri di flauti, clavicembali, balalaike, mellotron, sintetizzatori, fughe di chitarra elettrica con il wah wah, rullatone di batteria, gentili vocali poggiati sopra chitarre classiche, jam session smozzicate. Al solito le pieghe più interessanti, e peculiari, coincidono coi momenti in cui i sei ragazzi ci danno dentro tutti insieme colle loro corde vocali. Il tutto però assume un’aria un po’ velleitaria, didascalica. Non basta la tecnica (qui del resto non abbondante) e la conoscenza: è la musicalità a latitare, l’ispirazione profonda…

Disco destinato ai cultori dei bei tempi andati del giovane rock, quando si riusciva a convincere case discografiche e produttori a farti incidere di tutto, anche questi pateracchi confusi ma gioiosamente ricchi come questa suite misconosciuta e teneramente demodé.

Bellissima e peculiare la copertina, eseguita naturalmente dalla Hipgnosis di pinkfloydiana celebrità.

Commenti (Tre)

ZiorPlus
ZiorPlus
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Se non ci mettevi dentro almeno un piccolo riferimento ai Wishbone Ash non eri neanche tu.
Ahahahahaha
Dovri avercelo su qualche scaffale ma se non mi sono rimasti impressi probabilmente qualche motivo ci sarà stato.
Provo a rinfrescarmi la memoria con un ascolto.


ZiOn
ZiOn
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Insomma, questo pateracchio confuso avevi fatto bene a risparmiartelo all'epoca. Da come lo descrivi sembra un guazzabuglio interessante. Proverò ad ascoltarlo.


ZiOn: Devo dire che "Sad Am I" ha un bel groove. Interessante anche l'intro.
Dr.Adder
Dr.Adder
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Spock si è dileguato, pensava fosse uno scritto sui WA, pareva stizzito, meglio lasciarlo in pace, potrebbe usare l'infallibile mossa sulla nuca. Scritto originale, a parte il TBT. Copertina un po' inquietante. Per quanto mi riguarda un buon disco (3.7), gradevole all'ascolto, a parte qualche svarione. A proposito, Midnight Cruiser, mi ricorda...o è il contrario?


pier_paolo_farina: E' cover degli Steely Dan.
Sta sul loro album d'esordio "Can't Buy a Thrill" (cantata da David Palmer).

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