I Cappanera sono una band fondata da Fabio e Roberto Cappanera, già membri della leggendaria Strana Officina, quando verso la fine degli ottanta e l'inizio novanta decisero di dare un po' più sfogo alla loro anima blues rock (non sono mai riuscito a capire di preciso, avendo letto cose diverse da fonti diverse, se effettivamente l'intento dei due fosse stato quello di abbandonare la Strana Officina oppure quello di portare avanti un progetto parallelo).
Sì, lo so cosa state pensando: che mettere su un progetto heavy blues e fare un disco così nel 1991 è improponibile, del tutto fuori tempo massimo. Eppure sapete che c'è? Che non conta nulla. Perché i Cappanera erano in giro da parecchio, erano consapevoli del loro gusto retrò, erano consapevoli di fare musica da camionisti, sapevano che la loro musica era quella che passano nei bar di provincia. Però, oh, che vi si deve dire, come ti fa sognare la musicaccia dei bar di provincia...
Perché oggi alcuni soggetti sono diventati vere macchiette: cinquantenni e sessantenni divorziati col tatuaggio "resilienza" che si sentono tanto rock and roll, come se esistessero solo Ramones e AC/DC. No, qua è altra storia, qua siamo nella calda Livorno di un assolato giorno di giugno, siamo fermi per la strada e parte una schitarrata alla radio da fare paura.
"Aurelia Freeway" è un inno di provincia, non so come meglio potrei descriverlo. Un caldo blues si scioglie in un ritornello trascintante e azzeccato. Una volta Bassi Maestro, se non erro, disse che tutto sommato era bene per gli MC italiani di non essere ricchi come quelli americani: alla fine per i loro testi era stata una cosa positiva. La band, qua, fa un po' la stessa cosa. La loro Route 66 era l'Aurelia, perché fare finta di essere americani? Un livornese era forse meno duro di un texano? Ma neanche per idea. Certo, la fascinazione per il rock and roll americano è un amore profondo, ma mai rinnegare la Toscana! "Magiche notti americane, le mie donne nei rock and roll bar": un manifesto rassegnato della vita in provincia, una retorica che renderà celebri gli 883, tanto per fare un nome particolare. I livelli di qualità si alzano ancora di più da un pezzo già incredibilmente bello: la title-track è un mid tempo con un ritornello più metallaro ma sezioni ancora blues. Il testo è una sorta di "Cristo si è fermato a Eboli" toscano, un racconto di periferie degradate e difficoltà a farci i conti. "Siringhe piantate negli alberi, strade piene di polizia!".
Ci si potrebbe aspettare un filler invece no, ecco che "Barbone" è il terzo centro. Un pezzo meraviglioso, trisitissimo, ma con una chitarra che non sente storie, invece di malinconia melliflua trasmette angocia e ferocia, con un riff seratissimo a tempo medio ultraroccioso su cui la voce tesse metriche dilatate. Anche "Impossibile capirti" è molto bella, anche se sensibilmente meno riuscita almeno a mio gusto rispetto alle altre. Ancora meno convincente la stramba "La nostra banda vi prenderà", che non regge il minutaggio: forse potreste ritorvarvi a temere che la band abbia messo le migliori cartucce subito per poi segnersi in un disco mediocre, ma non è affatto così. I migliori pezzi sono i primi, è vero, ma i Cappanera hanno ancora tanti assi nella manica. Sentite qua: "Amazzonia" è un'ode alla libertà incontaminata, un buon heavy metal come piace a me, "Cambierò" rallenta i BPM ed è un altro centro, con un ottimo ritornello. Anche "Drago dorato" è molto bella, con un testo che riesce senza essere goffo o maldestro a celebrare amicizia e amore: una dote tipica della gente intorno al giro Strana Officina, pensiamo a "Vai Vai" o "Amore e fuoco". A chiudere la dolce "Vittima", ballad che non fa saltare dalla sedia ma si difende bene.
Quello di cui ci si rende conto con questo gioiello sperduto dell'hard rock tricolore è che arrivi in fondo a un disco e tutti i pezzi ti sono piaciuti e tutti subito, o quasi. E, beh, scusate se poco. Le influenze affondano nella scuola blues rock e in quella heavy anni settanta ottanta. Gary Moore, Ozzy Osbourne, Saxon, Judas Priest, Deep Purple, come se piovessero, sono solo alcuni dei nomi che qua e là si scorgono alla radice dell'intuizione dei fratelli Cappanera.
Un disco di contenuto, che non lascia testi o musiche alla cialtroneria, che tira fuori un gioiello partendo dalle atmosfere che la band conosceva così bene. Il suono, beh, non è distante dalla Strana Officina, ma è forse un male? Tanto breve è la discografia di queste band!
Con l'estate alle porte, dunque, prendetevi una sedia e contemplate la provincia, o la spiaggia squattrinata: la musica dei Cappanera farà il resto.
"Il sole mi scalda i jeans, cappello sugli occhi la vita è favolosa". Voto: 89/100.