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Per appassionati di musica italiana, fan di cesare basile, curiosi di concerti acustici e chi ama atmosfere intime.
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LA RECENSIONE

Bari, venerdì 13. Quattro gatti quattro si radunano all'ingresso di una bellissima chiesetta sconsacrata nella città vecchia. Hanno per caso scoperto che suonerà Cesare Basile, per alcuni di loro un idolo. E sono un po' irritati del fatto che non ci siano manifesti, o comunicati radio o strilloni ad annunciare l'evento. Alcuni temono sia uno scherzo.
Quando lui in persona esce da una porta telefonino alla mano l'aria si fa più distesa.
La chiesa dentro è austera, fredda e bellissima. Sedie ordinate, un palco minimale con due chitarre e null'altro. I ragazzi si adattano: entrano compunti e si sistemano diligentemente seduti.

Più che un concerto è l'avvio di una liturgia. Il nostro arriva a capo chino e si tuffa al suo posto, imbraccia l'acustica mentre un compare in camicia blu elettrico (forse Marcello Caudullo) si dedica all'elettrica.
Breve saluto, poi Cesare accompagna e canta, l'amico ricama riff e suggestioni. Bello, molto bello. Stile a profusione.
Arrivano le gemme del meraviglioso Gran Calavera Elettrica, da "A che serve lo zolfo", a "Pietra bianca", alla fuggevole poesia del "Cantico dei Tarantati" (con sonaglio al piede, perché tratta da un canto popolare pugliese, e il sud senza sonagli non si fa, a detta di Cesare).
Qui e là pezzi nuovi, con i classici testi di parole aspre, poi qualche cover (da segnalare una "Maria nella bottega del falegname" di De Andrè cantata splendidamente).

Bello, bello, ancora bello. Mi chiedo se non sarebbe comunque andata bene una batteria. O un luogo meno pulito, meno illuminato. Perché mi aspettavo carne e sangue e sofferenza e trovo una coppia di sofisticati musici ascoltati da un pubblico pulitino ed attento. Che non urla "Fuori!" quando i due azzardano una pausa per poi riprendere con il classico bis.
Almeno allora però mi riscuoto: "Di schianto", il pezzo che speravo di sentire da Cesare. Stupenda, semplicemente.
E poi? Poi saluti a tutti. Andate in pace. Fine dello spettacolo. Circa un'ora a ben vedere.
Che dire, Cesare. Sei sempre un mito, ma mi aspettavo di più.

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Riassunto del Bot

La recensione racconta il concerto di Cesare Basile all'Auditorium Vallisa di Bari, in una cornice intima e austera. L'esibizione, pur molto bella e caratterizzata da uno stile ricercato, lascia un senso di attesa e desiderio di maggiore intensità. Passaggi notevoli includono l'esecuzione di brani dal 'Gran Calavera Elettrica' e una cover di De André. Il pubblico attento e raccolto ha contribuito a un'esperienza unica ma più sobria rispetto a quanto immaginato.

Cesare Basile

Cantautore italiano, originario di Catania, noto per un approccio oscuro e teatrale al folk e al blues. Le recensioni su DeBaser sottolineano atmosfere cupe, testi che esplorano solitudine e spiritualità e collaborazioni con voci e produttori riconosciuti.
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