Copertina di Cesare Cremonini Alaska Baby
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Per appassionati di musica italiana, fan di cesare cremonini, ascoltatori di pop e indie, lettori critici musicali.
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LA RECENSIONE

"Ho scoperto quello che volevo fare con Alaska Baby strada facendo, durante la sua realizzazione. Perché l'opera a volte è una sorta di stella polare che inizi a seguire e ti porta dove vuole lei. All'inizio non ti nascondo che pensavo che questo album fosse una sorta di atto finale, dopo aver fatto uscire una serie di singoli.[...] È diventato gigantesco fra le mie mani. È vero, ci sono tanti riferimenti alla musica internazionale di oggi o comunque del recente passato. Ci sono sempre nella mia musica, non è cosa nuova" (Cesare Cremonini, Billboard Italia).

Un noto giornalista (non faccio nomi, solo cognomi: Scanzi) l'ha definito, con un certo gusto, "un lavoro artigianale". In effetti nell'angusto panorama musicale nostrano, in cui a vendere sono i soliti trapper da copertina (Shiva, Baby Gang, Sfera Ebbasta, Kid Yugi, no Kid Yugi no, lui è bravo), un artista che s'impegna, scrive 12 brani ben suonati, ben arrangiati, identificativi di un tipo di musica che vorrebbe essere il meno banale possibile è un evento da festeggiare in modo imperituro. Certo, "Alaska Baby", così com'è, fosse uscito, che ne so, trent'anni fa sarebbe stato liquidato in due righe a pagina 20 del Rolling Stone ("Volevo fare il batterista, suonare in un gruppo rock, meglio che fare il giornalista e pensare sia un lavoro scrivere sul Rolling Stone" ci ricordava, qualche anno fa, Salmo). Recensioni buone, tutti o quasi hanno elogiato l'ultimo lavoro di Cremonini uscito il 29 novembre 2024 da cui sono stati tratti 5 singoli, l'ultimo a novembre 2025, cioè vuol dire che "Alaska Baby" ha resistito in classifica più di un anno (doppio disco di platino). Ecco, adesso a me tocca fare il cattivone e parlarne benino.

Io non ho nulla contro Cremonini (sono cresciuto con "Squérez", 1999, e per me è il disco suo più bello anche se a nome Lunapòp) però il Cremonini solista un po' mi "pesa". Voglio dire, ogni suo album ha sempre delle belle canzoni (che non sono quasi mai i singoli, quelli sono i pezzi più accattivanti) ma ci sono un buon numero di brani totalmente evanescenti, quelle cose che le ascolti, dici "bho", passi alla traccia dopo e ti sei dimenticato pure di aver detto "bho". "Alaska Baby" ne è zeppo, oltretutto dura tantissimo (58'). E' un album in cui con estrema (molto estrema) difficoltà Cremonini tenta di mettere insieme musica "giovane" (elettronica) e musica da boomer: tunz tunz e archi; computer e chitarre. Complice un periodo di pausa dopo i trionfi live de "La ragazza del futuro" ed un viaggio negli USA tra Nashville, New York, Memphis, Las Vegas, Los Angeles, l'isola di Antigua e, naturalmente, l'Alaska, come raccontato nella title-track che cita nientemeno che Johnny Cash. Un album ambizioso, ambiziosissimo, ma qui siamo dalle parti del Jovanotti de "L'albero", 1997, che non pago dei successi italiani volle contaminare la propria musica con la world (manco fosse Peter Gabriel) ed incise un album lungo, noioso, a tratti persino arrogante. Ecco, Cremonini (che negli arrangiamenti è senza dubbio più bravo rispetto al Jova) compie lo stesso peccato di superbia: la voglia di strafare è evidente fin dal primo brano "Nonostante tutto" (in combutta con Elisa), vorrebbe essere diretto, orecchiabile fin dal primo ascolto eppure l'esagerazione dell'esecuzione lo rende dimenticabile in pochi nanosecondi (io sto scrivendo questa recensione dopo aver ascoltato l'album non più di un'ora fa, e metà dei brani li ho totalmente rimossi).

Figuriamoci, persino il Battisti de "Il nostro caro angelo" ebbe delle palesi difficoltà a coniugare il sound italico con quello inglese (ma era Battisti e se la cavò egregiamente), Cremonini poveretto, pur bravo, è costretto a soccombere un po' maldestramente (invito ad ascoltare brani furbissimi come "Un'alba rosa" o "Una poesia") tanto che stupiscono alcuni recensioni tanto benevoli quanto in forte odore di "leccata". Vorrei capire cosa ha ascoltato Gianmarco Aimi del (solito) Rolling Stone quando scrive che l'album suoni "brit pop, canzone d'autore, groove ipnotici alla Beck e ritornelli che omaggiano i Beatles" (Beatles che Cremonini scopiazzò maggiormente in passato, si veda "Maggese", 2005) o Gianni Poglio di Panorama che descrive l'album come un qualcosa che "ritrae con efficacia il mestiere di artista". Mi sembra invece un lavoro ampolloso, un po' vuoto a tratti, anche se, sarebbe giusto negarlo, qualche guizzo di pregio c'è. Certo, la smah hit "Ora che non ho più te" (singolone che riportò un successo che lo stesso Cremonini rincorreva da qualche anno), a spiccare pero' sono due brani, agli antipodi fra loro: "San Luca" (chi conosce Bologna sa quale importanza la città abbia dato, e dia, da sempre a San Luca) con la partecipazione di Luca Carboni che ritorna dopo una lunga malattia e fa piacere risentirlo tanto in palla (ed il verso, molto bello, "...Proprio oggi che era uscito il sole, mentre gli altri se ne vanno al mare, voglio stare da solo, così magari mi trovo" sembra scritta per lui) e la divertente "Il mio cuore è già tuo" con i gloriosi Meduza (menzionerei anche "Limoni", forse meno divertente ma briosa quanto basta).

Così, a fronte di un copertina minimalista che più mimalista non si può (ispirata ai Propilei del Memoriale Brion di Altivole, Treviso) si "srotola" un disco molto bello da ascoltare, molto meno bello da introiettare, perso (inesorabilmente) tra mille ghirigori, caramelline al miele tipiche del Cremonini più sdolcinato e dei guizzi inaspettati che dovrebbero insegnare a "Cesarone" che il troppo stroppia e che, come dicono gli inglese, Curiosity killed the cat. Lasciamolo stare l'America, fin troppo inflazionato (e ad oggi, per mille motivi nemmeno troppo amata, restiamo in Italia, possibilmente a Bologna, please. Ops, volevo dire grazie.

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Riassunto del Bot

La recensione di 'Alaska Baby' riconosce l’impegno e la produzione raffinata di Cesare Cremonini ma sottolinea la fatica dell’album a trovare una sintesi tra sperimentazione e identità. Più ricco di buone intenzioni che di brani memorabili, il disco parte ambizioso ma risulta dispersivo e talvolta dimenticabile, pur con qualche guizzo notevole. Spiccano le collaborazioni e il tentativo di uscire dai confini nazionali, ma il risultato è disomogeneo.

Tracce video

01   Alaska Baby (00:00)

02   Ora che non ho più te (00:00)

03   Aurore Boreali (00:00)

04   Ragazze Facili (00:00)

05   Dark Room (00:00)

06   San Luca (00:00)

07   Un’alba rosa (00:00)

08   Streaming (00:00)

09   Limoni (00:00)

10   Il Mio Cuore è Già Tuo (00:00)

11   Una Poesia (00:00)

12   Acrobati (00:00)

Cesare Cremonini

Cantautore e musicista italiano di Bologna, già frontman dei Lunapop e poi solista dal 2002. Autore di brani pop molto popolari e di album curati negli arrangiamenti, spesso con forte uso del pianoforte e rimandi ai Beatles.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  Jaco2604

 "Cesare ha accompagnato la mia vita con melodie indimenticabili, perenne ed irrinunciabile."

 "'Acrobati' è una conclusione perfettamente malinconica, che trasforma la malinconia in rinascita e combattività."