LA RECENSIONE
Ecco. Vero è che tendo ad essere eccessivamente indulgente nei confronti dei prodotti di quest'uomo: sia per l'empito sodale per un tizio assai sottovalutato e impervio, a causa di un carattere apparentemente spigoloso, sia per la strenua volontà di sopravvivere di musica, camminando sul filo del sistema. Dischi autoprodotti, autoregistrati in giro per il mondo milioni di serate guitar & footstomp: a scrivere
canzoni distillate direttamente da organi interni, con la chitarra di metallo che diventa una specie di prolungamento del tubo digerente. Altro piccolo disco questo, che mi ricorda assai
"Dirt Floor" - altro capolavoro piccolo - registrato in diretta su minidisc e poi riportato qui: 16 frammenti ripresi dal suo ormai latifondo di canzoni pagine di diari minimi, bricchi di caffè e TV lasciate accese a proiettare il solo bagliore della statica.
Per chi ha in mente di ritrovare il nervo scoperto, l'essenza del blues riletto da un bianco poco incline a soggiacere alle regole: denudate, scarnificate, rese come graffiti su vagoni abbandonati di treni di provincia su binari morti, ai tempi della bonifica dell'amianto. Per chi ha voglia di verità. Per chi crede ancora che sei corde platealmente imperfette. Così poco temperate, percosse con la furia e l'amore di un amante tradito la seconda - o la terza volta - questa è la via, verità e vita.