Copertina di Circle Jerks Wild In The Streets
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Per appassionati di punk hardcore anni '80, fan dei circle jerks e delle band hardcore californiane, collezionisti di musica punk, critici musicali
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LA RECENSIONE

Nel carrozzone hardcore degli anni '80 i Circle Jerks non coprono certamente il ruolo di "cocchieri", e questo non perchè furono irrilevanti nello sviluppo del genere, anzi, l'LP di debutto Group Sex va ad accodarsi ai vari "(GI)", "Damaged" e "Fresh Fruit..." usciti in quegl'anni; il dato di fatto rilevante della band californiana è che dopo l'esordio con botto non riuscirono più a ripetersi. A cominciare proprio da questo "Wild In The Streets", pubblicato due anni dopo l'esordio (1982).

La sensazione che sia cambiato qualcosa la si avverte già da un piccolo particolare: ben 25 minuti spalmati in 14 tracce, a differenza dei SOLI 15 minuti del precedente con il numero di tracce quasi identico. La sensazione è confermata dal trio d'apertura (titletrack, "Leave Me Alone", "Stars and Stripes"): dio che monotonia! E' quasi inevitabile il confronto con Group Sex, non si può non notare un ritmo sostanzialmente diverso, un complesso batteria-basso-chitarra privo di mordente e incapace di dettare i tempi, e una performance canora sottotono di Keith Morris che sembra procedere col freno a mano tirato. Non più cambi di tempo fulminanti, non più sfuriate che a malapena scalfiscono il minuto, si avverte di meno anche quel suono grezzo, sporco che tanto bene si accoppia con l'hardcore. Più avanti qualcosa cambia, sembra di tornare un pò ai fasti del passato con quei frequenti stop-and-go ("Meet The Press"), ma è solo un fuoco di paglia; con un giro di basso comincia "Trapped" che sembra voler esplodere da un momento all'altro con le urla di Morris e con batteria e chitarra a fargli il verso, ma si ritorna al solito ritmo blando. Nessun altro episodio rilevante, un mezzo solo che fa l'occhiolino al metal ("Murder The Disturbed") e una ballad/presa per i fondelli in chiusura con tanto di "lalalala" in sottofondo e Morris con voce lenta e soave che dire forzata è riduttivo, chiudendo poi in puro hardcore, quello che tanto è mancato in questo disco.

Sia chiaro, per me un disco che raggiunge comunque la (quasi) sufficienza, ma i Circle Jerks da conoscere ed avere sono i primissimi, poi è meglio virare verso i lidi più sicuri di Germs, Minor Threat, Black Flag.

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Riassunto del Bot

Wild In The Streets, secondo album dei Circle Jerks, segna un rallentamento rispetto all'esordio esplosivo Group Sex. L'LP presenta ritmi più lenti e monotoni, con meno mordente nel suono e una performance vocale sottotono. Nonostante qualche episodio interessante, l'album non riesce a replicare la forza del debutto, risultando perlopiù deludente per i fan hardcore. Ancora oggi consigliati i primi lavori della band e altre realtà punk dell'epoca come Germs e Black Flag.

Tracce testi

01   Wild in the Streets (02:35)

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03   Stars and Stripes (01:41)

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04   86'd (Good as Gone) (01:56)

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06   Trapped (01:41)

07   Murder the Disturbed (02:03)

08   Letter Bomb (01:15)

09   Question Authority (02:02)

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10   Defamation Innuendo (02:23)

11   Moral Majority (00:56)

14   Just Like Me (01:48)

15   Put a Little Love in Your Heart (02:12)

Circle Jerks

Circle Jerks è una band hardcore punk statunitense formata nel 1979 a Hermosa Beach, California, da Keith Morris (ex Black Flag) e Greg Hetson. Tra i protagonisti della scena di L.A., hanno pubblicato l’iconico esordio Group Sex (1980) e altri album chiave del punk californiano.
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