Il sottobosco prog-metal è inesauribile!
Sembra infatti di essere tornati ai tempi di “Images and words”, quando il mercato metallico sembrò riscoprire un certo modo di unire tecnica e feeling, al servizio di composizioni ambiziose, capaci di muoversi all’interno di più generi.
I norvegesi Circus Maximus appartengono a questa nuova ondata-prog che, grazie alle più recenti affermazioni di Symphony X e Pain of Salvation, ridona nuova linfa ad un genere sempre molto seguito, anche qui da me. Del resto, la forza di composizioni come l’opener “Sin”, potente, oscura, moderna nei suoni, tra suggestioni orientaleggianti ed aperture pompose, o come l’epica “Glory of the Empire”, baciata da arrangiamenti quasi folk, tra flauti ed acustiche, e da una vena class-pomp degna di certi Arena, sta lì a testimoniare il reale valore dei nostri. L’ombra dei Kamelot sembra aleggiare sull’acoustic-ballad “Silence from angels above”, mentre le due tracks finali chiudono l’album con il botto: la title-track, marziale e sinfonica, quasi cinematografica, articolata nei suoi 19 minuti, sembra voler rendere il giusto tributo alle proprie muse, mentre “Haunted dreams” gioca a nascondino con lo spettro dei Queensryche!
I ragazzi sembrano tutti molto giovani, ecco spiegata quindi qualche ingenuità; ma la qualità della loro proposta è fuori discussione, buona per l’aficionado e per il neofita!
Consigliati 5/5
Un disco che mi sento di consigliare ai fans del Prog metal più diretto, senza troppi fronzoli.
Tecnicamente i cinque non sono davvero niente male, sia nell’esecuzione dei pezzi che negli arrangiamenti.