A metà degli anni zero zero esce Clap Your Hands Say Yeah dei Clap Your Hands Say Yeah, autoprodotto e inizialmente autodistribuito.
Fino a quel momento, di questi nessuno sapeva nulla a parte forse qualche abitante di Philly e qualche conoscente dei membri della band.
Il disco è molto bello, ma strano. Perché la voce è una specie di miagolio sempre sul punto di scassarti la minchia, senza però mai arrivarci, a scassartela veramente. E insomma è un bel disco e belli sono anche i successivi 4 o 5, qualcuno di più, qualcuno meno.
A un certo punto il tizio che aveva fondato la band, Alec Ounsworth, comincia a esibirsi da solo. E a riarrangiare per piano e voce i pezzi degli album. E a portarli in tour così rifatti.
Da ciò nasce, all'inizio di quest'anno 2024, questo EP, che trovo davvero splendido e che da gennaio non riesco a smettere di ascoltare.
La voce di Alec ha perso un po' dell'acuto potenzialmente irritante e ora si capisce pure cosa dice. E si scopre la poesia dei suoi testi, che forse negli album si perdeva un po'. Io, almeno, me l'ero proprio persa.

When it seems your subjects
Have all forgotten you
I need you to pretend that you are mine
And the water is just deep enough to
Take another chance
Ah, but the river doesn't want you tonight

Così. Devo dire che ho la tendenza a innamorarmi delle versioni acustiche che parecchie autrici e autori prima o dopo finiscono per fare delle proprie opere. Non so da cosa dipenda. Forse dal fatto che quando una canzone viene ridotta così all'osso si capisce davvero, ma davvero davvero, quanto figa sia. O forse perché sembra di vederci l'amore che lega creatrici e creatori alle proprie creazioni. E perché di solito si ha la sensazione di essere ammessi in uno spazio più intimo, più vero, più vicino all'artista. Boh, sia come sia, questo EP è una bellezza.

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