Copertina di Claude Sautet Un Cuore In Inverno
Sabatino

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Per appassionati di cinema d'autore, amanti del cinema francese, cultori di drammi sentimentali e approfondimenti psicologici sui rapporti umani
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LA RECENSIONE

Ora che il famigerato lampione di Ponte Milvio sul quale i Mocciosi hanno lucchettato il loro onesto amore adolescenziale è stato dichiarato pericolante e transennato, questa recensione capita proprio a fagiolo.

Sautet ci racconta la vicenda di un amore mai nato, forse perchè l'amore è solo un gioco di seduzione del quale si devono alla fine accetare le conseguenze, o forse anche perchè dell'amore l'unica cosa che valga è il desiderio. Comunque sia, "Un cuore in inverno" ha molto rispetto della forza misteriosa dell'innamoramento e non ne profana la segretezza scivolando su toni melò o patetici, lasciando invece molto spazio alla musica di Ravel e al silenzio di qualche sguardo.

Daniel Auteuil è Stéphane, un introverso liutaio che coltiva la lettura e la solitudine, socio in affari di Maxime (André Dussollier) che procura i clienti al loro piccolo ma rinomato laboratorio. Maxime è sposato ma non usurpa la fama di viveur e finisce per innamorarsi di una giovane e bella violinista, Camille, per la quale decide di abbandonare moglie e figli. Il terzo lato del triangolo viene tracciato dal regista nel bel mezzo di una prova musicale di Camille, alla quale assiste Stéphane e durante la quale un invisibile ostacolo le impedisce di concentrarsi sullo spartito. Prima è la semplice curiosità a spingere Camille verso Stéphane: lei così indipendente, ambiziosa, sicura di sé e del suo sex-appello (come direbbe Totò e domani sono quarant'anni che se ne è andato) si scontra contro il muro di riservatezza dietro il quale Stéphane s'è rifugiato da chissà quali paure. Poi l'interesse sfocia nella simpatia e nell'affetto, quasi materno, e quando Camille, infine, credendo di aver vinto la ritrosia di Stéphane, gli dichiara il proprio amore, lui, impassibile, lo rifiuta e le spiega che era solo una scommessa fatta a se stesso, quella di riuscire a sedurla. Camille, umiliata, conosce un lungo periodo di depressione dal quale uscirà totalmente cambiata e l'amicizia tra Maxime e Stéphane finirà in uno schiaffo.

Parallelamente a questa vicenda priva di lieto fine se ne svolgono altre tre che la arricchiscono e la chiariscono. Da una parte il giovane apprendista di Stèphane che, giovanissimo, si sposa; dall'altra la fuga di quella che è l'unica donna di Stéphane, la sua amica libraia, con un ricco viticoltore. E al centro la straziante storia del suo insegnante di violino, amico di una vita e quasi padre adottivo, sofferente di un ineluttabile tumore cerebrale, che Stéphane aiuterà a morire. Pirandello ci entra ma è lo spirito di Lermontov (da un suo racconto è ricavata la sceneggiatura) a pervadere la pellicola. Se l'amore esiste deve fare i conti con questo film. E se esiste l'amore si regge su un filo sottilissimo che non bastano lacrime e richezza, sesso e sbaciucchiamenti, figli, fedi o sciocca intimità a rinforzare, tanto è in continuo scacco della disillusione.

Inutile dire che il cuore in inverno è quello di Stéphane, uno dei migliori Daniel Auteuil di sempre. E che la Béart è meglio della Bardot, se proprio dobbiamo scegliere un'icona del cinema francese.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Un Cuore in Inverno' di Claude Sautet, un film che esplora un amore mai sbocciato attraverso la seduzione e il silenzio. Daniel Auteuil offre una performance memorabile nel ruolo di un liutaio introverso, coinvolto in un triangolo amoroso tormentato. La musica di Ravel arricchisce la narrazione, mentre il film riflette sul lato fragile e malinconico dell'innamoramento, evitando melodrammi e patetismi.

Claude Sautet

Regista e sceneggiatore francese (1924–2000) noto per i suoi drammi intimisti e per la capacità di raccontare sentimenti e relazioni con delicatezza.
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