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Clint Eastwood
Richard Jewell

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C'è una sbavatura. Nel film la giornalista Kathy Scruggs baratta la notizia in cambio di sesso. E quelli dell'Atlanta Journal-Constitution non l'hanno presa bene, per usare un eufemismo. Ma alla fine questa macchia nella sceneggiatura di Billy Ray illumina ulteriormente il nodo della questione: siamo tutti (giornalisti, narratori, registi) innamorati di una notizia che diamo per certa, di un'idea che non vogliamo scrollarci di dosso, di un ritratto approssimativo che ci siamo fatti e riteniamo infallibile. La violenza dell'informazione che può distruggere vite, anche solo nel suo processo di verifica. Come per Heisenberg, misurando il fenomeno lo alteri.

Raffigurando la giornalista come una rapinatrice di notizie che colpisce il basso ventre, Eastwood e Ray non fanno altro che rafforzare e rendere più evidente il significato del film: in questo mondo ultra-mediatico non conta tanto la verità, quanto una sua narrazione che sia abbastanza funzionale e credibile. Clint fa l'errore che stigmatizza, e questo ci dice quanto sia endemico nell'oggi che viviamo quell'errore. È ovunque, lo vediamo ogni giorno con i processi mediatici che vengono avanti in tv e sui giornali. Chi si preoccupa delle vite di quei colpevoli designati?

Come le tessere di un mosaico spietato, i film del Biondo si completano e dialogano con piena organicità. Se The Mule evolveva da Gran Torino, questo è un po' il ribaltamento prospettico proprio di The Mule: là c'era il colpevole insospettabile e quindi per tutti “innocente”, qui c'è l'innocente molto sospetto e quindi “colpevole”. Ma c'è anche molto di Sully, però in una forma meno sottile e tecnica, più mediatica e farsesca. Va in scena un processo senza fondamento sulla pelle di Richard e mamma Bobi, barricati in casa. È Sully degenerato.

E c'è molto altro, come i rapporti di forza tra stampa e forze dell'ordine. I giornali pendono dalle labbra dell'Fbi, ma quando escono coi titoloni, impongono una sorta di dovere ulteriore all'autorità che deve dare conferma a quanto scritto, perché alla gente quell'idea sembra piacere. Emerge nitidamente che il percorso analitico non è mai neutrale, ma teso alla costante conferma di un'opinione a priori.

In questo sistema tendenzioso, la cristallina trasparenza e fiducia del grasso protagonista appaiono anacronistiche. Fuori dal tempo. Lo stesso avvocato difensore (un bravo Sam Rockwell) usa i metodi e le categorie di Fbi e giornali, non ha fiducia piena nella forza soverchiante della verità, sa che una tendenza nell'opinione pubblica può contare più delle manchevolezze della tesi. Un richiamo ai temi del J'accuse di Polanski. La verità è un percorso travagliato, pieno di tranelli, un parto rischioso.

Tanti contenuti e non tantissima visione, perché la vicenda non ne consente granché. Manca un po' del sentimento dei film in cui Clint recita anche. Quella sua visione amara filtra meno attraverso attori-mezzo. Solo Clint rende giustizia a Clint. Le rotondità di Paul Walter Hauser non sono espressive come le rughe del vecchio regista. Anche se il sentire è ugualmente intonato in termini morali.

Da apprezzare la totale noncuranza del cineasta nella scelta di un soggetto poco accattivante per il grande pubblico. Protagonista obeso, non simpatico, pignolo e impacciato. Antagonisti che in fondo siamo noi, sono le figure istituzionali di cui tendiamo a fidarci (o forse tendevamo): le forze dell'ordine, la stampa. Noi.

Emerge un malessere complessivo per l'ineluttabilità del dolore che il sistema porta con sé: come spettatori e cittadini ci sentiamo vittime e carnefici, ingranaggi incoscienti di un meccanismo perverso. Come i giornali non possono non dare le notizie, le autorità non possono non indagare, noi non possiamo non indignarci a comando e poi fare completa retromarcia, in balia come siamo di parole che pesano e feriscono. Mortificano.

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Commenti (Dodici)

Onirico
Onirico
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Bella, molto, e bello anche il film. Però le lacrimucce della giornalista zoccola al discorso finale sanno tanto di retorica political correct, e ho rosicato. Ma forse non è così importante, dopotutto.


joe strummer: Io l'ho letta in questo modo: i giornali non vogliono fare del male ma credono davvero di fare un servizio e di dire la verità (che poi è verità, davvero si sta indagando su Richard. diciamo che i giornali facendo da megafono rendono più dolorosa quella situazione). poi quando si rendono conto di aver preso una sola... "soffrono". è un meccanismo perverso in cui tutti pensano di fare la cosa giusta ma fanno solo del male
Onirico: Può essere come dici, effettivamente non c'avevo pensato, è un'analisi interessante. Però Clint anche in altre occasioni, adesso non saprei dirti quali, la butta sul sentimentalismo un pò americanoide da lacrima facile con sviolinata... a me dà fastidio, non ci posso fare nulla. E' quella puzza di bandiera sventolata...
joe strummer: tipo in Un mondo perfetto quando sparano a Butch che tira un cazzotto al cecchino
joe strummer: o in American Sniper quando indugia sulla bara del protagonista
Onirico: Il secondo lo dovrei rivedere, perché, nonostante fosse osannato da tutti, a me non disse molto, e al giorno d'oggi non ricordo quasi nulla. Per quanto riguarda Un mondo perfetto, hai indovinato alla perfezione la scena che mi ha infastidito :-))
Onirico: Che poi, diavolo, mi hai ricacciato Un Mondo Perfetto che è, insieme al Titanic, forse il primo film "per adulti" (si fa per dire, era molto family friendly, ma roba con spari in casa mia mi è stata vietata fino ai 10 anni eppiù) che io abbia mai visto, ricordo che alla fine piansi tutte le mie lacrime. Il senso critico l'ho sviluppato dopo... comunque Kevin Kostner era un personaggio, dal punto di vista di un bambino. Ora che hai acceso la miccia, uno di 'sti giorni me lo rivedo...
joe strummer: Io l'ho rivisto di recente. Molto bello. Da piccolo mi sconvolgeva
lector
lector
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Clint ha raggiunto, ormai, lo status di "classico" e può fare quello che gli pare!


IlConte
IlConte
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D’accordo con Lector... un suo film, mal che vada, mi piace.


nangaparbat
nangaparbat
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"C'è una sbavatura. Nel film la giornalista Kathy Scruggs baratta la notizia in cambio di sesso. E quelli dell'Atlanta Journal-Constitution non l'hanno presa bene, per usare un eufemismo." Scrivi molto bene, pero' hai questa abitudine di iniziare le recensioni in maniera brusca, senza un minimo di introduzione che renda piu' ariosa la narrazione, che a volte mi impedisce di apprezzarti fino in fondo.


proggen_ait94
proggen_ait94
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invece questo super flop un po' mi preoccupa. Potrebbe terminare la sua carriera?


joe strummer: in effetti è andato male male. Ma credo che viva ancora di rendita per gli incassi di American Sniper e comunque anche quelli dopo hanno avuto un buon successo.
proggen_ait94: Speriamo. A mio parere questi film tardissimi tendono ad essere più validi e interessanti di quelli che faceva 15 anni fa
andisceppard
andisceppard
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"Come per Heisenberg, misurando il fenomeno lo alteri."

Cinque solo per questo. Sul serio grazie di esistere. Dopo io non ho mai capito se sono comunista o repubblicano americano. Spesso me lo chiedo. E non mi so rispondere. Mio papà - un anno più di Eastwood - dopo la visione di the mule (secondo me bellissimo) commentò: boh, non ho capito, questo ha problemi a guidare? Boh. Alla fine mi vedrò il film. Dopo ti dico. Intanto grazie. Per

"Come per Heisenberg, misurando il fenomeno lo alteri."

Non so se l'avevi capito...


joe strummer: In effetto sono molto soddisfatto di quel passaggio. The Mule bellissimo!
dsalva
dsalva
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Ancora da vedere. Ho una venerazione per Clint, vediamo come mi prende......bella rece, come Clint non ne sbagli una!


Chainsaw
Chainsaw
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Un buon film, e ancora una volta Clint ci conferma che saprebbe girare un tradizionale acchiappaoscar migliore di tanti altri... solo che non vuole farlo.


Chainsaw: Note a parte: peccato per l'evoluzione frettolosa della giornalista bionda nella seconda parte del film, invece quattro lacrime e via. Sam Rockwell favoloso.
Caspasian
Caspasian
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Non ho visto il film ma mi è venuto in mente Rashomon con quelle sue verità soggettive dove non si può fare niente. Ah, le miserie umane...


JonatanCoe
JonatanCoe
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Ma Eastwood non si ferma più?! Chapeau, fare regia a 89 anni non è da tutti.


NeKro: Io avevo capito che The Mule sarebbe stato l'ultimo.......si vede che non avevo capito bene^^'
joe strummer: L'ultimo recitato da lui credo
zappp
zappp
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Un film nel solito modo rigoroso e minimalista che è l'essenziale vivere di Clint, in cui ben si crogiola in fatti molto spesso realmente accaduti, ma nel contempo l'ho trovato un pò stanco, forse per questa sua urgenza nel fare un film all'anno, che se avesse aspettato un attimino (nonostante i 90 anni e vedi Douglas) lasciando decantare certi momenti, ne sarebbe venuto fuori un qualcosa di assai più incisivo e straziante senza enfasi made in USA, visto che Clint sa districarsi in certi meandri che quasi "filma" a l'europea.
Quindi un film con ampia sufficenza, ma niente di più.
Molto credibili i 3 attori protagonisti, mentre stereotipati i 2 personaggi che interpretano l'agente FBI, e la giornalista mignotta, ruoli immortalati un miliardo di volte, quindi non da Clint.


joe strummer: Manca un po' di energia, è vero
ilfreddo
ilfreddo Divèrs
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Un film che non lascia un segno graffiante. Viene scelta una storia come tante altre sconosciute.
Una di quelle notizie lette e poi dimenticate nel giro di un paio di giorni. Un uomo medio che più medio non si può come protagonista e il rischio che il film sia un po' piatto diventa quasi una certezza. Il tema mi incuriosisce e mi spaventa ma lo sviluppo del film mi sembra claudicante, con poco ritmo.


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