LA RECENSIONE

Per la serie "ne avevamo davvero bisogno"? E passi che tutti noi amiamo l'Hard Rock becerotto ed ignorante. E passi, anche, che di tanto in tanto quella puntina deviata di Hardcore la facciamo scorrere volentieri. Ma questo è troppo. I Clutch sanno suonare, ed hanno imparato benissimo il verbo dettato dai maestri dei generi succitati. I Clutch sanno anche produrre vagonate di riff tanto piacevoli, quanto derivativi. Ed, ok, sanno anche come strutturare un mid-tempo. Peccato che in quarantasei minuti di momenti da ricordare ce ne siano ben pochi. Ad onor del vero non abbiamo a che fare con un brutto album, ma semplicemente con un album insipido. Tutti i brani sembrano muoversi sulla stessa autostrada (ok, la Route 66-6, fa figo ed Hard Rocker) stilistica, ma pochi riescono a spiccare per qualità compositiva. L'incipit del disco getta parecchio fumo negli occhi. E', infatti, irresistibile l'andamento veloce ed incalzante di "A Shogun Named Marcus", come d'altronde è impossibile non muovere la testa con "El Jefe Speaks", brano dotato di un refrain anthemico ed irresistibile, preceduto da una strofa sulfurea e ridondante. A chiudere il trittico, invece, ci pensa "Binge And Purge", una slow song malata e Sabbathiana che riesce a tenere attaccati alla sedie prima dell'esplosione nel finale con relativo cambio di tempo. Ed ora le brutte notizie. Questo non è un EP, e di brani ce ne sono ancora otto, al contrario la varietà sembra essersi esaurita. Ed allora ecco arrivare brani piatti come "Bacchanal" o "Effigy", che quasi giocano a rincorrersi in una simpatica corsa all'inutilità. Difficile dire chi la spunti.  Qualche buona intuizione giunge da "Walking In The Great Shining Path Of Monster Trucks" e "Heirloom 13", seppur comunque la solfa è la stessa: andamento ridondante e riffone pronto ad esplodere nel ritornello "catchy", ma tanto vale salvare il salvabile. I Clutch in seguito ci hanno insegnato che con mezzi non obbligatoriamente eccelsi si possono tirar fuori ottimi album ("Clutch" e "The Elphant Riders"), ed il mio consiglio è di riscoprire proprio quelli. Riprovateci, sarete più fortunati, più che un monito sembra una premonizione. Ci hanno riprovato, e lo sono stati!

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Riassunto del Bot

La recensione critica il nuovo album dei Clutch, 'Transnational Speedway League', evidenziando riff derivativi e una scarsa varietà stilistica. Pur riconoscendo alcune tracce interessanti, l'album risulta nel complesso insipido e ripetitivo. L'autore suggerisce di riscoprire lavori precedenti della band più riusciti, come 'Clutch' e 'The Elephant Riders'.

Tracce testi video

01   A Shogun Named Marcus (02:52)

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02   El Jefe Speaks (03:49)

04   12 Ounce Epilogue (02:49)

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06   Milk of Human Kindness (04:17)

09   Heirloom 13 (05:34)

10   Walking in the Great Shining Path of Monster Trucks (03:43)

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11   Effigy (05:09)

Clutch

Clutch sono una band statunitense formata a Germantown (Maryland) nel 1991. Guidati da Neil Fallon, mescolano stoner, hard e blues rock con forte impronta groove e un caratteristico uso dell’organo Hammond in varie fasi della carriera.
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