Breve descrizione degli Skinheads delle mie parti: rasati (non ve lo aspettavate è?), di peso che oscilla dagli ottanta ai centoventi chili, tatuati e incazzati. Breve descrizione del loro comportamento nei concerti: tendenti a pogare "distratti" con il gomito all'altezza dei denti, attendono in prima fila l'artista che dovrà suonare facendo del sano stretching alle spalle tracannando belle pinte di fresca birra. Di comportamento amichevole socializzano con gli estranei (cioè tutti coloro che non sono skin) appoggiando di tutta forza un loro pugno sul naso altrui, causando a volte la fuoriuscita di sangue se non la fatturazione del naso stesso. Nonostante gli skinheads che incontro nei concerti spesso e volentieri mi causano una valanga di lividi ed ammaccature, un esibizione dei Cock Sparrer non me lo perderei per nulla al mondo. Sono sicuro che la descrizione data nella prefazione causerà una valanga di dissapori nel sito ma non è mia intenzione di fare di tutta l'erba un fascio, alcuni di questi tizi (la stramaggioranza) sono delle correttissime persone, ma alcuni mitomani scaduti ormai nella ridicolaggine pura sono la piaga della musica Oi!
I Cock Sparrer non hanno bisogno di molte presentazioni, band londinese formata nella metà degli anni settanta, danno alla luce il loro debut album nel 1982. Caratterizzati da una musica punk Oi! trattante temi sulla classe lavorativa, rivoluzionari spingendo i ragazzi ad un approccio alla vita con i denti stretti. Non mancano però argomenti più leggeri, vedi il calcio e ragazzate.
Il live inizia con gli applausi di un pubblico affettuoso, si annuncia la band e il brano "Riot Squad" viene sparato giù come il più bel saluto che si possa dare. La band è carica, nonostante è passato più di un ventennio dall'inizio della loro carriera, quando ancora si chiamavano Cock Sparrow, quando le loro esibizioni avvenivano per la maggiore nei scuri london pub. Non dico una scemenza ma sembra che stiano suonando dei ragazzini. Il pubblico di San Francisco non può prendere fiato e già gli accordi "Watch You Back" fa tremare gli spalti. Come di tradizione non c'è spazio per discorsi vari e "Working" viene eseguita con la scia della precedente song. Sembra di esserci e quando la fantastica "Teenage Heart" inizia, questa volta annunciata da Colin McFaull, riesco a sentire l'odore del sudore del pubblico, mentre un pogo da paura miete vittime sotto il palco.
La band ha bisogno di prendere fiato e "Argy Bargy" è la canzone che sembra fare al caso giusto, susseguita da "Runaway Johnny", suonata impeccabilmente. Ma se i Cock Sparren hanno iniziato a stancarsi la folla sembra solo stare all'inizio cantando "Take 'em All" a squarciagola. Si continua con "A.U.", "I got Your Number" la stupenda "Because You're Young" e continuiamo così con i classici fino alla diciottesima canzone "We're Coming Back" dopo la quale gli spettatori non vogliono andarsene costringendo la band ad un bis di "England Belongs To Me". Il live è divertente coinvolgente e ben fatto. I Cock Sparren non sono più dei giovincelli, ma rimangono degli ottimi musicisti e riescono a tener vivo un concerto dalla prima all'ultima canzone. Non si sentono particolari errori se non degli impercettibili sbagli che solo un pignolo senza scrupoli potrebbe stare qui a segnalare.
Il lato positivo di questo concerto è che si sente un'aria di divertimento, di fratellanza e di grande rilassamento. Band come i Cock Sparren sono un patrimonio musicale di grande valore e la loro durata nel tempo ha permesso la diffusione del loro orgoglioso messaggio.
In conclusione devo dire che l'album merita davvero, una raccolta live degna di nota.