I Cock Sparrer sono una delle più storiche band street-punk e qualcuno potrebbe storcere il naso vedendo le date che appaiono già mature, ma in realtà erano in giro già da un po' quando esce questo disco; mezz'ora di punk come si deve.

Probabilmente il pubblico di oggi non apprezzerà molto questo disco perché il sound nel tempo si è evoluto e oggi sembra assurdo pensare che il punk sia questo: non importa andare a pescare lo streetcore, già ai tempi stessi degli 'Sparrer c'era in giro roba molto più pesante, cattiva e rancida. Ma la risposta è molto semplice: i Cock Sparrer suonavano Oi! nella sua radice prima, ovvero divertirsi, fare cagnara contro il sistema, essere inglesi dei sobborghi come sobborgo comanda. La radice della natura di questo disco è molto orientata a sonorià pub rock, rendendo quindi l'ascolto perfettamente gradevole anche a chi di punk ne mastica poco.

La produzione è, in un certo senso, tranquilla: non si trovano cori da stadio di quelli cattivi, quelle strofe urlate dritto per dritto con la batteria a mille né i controtempi o i sincopati veloci che fanno schizzare la testa. Qui ci sono ritornelli cantabili, riff energici e molto settantiani, un timbro tipico di quegli anni a servizio di melodie quasi sempre azzeccate. Questo è punk da gustarsi con una bella birra in mano mentre guardi West Ham - Arsenal alla TV di qualche bettola, circondato dai tuoi amici. Dal vivo la carica aumenta: i Cock Sparrer dimostrano che il punk non deve per forza essere estremo, la sua carica di energia può anche essere veicolata da una concezione, appunto, molto rock and roll, che in sede live potrà essere cantata in coro da frotte di skinhead sguainando il suo lato più muscolare.

Del resto quando esce questo disco i punk (come anche i metallari) sono praticamente nel primo momento di smarrimento: i metallari si rialzeranno con i generosi frutti dei volenterosi New Wave of British Heavy Metallers, i punk con hardcore e così via. È evidente in "Where Are They Now", brano che - per chi sa trovarla - rivela una sorta di nostalgia: vengono citati molti nomi importanti per la band (non a caso appunto anche Who e Led Zeppelin, si presume); qualcuno ci legge anche una citazione ai Pogues ma, viste le date, dubito.

Ma i brani ottimi sono molti: la bellissima "Riot Squad", l'inno "England Belongs to Me" o "I Got Your Number", che nella melodia è così British da ricordarmi i Jethro Tull; il disco scorre benissimo.

Okay, non sarà il punto più alto mai raggiunto dal punk, ma di certo è un'opera onestissima e molto buona. Non ha rubato nulla: è un disco iconico e merita di esserlo. Voto: 83/100.

Elenco tracce e video

01   Where Are They Now (02:59)

02   Riot Squad (02:44)

03   Working (02:46)

04   Take 'em All (02:33)

05   We're Coming Back (03:24)

06   England Belongs to Me (03:04)

07   Watch Your Back (02:21)

08   I Got Your Number (02:48)

09   Secret Army (01:56)

10   Droogs Don't Run (02:55)

11   Out on an Island (04:38)

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