Copertina di Codeine Barely Real
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Per appassionati di musica indie, fan dello slow-core e del rock sperimentale, neofiti della band codeine
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LA RECENSIONE

Rock languido, narcotico, melanconico, impressionista... queste ed altre etichette sono state regolarmente impiegate per targare le produzioni del trio di Chichago. D'altra parte se da un lato l'appartenenza alla Sub Pop, abituata a stampare ben altro materiale può indurre al mislead, il nome non lascia margine di errore: l'immagine della moviola per rallentare i tradizionali ritmi del rock non è una metafora ma una realtà tangibile della sperimentazione e del genere codificato che la band di John Engle, Chris Brokaw, Stephen Immerwald ha de facto contribuito ad inventare.

In parte precursori in parte esponenti di spicco dello slo-core, i Codeine sanno creare trame chitarristiche prima reiterative e ipnotiche, quindi più melodiche ed accessibili che si intarsiano all'interno di una struttura armonica di basso e batteria che in qualche modo, attraverso la potenza del sound, ne evidenzia i contorni e la delicatezza per contrasto. Questo il loro modulo espressivo, che in "Frigid Stars" ha forse individuato la massima realizzazione artistica, mentre nel secondo full lenght "The White Birch" era appesantito da alcune velleità classicistice di troppo.

Questo mini album, "nudamente reale" si colloca nel mezzo: l'ombra di esordienti Swans è sempre proiettata sul palco di ogni esibizione del trio americano, il vago accenno quasi auto-ironico al noise-melodico alla Dinosaur Jr, eccentricità e soprattutto margini di identità sfumati. Sembra proprio che nell'assenza di un fulcro identitario preciso si concentri il significato più essenziale delle opere dei Codeine.

"Barely Real" è un episodio interlocutorio tra i citati due albums: il singolo "Realize", più melodico e aperto del solito, può ricordare la bellezza neoclassica di "D", tra Nick Drake e J(oseph) Mascis, mentre il lato più sperimentale (vide supra) è documentato da "W" (sonata per piano alla Debussy) e "Jr": arrangiamenti cameristici che non stonano nel contesto ristretto del mini album in questione.

Si permette di consigliare di partire da "Frigid Stars" o da qui anzichè dalla Betulla Bianca: troppo pesantemente arricchito di idee potrebbe allontanare il neofita.

.:Takk:. n.4  

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album Barely Real dei Codeine, esponente chiave dello slow-core, evidenziando la sua atmosfera ipnotica e la sperimentazione sonora. Considerato un episodio di mezzo tra i loro lavori più celebri, combina melodie accessibili e arrangiamenti cameristici. Viene consigliato come punto di partenza ideale per chi si avvicina alla band.

Tracce testi video

01   Realize (05:04)

03   Barely Real (03:13)

Don't you have to speak now?
Not just look and half smile
All I want's to feel
That I'm barely real

I feel like string
I feel like nothing

Who's the silence for now?
Can your heart still hold
Everything...
Untold?

I feel like string
I feel like nothing

04   Hard to Find (03:18)

06   Promise of Love (05:12)

Codeine

Codeine è un trio slowcore nato a New York nel 1989: Stephen Immerwahr (voce, basso), John Engle (chitarra) e Chris Brokaw (batteria); in seguito si aggiungono David Grubbs (chitarra) e Doug Scharin (batteria). Pubblicano su Sub Pop Frigid Stars (1990), l’EP Barely Real e The White Birch (1994), diventando riferimento per lo slowcore, con forti echi post‑rock. Si riuniscono nel 2012 e tornano in attività con uscite d’archivio dal 2022.
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