"La scena beatnik dei sessanta legata al peyote sembrava esistere da sempre - è stata in mezzo agli hippies sin da quando gli hippies esistono e molto prima che l'acido fosse inventato. Era legale e si poteva acquistarlo nei negozi di cactus o nelle serre. Le cose allora erano molto più cool, prima che l'acido facesse la sua apparizione." Bill Miller.

Austin, Texas appare prepotentemente sulla mappa del rock nel 1966, grazie al folgorante esordio dei 13th Floors Elevators, ed ai loro infuocati spettacoli. Tra il pubblico in autentica adorazione si vedono spesso i giovanissimi Bill Miller e Tom McGarrigle, i quali sono i fondatori ed unici membri permanenti della band Amethysts. Miller è un personaggio alquanto particolare, con una particolare predilezione per il deserto ed i rettili che vi abitano, per il peyote e per le mistiche religiose. Musicalmente rimane folgorato dall'uso che gli Elevators fanno dello Jug e decide di spostare la propria attenzione sulla Arpa, costruendosene una elettrificata, che ne contraddistinguerà l'intera carriera. Stanchi delle continue defezioni da parte dei vari cantanti transitati, i due iniziano a dividersi le parti vocali e nel 1968 entrano in contatto con il primo batterista degli Elevators John Ike Walton, di ritorno in Texas. Walton decide di collaborare al nuovo progetto e subito contatta il suo vecchio amico Bill Josey Sr, titolare dell'etichetta Sonobeat Records. Le sessions del 1969 negli studi della Sonobeat partoriscono un master, che purtroppo Josey non riesce a piazzare alla Columbia, come promesso e come aveva appena fatto per il chitarrista Johnny Winter, tanto che nella primavera del 70 tutto era pronto, ma nulla accadde. La band che nel frattempo si era rinominata Dark Shadows continua senza troppo successo e "solamente" 3 anni dopo, il nuovo bassista Michael Ritchey riesce a recuperare il vecchio materiale negli studi Sonobeat e farsi fare un acetato xhe vuole ascoltare sul suo impianto hi-fi, pur non avendo preso parte alle registrazioni.

Ma sia il nastro che l'acetato, che rimane l'unica copia esistente, spariscono per riapparire solo nel 1989, quando Ritchey fa ascoltare le canzoni a Rich Haupt e Mike Migliore della Rockadelic Records di Dallas. I due rimangono letteralmente a bocca aperta e subito chiedono di poterle stampare, così che Ritchey li mettte in contatto con Miller, il quale è molto riluttante a far conoscere il suo vecchio materiale, ma i tre riescono a convincerlo che è grande musica. Nonostante strappano a Miller il consenso, ci sono alcuni problemi da superare, il primo è sul nome della band... Ritchey, proprietario dei nastri originali, sostiene essere Cold Sun mentre Miller dice che allora erano intenzionati a chiamarsi Dark Shadows e che quello avrebbe dovuto essere il nome per la stampa... Migliore riesce aggira l'ostacolo mettendoli entrambe e di fatto aumentandone il fascino, con la copertina progettata e realizzata dalla Rockadelic ed il retro desertico e con un gecko in primo piano come soddisfazione del desiderio espresso da Miller. Il disco viene stampato in sole 300 copie numerate, che vengono subito polverizzate... "Nel corso degli anni avrei potuto stamparne molte altre sia in vinile che in CD, ma sono felice di aver onorato la promessa fatta e Bill di stamparne solo 300" ricorderà in seguito Migliore.

L'attacco con "Ra-Ma" è semplicemente folgorante, puro e cristallino fluido lisergico che si snoda come un serpente nelle crepe del deserto bruciato dal sole, alternando momenti di psichedelica californiana a furiose cavalcate stoner abbondantemente ante-litteram.  Certo, non hanno i suoni di Kyuss o Sleep, ma il deserto, i rettili, il peyote, la "pesantezza" delle costruzioni armoniche, le improvvise accelerazioni, l'aria malsana che si respira... ne sono certamente il seme. "Here In The Year" è una morbidissima ballata "Dylaniana" sporcata appena oltre la metà da una breve cavalcata spaziale che termina in un incedere rumorista, mentre "See What You Cause" è puro blues velvetiano, dovuto all'amore di Miller per la band di Lou Reed, per cui aprirono un paio di serate durante il loro tour texano del 1968. Il poderoso rock di "Twisted Flower" e quello più "country" di "South Texas" sono altre due visioni lisergiche degli immensi spazi desertici, che disegno perfettamente le mistiche divagazioni legate ai viaggi in peyote a cui erano devoti "C'era un forte vociare di gecki in questo motel. I gecki anno voce. Il peyote è più orientato all'audio di qualsiasi altra droga io conosca. La chitarra di Tom McGarrigle sembrava la voce di un gecko in quel periodo" commenta Miller. "For Ever" e "Fall" chiudono il disco, calcando ancor più che in precedenza la mano su quanto i Cold Sun/Dark Shadows siano il vero e proprio vagito ancestrale dello stoner, con gli oltre sette minuti della seconda che triturano ad alta velocità gran parte dei dubbi che si possono avere al riguardo.

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