Ci sono cose che non dimenticherò mai. Come il primo bacio o la prima volta che feci l'amore. Non ricordo che natale fosse, si somigliano tutti, quelli di adesso e quelli di bambino si confondono. I regali li aprimmo la mattina quell'anno, questo si lo ricordo. La luce del giorno illuminava un disco, o meglio la custodia di plastica contenente un disco. La copertina, bo, indefinibile, un mappamondo che gira su sfondo nero, insignificante. Il titolo poi, "parachutes". Paracaduti? Il mio fanciullesco pregiudizio mi predisponeva ad una sonora ciofeca. "Un altro cd che mio fratello non ha il coraggio di comprare da sé e mi rifila come regalo" devo aver pensato nell'istante in cui gli sorrisi fingendo amenità e stupore per l'arcano che stringevo fra le mani.
Il primo bacio, bhè fu piuttosto equivoco. Ero un pischello piacente (non che ora sia da meno) e più creature mi venivano dietro, ma vuoi per la mia timidezza abissale, vuoi perchè talmente narciso da usare i neuroni solo per pettinarmi divenivo un blocco di granito quand'ero in intimità con una ragazza. Si chiamava, mm, no, non credo che importi come si chiamasse, tanto alcuni m'avranno bollato a sfigato che ha l'impudenza di condividere queste sciocchezze. Insomma passai un giorno intero a casa sua, ci fissammo per ore negli occhi a una distanza di approssimativamente 3-4 cm da naso a naso. Io lo volevo, lei lo voleva e pensava "che ritardato" eppure nulla, nisba, nada. Arrivati al momento di congedarci lei aveva un'espressione per usare un eufemismo, affranta, schiena china sul muro di casa, le braccia anch'esse raccolte dietro, come a cercare un sostegno. Io di un color tabasco "Bhè.....ciao". Bhè vaffanculo deve aver pensato lei e fiondandosi in avanti scoccò il fatal contatto fra mucose, trasfusioni di saliva annesse.
Probabile che quel video fosse stato trasmesso prima che mi fosse regalato il disco, non saprei. Quel video, surreale, era "Yellow". E chi se lo scorda? C'era già rete A mi sembra e puntualmente ti appare sto faccione sfigato, pallido come la morte, sto bruttarello che si dimena su una spiaggia grigia, in k-way, sotto la pioggia, e mentre canta filamenti di bava gli penzolano fra i denti. Uno shock. Il testo poi, tutto yellow. La melodia poi, un po' Stereophonics, un po' The Bends, un altro po' Cranberries, insomma un nonsense su tutti i fronti. Però l'effetto che faceva era un po' come quel primo bacio, sorprendente, capace di penetrare andando dritto al cuore, annullando ogni altra cosa.
La prima volta che lo feci fu invece un trauma, se vi aspettate i particolari vi deluderò, rimembro frammenti nebulosi, ero talmente agitato che feci cilecca, sarà anche l'unica da allora in poi fortunatamente.
Come dite? Dovrei spendere due parole sul disco? Ma il disco lo conoscete dai, è bellissimo, un gioiello intimista e pacato, come solo gli anni novanta hanno saputo regalarci. I Coldplay faranno uscire altri dischi e altri video, quest'ultimi ringraziando il cielo meno osceni, col tempo diverranno qualcos'altro. A me piace ricordarli così: 4 albionici i cui epiteli non hanno mai visto la luce del sole, delle mezze seghe sentimentali che schizzano saliva dall'eccitazione nei rari momenti si socialità.
Dieci poesie (+ hidden track) una più bella dell'altra che ci regalano un nuovo gruppo di riferimento per il panorama musicale mondiale.
Vi consiglio di ascoltare il cd prima di andare a dormire, in quei momenti rende al meglio.
"L'emozione, i brividi che ti fanno accapponare la pelle."
"Una malinconia felice: soliti saltelli di corda e testo smielato."
Nonostante tutto, è un disco bello.
I Coldplay riprendono la formula compositiva dei primi Radiohead e realizzano un disco piacevole e molto ascoltabile.
"Yellow è un brano completo e trascinante, un cavallo di battaglia che ad ogni concerto manda in visibilio i fan."
"Questo cd è certamente uno dei migliori dischi che l'Inghilterra ha partorito dai tempi di '(What's the story)Morning Glory' degli Oasis."
Il brano che ha portato i Coldplay alla ribalta in patria e fuori.
Semplicemente una perla da custodire gelosamente: la degna conclusione di quest’album.