Che senso può avere, oggi, un nuovo album dei Coldplay? Ben poco, se si pensa alla oramai saturazione di quel genere che col senno di poi venne definito (brit)pop intelligente, qualcosa che si nutrisse allo stesso modo di "Grace", "The Bends" e "Automatic for the people", con attitudine tutta inglese.
Il successo di queste band resta un mistero: Chris Martin è un bravo ragazzo, è riservato, non si atteggia a prima donna, è politicamente corretto; ma questo fiume in piena di melodie graziose, di arpeggi gentili e voci in perenne sussurro, questi Embrace e questi Travis, questi Hopes of the States e questi Keane, questi The Dears, Thirteen Senses, Antony con o senza i Johnsons e via via perchè è impossibile contarli tutti che non se ne esce vivi, non una melodia che si distingua dalle altre, non un salto nel vuoto, non uno spigolo pronto a ferire - tutto questo è la rappresentazione artistica dell'incapacità di reinventarsi.
E nulla cambia in "X & Y", ultima vetrina dei Coldplay, ma che potrebbe benissimo essere "Parachutes", o "A rush of blood...", che la materia prima è sempre la stessa, addirittura quì pare partire come "Clocks" rifatta dai Dire Straits (l'apertura di "Square One"), ma è uno spavento che passa presto. Il singolo estratto, "Speed of sound" l'avevo preso per "Clocks", e proprio ci assomiglia, e pure quando cercano di sperimentare - come succede in "Talk" dove si appropriano di un riff di "Computer Love" dei Kraftwerk - il risultato è strabiliante: sembra uguale identica a "Clocks", in versione da stadio.
Il resto è ordinaria amministrazione, ma se apri il giornale sono proprio bravi, ci scrivono Dylan-style, a volte Beatles-style, ieri c'era scritto Coldplay-style, ed evidentemente mi sono perso qualcosa.
Sono certo che tra qualche giorno tutto sarà diverso e io guarderò a queste canzoni da una prospettiva migliore, ma oggi nulla mi consola e io spero solo arrivi al più presto un altro '77 e una mandria di punk luridi e lerci spazzi via tutti questi bravi ragazzi e queste brave canzoni da 3-minuti-e-mezzo-a-volte-4.
O forse è solo per questa pioggia che non smette mai, e cade sul tetto di casa mia (?) dove contemporaneamente di odono danze turche e polka, tango e canti delle Ande, da 400 stanze che neanche mi ricordo, a ricordare ad ognuno di noi da dove si viene, e la verità è che nulla ci consola, e loro s'aspettano ch'io ribatta con Mario Merola, o che magari mi metta a suonare il mandolino, ed invece rimetto "Clocks" rifatta ad libitum, mi accendo una sigaretta, cerco una posizione comoda e ricomincio ad aspettare il '77.
X & Y non può definirsi certo un capolavoro ma è un gran bel disco.
Come ironicamente ha sottolineato Chris Martin in una recente intervista ad Mtv: "It's not Shit!"
Quel giorno è finalmente arrivato! Venerdì scorso quando sul lettore scorrevano le prime note di "Square One" qualcosa dentro di me è scattato...
La musica di questo disco è epica, calda ed imponente ed in grado di avvolgere completamente l’ascoltatore!
"Quando ottieni ciò che vuoi ma non ciò di cui hai bisogno... questo potrebbe essere il sunto di quest'album."
"I Coldplay sono i migliori in questo settore 'pop-rock-melanconico' con la dolcezza di 'Fix You' e i riff di 'Talk'."
X&Y è una sequenza di brani piacevoli, ma che suonano da un po' come il 'braccino' tennistico, la paura di osare, paura di rischiare.
Il disco sembra essere uscito da un garbato lavaggio del cervello, la linea sul monitor risulta piatta e i picchi si contano sulla punta delle dita.
La carattersitica che contraddistingue a mio avviso i Coldplay è quella di saper scrivere ottime melodie immediate e dirette, senza tuttavia essere mai banali.
Piccolo capolavoro del disco è "Fix you", delicata ballata a colpi d'organo, dove la splendida voce di Chris Martin finisce in un corale davvero notevole.