Copertina di Colle der fomento Odio pieno
MosMaiorum84

• Voto:

Per amanti del rap italiano, appassionati di musica urbana e cultura hip hop, ascoltatori alla ricerca di dischi autentici e viscerali.
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LA RECENSIONE

Faccio una premessa: di rap e hip hop me ne intendo poco, lo ammetto. Ho ascoltato, apprezzato - spesso amato - parecchi dischi della scuola italiana, senza mai esplorare granché le origini del rap. La mia conoscenza dei classici del rap, insomma, si ferma sostanzialmente a Wu Tang Clan e Run DMC, senza che nessuno dei due, con i loro toni super americani, sia mai riuscito a fare breccia del cuore di chi ancora sente la ruggente Toscana dei centri sociali e delle periferie di provincia.

Ma è proprio qua che si inseriscono i CDF. Con l'unica differenza che non sono toscani.

Amo dire che in realtà i grandi dischi si dividono in due categorie: chi ti immerge in una certa atmosfera solo se sei predisposto, solo se quella atmosfera la conosci, e chi ti prende per i capelli e ti ci mette a forza. "Odio pieno" è una sfida: "Odio pieno" ti guarda con i suoi occhi della notte e te lo dice: "tu lo sai che rimarrai ipnotizzato sin dalla copertina". Ma si fa aspettare, fa il prezioso, ci vuole tanto per apprezzarlo. Ci volle tanto - ai tempi - soprattutto per chi come me era abituato alla metrica ultra serrata di Caparezza e Rancore o alle atmosfere facilone del primo - maestoso - Bassi Maestro. Invece "Odio pieno" ha un'atmosfera tutta sua. Decide quello che vuole essere. Innovativo? No. Personale? Avoja. Uno di quei dischi che se la gioca tra l'estremamente etereo e l'estremamente reale, tra il crudo e l'onirico. "Odio pieno", è vero, devi impegnartici per capirlo e per sentirlo bruciare dentro, ma perché è complesso, non perché è superficiale. Non c'è la faciloneria che avrebbe funzionato benissimo, piazzando qualche bel pezzo a casaccio di quelli strappalacrime sui dolori dei ragazzi di periferia.

L'intro è mozzzafiato, crea atmosfera in maniera avvolgente. "Solo hardcore" è il primo colpo. Non aspettatevi versi con decine di rime interne e giochi di parole, il Colle è molto scarno e schietto (rammento che quando, ipnotizzato e affascinato, rimisi questo disco dopo averlo ascoltato una volta e poi lasciato a prendere polvere un po', mi stupii in quanto ricordavo la metrica molto più larga di quanto fosse, pur rimanendo effettivamente tutt'altro che stretta). L'aria che tira è chiara. Notturna, cupa, ma non necessariamente violenta. Immaginatevi una periferia di provincia, anni '90, centro Italia, c'è il solito bar con le sedie di plastica e la falena intorno alla lampada. E tre figuri che ti guardano male. Poi magari sei dei loro, ma intanto ti hanno guardato male. Il ritornello: una voce effettata, sembra provenire da un'altra stanza. Dall'altra stanza del bar, che ormai sta per chiudere, un altro tipaccio sente la vostra conversazione e si inserisce, delicato come un coltello, che va saputo usare. "Perché flippo solo hardcore, non regalo niente perché flippo solo hardcore". Lasciate che mi dilunghi a citare un altro paio di versi: "Cristo Iddio non capisco, un meccanismo c'è ma l'hanno messo ben nascosto" (versi di rabbia che sembrano prendere di petto tutta la filosofia stessa) oppure "faccio rap, solo rap, tu ci ridi sopra, ci giochi ma col rap non ci si gioca", quattro parole in croce che tirano su due versi con una rima imperfetta, ma inaspettata, veloce, brillante. "Quello che ti do" è stanca, si trascina, come se nel bar che sta per chiudere il Danno si appoggiasse al tavolino e ti parlasse a mezzavoce "Accendere il fuoco che è in te, mi basta solo una scintilla, per fare più bella questa sera: posso anche amarti, ma amarti alla mia maniera". L'incursione soul è da manuale e la tenera sbruffonaggine del Danno, che chiama in causa Guendalina, sua fidanzata dell'epoca con cui rimase dieci anni, è veramente emozionante. Ancora livelli altissimi con "Sopra il colle", brano autoreferenziale che alla leggere sguaiataggine della voce associa ancora una volta una base asciutta, che ci metti tanto a capirla. "Quando verrà il momento" ha un beat pachidermico e dal tempo strano, che si inserisce pesante. Si prosegue con la bella "Ninna nanna" fino alla breve, bellissima, "Elfo scuro". Siete usciti dal bar, il Danno storce la bocca e guarda verso il cielo, nero, di Roma, nella notte, poi riprende a parlarti. Forse la mia preferita. Intermezzo intitolato "Pornorockers" e poi la simpatica ma non trascendentale "Funk Romano". La breve "Sempre vero" lascia spazio alla bellissima, forse musicalmente parlando la migliore e la più cattiva, "Ciao ciao", con incroci di beat stratosferisci. A mio avviso genialmente comico, senza senso e incomprensibile il verso "Se qualcuno non ci sta, tanti saluto: scopati i buchi di un formaggio con i buchi!". E beh, per forza, se un formaggio senza buchi come dovrei fare a... insomma abbiamo capito. Che poi perché se uno non ci sta dovrebbe darsi sollazzo usando un groviera? Misteri del rap. "Cinque a uno" è disillusa e bella, così come la successiva "Non ci sto" è un inno tutt'altro che smodato, bensì pacato e trascinato, all'ebbrezza. "Outro" chiude degnamente.

E rivedi la copertina. E capisci che è facile fare i disconi che ti fanno venire in mente le seratone, i concertazzi di quando eri un giovanotto, magari le prime ragazzine. Fanne uno che ti faccia venire in mente un bar vuoto di periferia. Crudo quanto basta, che si prende i suoi momenti per ammirare il cielo oscuro e torbido dell'Urbe, ancorato alla sua città, al suo asfalto, politico quando serve, mai casinaro in senso stretto, non si sfoga mai troppo perché non è nella sua indole. Ma mai dimenticarsi di una cosa: è un disco cattivo, rancoroso, torbido. Prodotto in maniera grezza e suonato peggio, si erge questo capolavoro nella storia del rap italiano.

"Perché il cielo sopra me sta diventando più vero, più duro: è odio pieno, giù dall'elfo scuro". Voto: 90/100.

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Riassunto del Bot

La recensione di 'Odio pieno' esalta lo stile personale dei Colle der Fomento, sottolineando la capacità del disco di immergere l’ascoltatore nelle atmosfere notturne e crude delle periferie romane. L'autore apprezza la produzione grezza e i testi diretti, spiegando come l'album richieda riflessione per essere pienamente compreso e sentito. Il disco viene considerato un capolavoro del rap italiano, pur senza essere innovativo quanto profondamente autentico e viscerale.

Tracce video

01   Lato oscuro (02:15)

02   Solo hardcore (03:14)

03   Quello che ti do (04:14)

04   Sopra al colle (04:17)

05   Quando verrà il momento (05:22)

06   Ninna nanna (05:15)

07   Elfo scuro (02:15)

08   Pornorockers (01:25)

09   Funk romano (04:46)

10   Sempre vero (01:38)

11   Ciao ciao (05:55)

12   Cinque a uno (04:11)

13   Non ci sto (05:08)

14   Outro (01:11)

15   Strappali e scuotili (04:26)

16   Non ci sto (05:01)

17   Sopra il colle (04:38)

18   L'attacco dei funkadelici quattro (03:32)

Colle der fomento

Gruppo hip hop di Roma attivo dagli anni Novanta. Tra i dischi più noti: Odio pieno (1996), Anima e ghiaccio (2007), Adversus (2018).
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