Copertina di Colour Of Fire Pearl Necklace
fede

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Per appassionati di alternative rock, fan di band britanniche degli anni 2000, ascoltatori in cerca di album intensi e vocalità variegate
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LA RECENSIONE

Un esordio folgorante nel 2004 con un LP (il qui presente "Pearl Necklace"), dopo qualche singolo e un EP, eppoi lo scioglimento. Con questa breve frase si può riassumere tranquillamente la breve (ma intensa) storia artistica degli inglesi Colour Of Fire, gruppo di matrice alternative rock che, ormai cinque anni fa, mi colpì con questo disco.

Niente di complesso: un rock cattivo e veloce, sovente irrobustito da chitarrone taglienti e reso vario dall'alternarsi alla voce di due cantanti, Owen e Stuart (ora più struggenti, ora graffianti e ai limiti dello scream), qualche simil-ballata (mai troppo melense) e tanti bei pezzi carichi e arrabbiati, mai troppo lunghi e di facile presa (nient'affatto scontati però). Questa ricetta funziona alla grande per tutti gli undici episodi che compongono l'album, che si mantiene sempre su alti livelli, facendo restare desta l'attenzione dell'ascoltatore e rendendolo in grado, già dal secondo ascolto, di ricordarsi la gran parte dei ritornelli dei brani: non necessariamente un male, se comunque la qualità del lavoro è più che buona.

Volete avere un'idea del suono dei nostri? L'iniziale "Robot Rock" fa al caso vostro. Il suono carico, corposo, rabbioso, coinvolgente, il ritornello veramente ben congegnato e i break tra una strofa e l'altra la rendono un pezzo che sicuramente non potrete tralasciare negli ascolti successivi.

Tra i pezzi da citare "The Exile" (coinvolgente soprattutto nel suo finale, che esaspera la linea base di tutto il pezzo esaltando le doti vocali dei due cantanti), "Italics", "A Pearl Necklace For Her Majesty" (di sicuro uno dei momenti migliori, ipnotico connubio tra dolcezza e rabbia), "The Company Won't Colour Me" e "Images Of You", probabilmente i due brani più intensi di tutto il platter, di poco superiori per qualità a tutte le altre tracce sinora citate.

La prima è forse il manifesto del suono del gruppo, probabilmente la chiave per capire tutte le influenze dei nostri. La seconda è invece una ballata agrodolce, malinconica e toccante, che in certi momenti mi ricorda molto i migliori Funeral For A Friend o i Matchbook Romance, una bella cavalcata che cresce fino a sfociare in un finale corale carico di passione.

Mi sarebbe piaciuto vedere il Colour Of Fire alle prese con il seguito del qui presente lavoro: un debutto di tutto rispetto, un disco che non scopre nulla di nuovo ma che si fa ascoltare e riascoltare per molto tempo, restando fresco come la prima volta. E scusate se è poco.

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Riassunto del Bot

Pearl Necklace è l'esordio del 2004 degli inglesi Colour Of Fire, un album di alternative rock energico e vario grazie alle voci di Owen e Stuart. Undici tracce concise e robuste che lasciano un'impressione duratura, con brani memorabili come Robot Rock e Images Of You. Nonostante la breve carriera del gruppo, il disco resta un lavoro solido e apprezzabile da riascoltare nel tempo.

Tracce video

01   Robot Rock (03:38)

02   The Exile (03:59)

03   A Couple of Reasons (03:49)

04   Italics (03:08)

05   9 Volter (02:47)

06   Images of You (04:24)

07   A Pearl Necklace for Her Majesty (02:34)

08   Candles (03:10)

09   Second Class Citizen (03:21)

10   Hatemail (04:00)

11   The Company Won't Colour Me (04:40)

Colour of Fire

Gruppo inglese di matrice alternative rock. Esordio con l'album Pearl Necklace nel 2004; prima dell'album pubblicarono qualche singolo e un EP. Il gruppo aveva due cantanti, Owen e Stuart. Breve ma intenso percorso artistico, seguito dallo scioglimento.
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