Parlare di questo artista è tutt'altro che semplice. Forse perché Crazy Frog per la musica contemporanea è stato molto più che un semplice artista. Crazy Frog è stato un precursore, un pioniere insomma. Debuttare al primo posto nelle charts inglesi e restarvici per tre settimane consecutive è un'impresa quasi impossibile per ogni qualsivoglia essere umano: l'impresa è ancora più ardua però se appartieni al regno animale.
Molti animali illustri avevano tentato l'assalto alle classifiche, quasi sempre senza successo. Qualcuno ricorderà Mademoiselle Nobs ululare nell'autobiografico e omonimo blues, reso immortale dal Live At Pompeii; qualcun'altro ricorderà invece - tornando al mondo anfibio - il celebre rifiuto del coccodrillo parlante che, di fronte a esigenze contrattuali e alla pressione della stampa internazionale, decise di non proferir mai più parola (a questo episodio fa riferimento la celebre canzone "Il Coccodrillo come fa?" dal testo satirico e pungente, che con tono avvelenato e scanzonato rivolgeva un attacco mai troppo celato all'anfibio).
Tentativi senza successo fino all'avvento di una rana svedese dal talento cristallino: Crazy Frog, la rana più famosa e amata da quando Demetan e le rane dello stagno videro minacciato il loro regno da un ranocchio prepotente.
La chiave del successo? Una serie di successi accuratamente scelti e sapientemente remixati dal ranocchio stesso. Una ricetta piuttosto comune al giorno d'oggi, se il nostro non avesse aggiunto ad ognuno di questi brani tecnicismi vocali di livelli inauditi al giorno d'oggi, come "a-ring-dingding-dingdemgdemg-bow-bow", oppure "a-ram-da-am da-am-da-am-da-weeeeeaaaaaaaaaaaaaaaa". E' questo il vero colpo di genio, quel tocco che distingue un Beethoven da un Meneguzzi.
Insomma, un successo più che meritato per questo grande artista, che nonostante il successo non si è montato la testa e vive ancora nella sua casa nello stagno (tre locali e un grosso bagno), e che bene ha retto l'urto delle critiche riguardo i video dei suoi singoli, che lo ritraevano costantemente con i propri genitali in bell'evidenza.
Questa è la mia prima recensione e ci tenevo particolarmente a recensire questo album perché oltre all'indiscusso valore artistico vi sono anche legato sentimentalmente. Un paio d'anni fa infatti, affascinati da "Axel F" io e mio fratello (in maglia rossa) realizzammo un video in presa diretta, coadiuvati alla regia e alla coreografia da nostro padre.
"ding ding"