Copertina di Darkthrone Under a Funeral Moon
katharsys

• Voto:

Per appassionati di black metal, fan del metal estremo e della scena norvegese, ascoltatori di musica underground e cultori di sonorità oscure e minimaliste
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LA RECENSIONE

Sebbene cronologicamente intermedio tra "A Blaze In The Northern Sky" e "Transilvanian Hunger", "Under A Funeral Moon" può, e forse a ragione, essere considerato fuori dalla mitica trilogia darkthroniana (i due album già citati ed il successivo "Panzerfaust"), poiché non aggiunge nulla di nuovo a quanto creato nei tre masterpieces da Nocturno Culto e Fenriz, in quanto ad atmosfera, violenza, equilibrio: se "A Blaze" aveva contribuito a definire, con le sue ambientazioni nere e glaciali, i canoni del proto-black, "Transilvanian Hunger" aveva voltato pagina inserendosi in un filone totalmente nichilista e minimale, e "Panzerfaust" aveva la sua firma negli impenetrabili muri di distorsione sonora che la chitarra granitica di Nocturno non dimenticava mai di innalzare, "Under A Funeral Moon" si limita ad inserire qualche appuntino nel genere, senza risultare irrinunciabile o particolarmente interessante.

Ma ciò non toglie che l'opera possa essere piacevole, e che ad un ascolto più attento, riveli spunti quantomeno interessanti se non proprio illuminanti: si parte con una delle più conosciute opere dei Darkthrone - mi riferisco al primo periodo, quello true-black -, "Natassja In Eternal Sleep", sorta di canzone dell'angoscia esistenziale, naturalmente riletta in chiave oscura e satanica; lo scream all'acido solforico di Nocturno Culto sovrasta un rancido riff che sembra quasi stridere, una batteria martellante ed un basso invisibile - c'è da dire che la scomparsa di Zephyrous non poté che essere un colpo micidiale per la band, venendo a mancare uno strumentista, se non indispensabile, sicuramente incisivo e fenomenale nella propria categoria. La voce davvero disumana sul finale spezza il giro chitarra-doppia cassa, che verrà ripreso, seppur con caratteristiche diverse, in diversi frangenti dell'album, creando una vera e propria esplosione di gelo, a cui non si sottrae la successiva "Summer Of The Diabolical Holocaust", in cui traspaiono, sebbene alcuanto vacuamente, a causa di una registrazione davvero lo-fi, i tipici riff da malessere gelido che avevano fatto la fortuna di "A Blaze", e la batteria che intraprende un andamento che sarà caratteristico di tutto l'album: un sostenere il ritmo, in alcuni frangenti, costituito solamente dal rimbalzare da un tamburo all'altro, in una sonorità sporca, minimalista, del tutto particolare. Il riff di intermezzo non è dei più coinvolgenti, ma una lama di ghiaccio percorre nuovamente il buio negli ultimi due minuti, contribuendo in misura decisiva alla definizione di questo quasi-capolavoro.

Più lenta e cadenzata invece "The Dance Of Eternal Shadows", concentrata sulle capacità vocalistiche di Nocturno Culto, che da a momenti l'impressione di urlare il proprio screaming, che risulta sembrare una sorta di gorgoglio scartavetrato su una frequenza troppo continua e su un timbro troppo gelidamente raschiato per essere uno screaming propriamente detto; buone le alternanza di velocità, che danno modo a Skjellum di esprimere al meglio rabbia, angoscia, violenza.

Altra canzone "esistenzialista" è "Unholy Black Metal", sulla falsariga delle prime due tracce; tre minuti e trenta di pura violenza, che però non riescono, causa anche l'eccessiva linearità del pezzo, a convincere quanto le openers.  Certamente più incisiva "To Walk The Infernal Fields", dalla durata colossale - quasi otto minuti -, pezzo statico, ripetitivo, ipnotico, che a lungo andare riesce a comunicare quella sensazione di malefico intorpidimento, di un eccesso di adrenalina distruttrice che circola nel sangue; caratteristici i riff e le urla sporcati dal riverbero e dall'evidente auto-amplificazione che le onde sonore subiscono rimbalzando e sovrapponendosi con se stesse; buona chiusura anche dal punto di vista chitarristico.

Black Metal davvero allo stato più putrido e bestiale in "Under A Funeral Moon", suicidal-song in cui il marcissimo e tipico giro di chitarra e batteria sembra davvero materializzare la faccia caprina dalle corna arcuate e dalla barba irsuta... gelo senza confini e violenza esasperata, mentre si viaggia verso l'inferno attraverso un campo dagli alberi spogli sotto la luna del tardo ottobre e si viene calati nella fossa dopo aver bevuto sangue avvelenato ed aver assaporato l'acciaio aprire le vene, ascoltando un corvo che canta l'ultima canzone...

Fantastica "Inn I De Dype Skogers Favn" (Dentro l'abbraccio dei fitti boschi), dalla voce maggiormente tesa verso il growl e dalla chitarra funereamente immobile. I tempi dilatati costringono ad un viaggio fastidioso in un ambiente incolore e certamente non accogliente.

Chiude "Crossing The Triangle Of Flames", pezzo di buona fattura, rapido, oscuro, violento, in cui appare anche un basso atmosferizzante e crudele.

Da conoscere e da godere nella sua malvagità infinita.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Under a Funeral Moon' dei Darkthrone come un album importante ma non fondamentale nella loro trilogia di fuoco. Non introduce grandi novità rispetto ai predecessori ma mantiene una forte atmosfera nichilista e gelida. Le tracce chiave sono analizzate, evidenziando la brutalità sonora, le capacità vocali di Nocturno Culto e le sonorità lo-fi. Nonostante qualche linearità, l'album è consigliato agli amanti del black metal true e delle atmosfere oscure.

Tracce testi video

01   Natassja in Eternal Sleep (03:35)

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02   Summer of the Diabolical Holocaust (05:20)

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03   The Dance of Eternal Shadows (03:45)

04   Unholy Black Metal (03:32)

05   To Walk the Infernal Fields (07:52)

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06   Under a Funeral Moon (05:08)

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07   Inn i de dype skogers favn (05:27)

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08   Crossing the Triangle of Flames (06:12)

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Darkthrone

Darkthrone sono un duo norvegese fondamentale per lo sviluppo del black metal. Nati come gruppo death metal col nome Black Death nel 1986, si sono trasformati in maestri dell’oscurità negli anni '90, con album come 'A Blaze in the Northern Sky', 'Under a Funeral Moon' e 'Transilvanian Hunger'. Noti per un sound grezzo e anti-commerciale, nella carriera hanno contaminato il proprio stile con heavy, punk, doom e speed metal. Membri chiave: Fenriz e Nocturno Culto.
28 Recensioni

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Di  SatanicWhore

 Quando capisci il momento dell'Indurimento SeXXualXenoAnale puoi veramente dire di aver trovato la tua Strada.

 Devi solo amarlo e anche Fenriz, perché lui lo schiacciapuledre oltre ad averlo Pesante, nella Polenta Valsugana lo inzacchera, oh se lo inzacchera...