Come in un viaggio a ritroso nel tempo questo bel documentario di Davide Ferrario e Marco Belpoliti è dedicato al cammino di ritorno di Primo Levi, da Auschwitz verso casa, a Torino, durato quasi dieci mesi e da lui immortalato ne La tregua.

Si succedono così immagini di paesi dell'est Europa ma non solo, lontani eppure a noi così vicini, immersi in un substrato ancora così fecondo di unione profonda tra uomini e terre, sentimenti ancestrali lontani che fanno come da sottofondo ad una continua evocazione di pathos e Heimat, primordialità e natura, lunghe e piatte distese di pianure intercambiabili, battute da venti e neve e betulle e conifere, visi aspri, solcati dalle vicissitudini di una vita mai tenera, lontana da agi e splendori di questo nostro mondo parziale e difettoso e su cui rotaie trasportano treni con uomini che tornano a casa ma che vanno in direzione opposta a dove essa si trova.

E così si ripercorrono piccoli paesi e stazioni sperdute di luoghi dimenticati, lontani ancor'oggi dalla odierna modernità dove un regista ed uno scrittore ripercorrono le tracce di un uomo, chimico di professione, che si è sempre, come sentito inadeguato a questa comparsata terrena che volle spontaneamente terminare in fondo ad una tromba delle scale nel 1987, liberato, sì, ma come recluso per sempre dentro sé stesso. Ed in un momento in cui tutto si ripete secondo intervalli più o meno lunghi e regolari questo filmato, stupendamente narrato da Umberto Orsini, ci aiuta a capire, a quasi vent'anni di distanza, che niente si ripete per caso e certe cose si legano e si slegano anche al di là della nostra volontà e che "Il mondo ci sembra avanzare verso una qualche rovina e ci limitiamo a sperare che l’avanzata sia lenta".

Carico i commenti... con calma