Il mai troppo rimpianto “Evil Chuck” Schuldiner, prima di sperimentare un death metal progressivo e ultra tecnico (vedi “Symbolic” e “The Sound Of Perseverance”) , ha creato un death metal grezzo, brutale e terribilmente pesante.
Quello che intendo con questa definizione è proprio questo Signor disco: “Leprosy”, pubblicato nel 1988. Il disco si apre con tre pesantissimi accordi che ci introducono alla title-track (sicuramente una delle migliori del cd) e subito le intenzione del gruppo sono chiare: poca tecnica (comunque aumentata dall’esordio “Scream Bloody Gore”) e tanta voglia di spaccare!
Il disco procede con le buone “Born Dead” e “Forgotten Past”, per proseguire con la fantastica “Left To Die” … fantastico il ritornello (“You’ll not return alive – Left To Die”). La quinta traccia è quel capolavoro che risponde al nome di “Pull The Plug” eseguita anche negli ultimi concerti dei Death (come “Live In L.A.").
Si procede con l’ottima “Open Casket” dove si nota un ottimo Bill Andrews, oltre al pesante growl di Schuldiner che urla il titolo della canzone nel ritornello. L’album termina con “Primitive Ways” e “Choke On It”, che si mantengono sugli standard di “Born Dead”. Da notare anche l’ottima prova anche del bassista Terry Butler che, non sarà l’immenso DiGiorgio, ma si mantiene comunque su buoni livelli. I testi sono ancora piuttosto immaturi (tranne “Pull The Plug” che sembra affrontare l’ancora attuale tema dell’eutanasia): morte, morte, morte!
Una voce malsana e cupa, una batteria opprimente e chitarre notevolmente ribassate e velocissime sono le caratteristiche di questo CD… un must per chiunque voglia conoscere i primi Death e il primo, grezzo death metal!
P.S.: notare nel retro copertina la maglietta degli Slayer di Butler e quella dei Sadus di Chuck!
QUESTI sono i primi Death, i Death del 1988, un anno dopo lo storico 'Scream Bloody Gore'.
Un disco devastante, anche troppo, insomma, ma che segna una tappa nell’evoluzione musicale dei Death, allora quasi irriconoscibili.
quando uno fa i gargarismi con l'acido muriatico, i chiodi da calcestruzzo e le sfere metalliche dei cuscinetti in acciaio inossidabile e poi vi urla in faccia con tutta la forza e la rantolante disperazione di cui dispone "STACCALASPINA" per me è il campione incontrastato di tutto l'universo (s)conosciuto in fatto di elegiaca poeticità mistoassortita.
una poetica così elevata, cangiante, melliflua come quella contenuta in questo manufatto sarebbe dovuta esser insignita del premio Nobel, dell'Oscar e del Pulitzer tutti contemporaneamente.