E' "l'ultima seduta" per i Deep Purple, come evidenzia il sottotitolo de "Live in Paris 1975" ("la Dernière Sèance") . La Mk III è alle battute finali: Blackmore è sempre più preso dall'idea di formare i Rainbow con Ronnie James Dio (e i suoi "elfi"); Jon Lord comincia a dedicarsi a progetti solisti e Glenn Hughes cade nel baratro della tossicodipendenza (senza contare che l'Hard Rock non è mai stato il suo genere preferito). L'unico a tenere a galla alla band è quella furia della natura di David Coverdale, cosciente del fatto che i DP sono la sua unica occasione per abbandonare la misera.
Nonostante ciò, la band inglese registra a Parigi, il 7 aprile del '75, un rabbioso e potente live (il quale verrà pubblicato solo nel 2001).
"Live in Paris" è l'ultimo squillo di tromba di una band che era prossima ad una rivoluzione ed è anche l'ultimo live in cui suona con la band il "Man in black", Ritchie Blackmore.
La prima delle 10 tracce presenti nel disco è, come di consueto, "Burn" (che con la Mk III sostituisce "Highway Star" nel ruolo di opener-track). Il colpo secco di Ian Paice e il frastuono strumentale che ne segue precedono il riff fiammante di questa splendida canzone che parla di roghi e streghe. Le urla frenetiche di Hughes precedono gli assolo neoclassici di Blackmore e Lord.
Il grido leonino di Coverdale annuncia la title-track del secondo album della Mk III: "Strombringer". Un pezzo hard rock dal ritmo solido, una delle poche canzoni che si salvano dell'omonimo album del 1974.
Anche le successive due canzoni sono del suddetto album: si trattano dell'ipnotica "The Gypsy" e del volgare hard boogie di "Lady Double Dealer". Nonostante le ruggini la band è in ottima forma. Lord e Blackmore mostrano tutta la loro bravura, inseguiti dalla batteria precisa e potente di Ian Paice.
Glenn Hughes annuncia una canzone dell'album "Burn": si tratta di "Mistreated", la splendida ballad hard blues scritta da Coverdale e Blackmore. Il pubblico segue in religioso silenzio il cantato passionale di David, salvo poi accendersi ed accompagnare con il battimani l'assolo del "Man in black".
L'intro epilettico di "Lazy" presenta la canzone dei Deep Purple per eccellenza, quella che parla di un incendio al casino di Montreaux: "Smoke On The Water". Purtroppo la prestazione risente della performance di Coverdale, la cui voce calda ben poco si adatta a quella originale di Ian Gillan. Poco importa, il risultato è ottimo lo stesso.
Nemmeno il tempo di applaudire che il cantante introduce una canzone "aperta dal "maestro" Jon Lord, nella quale vi sarà un assolo di chitarra di Blackmore e le sue dita magiche; ma c'è dell'altro: mr. Ian Paice si esibirà in un potente assolo di batteria!". Trattasi di "You Fool No One", trascinante canzone rock al ritmo di samba.
E' il momento della collaborazione fra Ian Paice e Jon Lord. Ian picchia sull'hi-hat ad alta velocità mentre Jon comincia a suonare sul suo organo Hammond "Also Sprach Zarathustra" di Strauss e in un crescendo rock, ecco il riff megalitico di "Space Truckin'". Anche in questo caso la voce di Coverdale non regge il confronto che le urla lancinanti di Gillan e la stessa canzone viene riproposta in versione funky, perdendo molto rispetto alle precedenti esibizioni live.
Per i Deep Purple il concerto dovrebbe chiudersi qui, ma non per i fan, che chiamano a gran voce il bis. E che bis sia. Il tempo di recuperare gli strumenti ed ecco "Going Down", cover di Don Nix. Sul finale di canzone, cambio di velocità, batteria in crescendo, Jon Lord che suona il motivo portante: sì, è proprio "Highway Star". Blackmore suona come un forsennato la sua Fender, dando vita ad un assolo epocale. Il finale è una trance musicale in cui cadono sia i musicisti che il pubblico, una "sinfonia" di rumori. Un tripudio.
E con questo concerto che la Mk III si congeda al suo pubblico, per sempre. E che concerto!