Deftones -Diamond Eyes
Sarò onesto: questo l'ho preso fisico solo per la copertina con lo strigoide (funziona così con me, qualsiasi copertina di un disco con sopra un dinosauro-uccelli inclusi-è da medaglia d'oro) ma, tolto questo, è un buon disco. Qui il piglio è molto più melodico che furioso e per le mie orecchie va bene, preferisco un "Diamond Eyes" ad un "Adrenaline" personalmente, inoltre continuo ad apprezzare le melodie di Moreno e compagnia (per la prima volta senza il povero Cheng) in questo disco con uno stile ormai decisamente più "pop" e facile ma comunque assolutamente di qualità. Ecco, al massimo posso dire che non trovo una canzone che spicchi particolarmente, non ci sono uno o più "pezzi grossi" e magari può suonare un po' piatto da questo punto di vista, senza guizzi che ti fanno saltare dalla sedia e dire "Oh minchia, fichissimo!" però è pur vero che si attesta tutto quanto su un buon livello qualitativo, senza nemmeno un brano brutto o poco riuscito, come fosse un disco standard dei Deftones standard, un buon esempio della loro buona musica senza picchi né alti né bassi. Ci sta. Non è affatto male e si riascolta con piacere ogni tanto. Il successivo invece, per dirne uno, è una spanna buona sopra. di più
Deftones -White pony
Un classico della musica all'alba del terzo millennio. Il pony bianco è il disco della maturità per i Deftones, più eclettico e raffinato rispetto ai precedenti, senza tralasciare le sfuriate violentissime. Una quantità di ottimi brani davvero notevole: "Passenger" "Pink Maggit" "Feiticeira" "Knife Prty" "Digital Bath" la dolcezza malinconica di "Teenager" e via dicendo. Canzoni di grande potenza e intensità emotiva, un bellissimo wall of sound e un bel gusto melodico. Pur non essendo la mia tazza da tè, i Deftones li apprezzo caldamente, soprattutto questo disco che resta il mio preferito dei loro. di più
Cannibal Corpse -The Bleeding
È qua che i Cannibal Corpse iniziano ad estendere lo spettro di soluzioni a loro disposizione. di più
Cannibal Corpse
Quando si è così costanti, per qualità e quantità delle uscite, si rischia che il pubblico si abitui e dia molto per scontato: è così che tanti sorvolano sulla profonda, inesorabile lunga maturazione del loro sound. Hanno smesso di essere un gruppo monocorde dal terzo album (che pure amo). di più
Kraftwerk -Autobahn
Album perfetto per passare un po di tempo a fissare inebetito le mura di casa. di più
Iron Maiden -Powerslave
Probabilmente è questo qui IL disco NWOBHM dei Maiden, il loro disco di "Heavy Metal" anni '80 al 100 %, il più rappresentativo del loro sound classico: questo metal/rock molto pompato ed epicheggiante, dai toni grandiosi che qui si fa sempre più ambizioso, nella composizione e nelle strutture dei brani, con lunghe parti strumentali e quel misto tra tamarragine e "raffinatezza" metallara giunto alla definitiva maturità. Questa dilatazione dell'Heavy Metal in strutture più composte e complesse raggiunge ovviamente l'apice nei 14 minuti di "Rime of the Ancient Mariner", omaggio a Coleridge (con tanto di citazioni riportate pari pari dal testo originale) e punto forse più alto del citazionismo letterario di Harris. In ogni caso, qui diventa palesissima la volontà di legare ispirazioni "progressive" (genere che evidentemente i Maiden avevano frequentato nei loro ascolti) ibridandole allo stile NWOBHM, in uno dei brani più ambiziosi ma anche più riusciti del loro repertorio. Intendiamoci, lo stile e il sound sono sempre quelli e mai potrò spingermi oltre al definirli "piacevoli", ma questa mi è sempre piaciuta, probabilmente uno dei brani "New Wave Metal" che ascolto con più piacere. Niente male anche la title-track. In generale il disco lo trovo un poco migliore del precedente, ma è roba che mi lascia abbastanza indifferente alla fin fine. di più
Kiss -Destroyer
I Cartoons del rock'n roll anni '70. Disco che viene subito dopo "Alive" e che probabilmente è il loro miglior "classico" tra quelli in studio. Forse è il loro migliore (non saprei dire in realtà, fino a "Love Gun" il livello è più o meno sempre lo stesso), in ogni caso come tutti i loro dischi dal '74 al '77 è divertente da ascoltare e ha qualche ottima cartuccia in fatto di rock'n roll (molto più dimenticabili nei lentoni, per quanto mi riguarda). di più
Catherine Ribeiro + 2 Bis -Catherine Ribeiro + 2 Bis
Disco d'esordio di questa straordinaria band francese (qui ancora 2Bis e non Alpes), governata saldamente dal duo di cervelli Catherine Ribeiro (voce e autrice di tutti i testi) e Patrice Moullet (chitarrista, polistrumentista, inventore di strumenti come il Cosmophone, mezzo chitarra e mezzo lira e compositore di tutte le musiche). Qui Ribeiro e Moullet sono ancora su coordinate più cantautoriali/folk rispetto alle dilatazioni più sperimentali/prog/spacepsych degli anni '70, gli arrangiamenti sono abbastanza scarni e minimali, puro accompagnamento alla performance vocale di Ribeiro, forte, magnetica e carismatica. I testi di Ribeiro, be, non serve essere esperti di francese per capire che l'aria che tira è bella incazzata, bella polemica e lo stile è quello di un cantautorato francese folk elettro-acustico moderno e di protesta, la Ribeiro scrive e canta (tanto, c'è un poco di verbosità) come nei migliori flussi di coscienza cantautorali, con in più il virtuosismo della sua eccezionale voce, che è dolcezza e rabbia, bel canto e urla sguaiate, teatralità, fischi da cartoon e sciamaniche declamazioni allucinate, anatema e risate (non certo di gioia, ma di sberleffo e di beffa, o di rabbia anch' esse). L' unico brano dove il palcoscenico è lasciato a Moullet e gli altri musicisti è "Voyage 1" che invece intraprende direttamente la strada dell'ipnotismo psichedelico anni '60 al 100% e lo fa anche piuttosto bene. Molto bello, ma il meglio arriverà dopo. di più
Tal Wilkenfeld -Love Remains
Tal Wilkenfeld si rivela cantante e band leader oltre che bassista talentuosa. di più
Cream -Wheels Of Fire
Due dischi: quello in studio, anche se di altissimo livello, segue un po' la moda psichedelica del momento, quello dal vivo è puro "Hard Rock". I tre musicisti suonano ognuno per conto suo, ma il risultato d' insieme è incredibile. di più
Chiara Civello
Una bellissima voce di velluto e dischi generalmente più che gradevoli. di più
David Lipsky
Scrittore & Giornalista c/o la rivista culturale Rolling Stone di più
Iron Maiden
hahahaha gli iron, mitici iron, sono l'icona primordiale dell'evoluzione del punk in qualcosa di epico appunto. Credo che i riff di harris, la vocalità di dickinson abbiano prodotto qualcosa di simile a quello che tolkien ha prodotto nella letteratura di più
Pink Floyd
i Pink hanno un pregio: quello di avere spostato i testi sul terreno dell'analisi psicologica individuale ed essendo una propensione naturale dei membri del gruppo, questa ha portato dietro di se la musica e ha portato dietro anche noi. Dai 60 ai primi 90 hanno sempre interpretato l'aspetto interiore dell'essere contemporaneo. Sono dei grandiosi interpreti delle nostre ansie, delle nostre visioni, della necessità di pace che tutti coltiviamo nel nostro profondo di più
Beck
Beck è un genio a cavallo del tempo; è naturalmente capace di interpretare qualsiasi suite anni 60, R6B, anni 70 funky, anni 80 elettro po, sempre mettendoci qualcosa che lo identifichi. E' impossibile non amare Beck. Anche nell'ultimo suo album si fregia delle tecnologie attuali per proporre alle generazioni attuali qualcosa che le avvicini ad un ascolto musicale più completo di più
Le Vibrazioni -V
Non poche menti pensanti sul deb affermano che questo sarebbe un gruppo di ex mestieranti (dapprima di toni accettabili) in un secondo tempo venduti al mercato finto-rock al pari di Negramaro, Virginiana M (scoperti tardissimo) o sub-sonica ed all'estero Fun, Coldplay o Struts: ecco, quest'ellepì è la prova concreta del contrario, perché se in due-tre canzoni una chitarra volitiva ritorna protagonista su di un testo "so & so", in episodi come "Nero", "Voglio una macchina del Tempo" e "in Orbita" si ode una vena Indie mista al cantautorato storico italiano dei 70 (con Fortis e il Battisti "più prog" in prima linea). Che dire...gli italiani extramilanesi nolenti o volenti non potranno che rivalutare V al secondo ascolto; non fosse stato che nel "sanremone" di due anni dopo, col virus alle porte del Mediterraneo, avessero nuovamente scaduto nel mediocerrimo ?? di più
Queen -The Game
Unico disco decente dei Queen negli anni '80. Oddio, non che mi piaccia granché nemmeno questo qui, ma sempre meglio del successivo quartetto degli orrori. Forse lo preferisco un poco al precedente "Jazz", che a parte i tre singoli riuscitissimi, trovo in gran parte insopportabile; "The Game" è più omogeneo, ed ha una qualità media superiore, nel senso che è composto quasi del tutto da pop-rocchettini del tutto innocui e piatti come un personaggio dei cartoni animati schiacciato da un rullo compressore, ma almeno non mi risulta fastidioso all'udito. La migliore è probabilmente la classica ballad mayana "Save Me", seguita dal revival '50-primi '60 mercuryano di Crazy Little Thing la canzone dei pavesini, quella. Poi si, altri 2-3 pezzi carucci ci stanno, circa. C'è ovviamente Anada uan baiz de dazt, ottima classificata nel #diteloallozioiside all time, e qualche pezzo proprio brutto ("Coming Soon", ma brutto-brutto-brutto, non brutto-inutile). Insomma, disco salvabile con qualcosa di carino e dignitoso, certamente, ma niente di bello. di più
High on Fire
Dei cavernicoli grandi grossi e incazzati che girano armati di clave e fanno il bagno in acquitrini tra fango e merda. di più