Mi sta sul cazzo sapere che ogni ascoltatore di metal prima o poi DEVE diventare musicista (e io sono l'unica eccezione) ma per il resto rimane musica proletaria contrapposta alla cloaca borghese rappresentata da indie e post-rock. di più
Io dico sempre la verità, a volte. di più
"Quanto di meglio la zona dei Laghi sia riuscita a generare musicalmente"??? E ce credo, è l'unico che fa musica sdoganabile qua! O anche solo musica decente... Sempre nell'ordine dei 5000 o più ascoltatori eh. A me piace anche se non ci capisco un cazzo. Il laghèe è una lingua a parte incomprensibile pure a me che ci abito. di più
alternativo italiano puro di più
Tre album e il nulla. di più
Sebbene la scaletta non possa essere paragonata a quelle di “Genesis Live” e soprattutto di “Seconds Out”, il disco si fa apprezzare soprattutto per la grandiosa tecnica mai venuta a mancare dai musicisti nel corso degli anni. di più
Una sorta di concept album sull’Antico Testamento (da cui sarà tratto il nome del gruppo) di stampo classicheggiante, fortemente autoprodotto ed a tratti stucchevole, anche se velato da una forte vena di innocenza ed ingenuità. Piacevole tutto sommato. di più
Seconda pietra progressive che prosegue la trafila dei loro capolavori sinfonici e romantici, sequenza che poi terminerà nel lontano 1977.I Genesis con “Nursery Cryme” raggiungono un forte affiatamento dal punto di vista musicale e le loro doti di eccelsi musicisti si denotano già tutte: basti pensare alle taglienti incursioni chitarristiche di Steve Hackett, ai pazzeschi tempi di Phil Collins dietro le pelli o al minimalismo tastieristico di Tony Banks, vero pilastro della band. di più
Da qui arrivano alcune fra le cose migliori degli ultimi 30 anni. Non che le peggiori non abbiano preso la stessa strada, ma il voto va alle prime. di più
Nel suo insieme e nella sua resa sonora, “Selling England by the Pound” è il simbolo di una generazione, di un movimento musicale, di tutto l’immaginario settantiano a prescindere dal suo eccelso contenuto. Gli anni settanta, dopo l’incursione di nuovi generi come il punk rock e la paranoica New Wave, non raggiungerà più questi livelli. E’ lecito quindi pensare a questo disco come la pietra miliare per eccellenza. di più
Se “Abacab” presentava spunti accettabili e “Genesis” un intero lato suonato ottimamente, nel Tocco Invisibile non si salva quasi nulla: è un album opaco, torbido, cacofonicamente pessimo. di più
“Genesis” è un album che vede un forte dislivello creativo e qualitativo tra il primo e secondo lato, di una distanza compositiva abissale. Nonostante ciò, il disco (come i due precedenti) vende in una maniera aberrante: ormai la band è regina della melodia scontata da Top Ten, della musica senz’anima e vuota tipica di questa decade. di più
Il definito tuffo dei Genesis nella squallida musica mainstream tipica degli anni ottanta, ricoperta di tastiere polifoniche, batterie filtrate e bassi elettronici. Basta l’orrida copertina a giustificarlo: dove sono le volpi, i carillon, gli animaletti del trucco della coda? Sono ormai qualcosa di passato, di anacronistico per quei tempi. di più
Probabilmente l’ultima grande testimonianza valida in ambito pop per i nostri. Lungamente lontano dalle sonorità progressive, il disco si presenta molto più compatto e curato nella sua sfrontatezza pop-rock. L'ultimo gioiello dei Genesis che si staglia su canoni medio-alti; il genere è pop, ma non è mai banale e scontato: è pop di classe. di più
Disco che segna il progressivo distacco della band (o di quel che ne è tristemente rimasto) dalle romantiche suite tipiche degli anni settanta verso un pop orecchiabile e di facile ascolto. Rimane comunque un buonissimo e sottovalutato album che in alcuni punti offre ottimi spunti. di più
I Genesis di metà anni settanta non smettono di esibire la loro illimitata vena creativa e nel giro di pochi mesi dal Trucco della Coda compongono il loro ultimo capolavoro, il loro canto del cigno. E' il secondo apice tecnico-compositivo dei nostri in soli dodici mesi; esso raggiunge un vigore che tocca vette raffinatissime. Da ciò si capisce che Peter Gabriel è ormai solo un piacevole ricordo. di più
uno dei classici dell’era Gabrieliana. Anche se l’album esce a distanza di poco più di dodici mesi dall'esordio, si nota subito un grandissimo miglioramento dal punto di vista musicale e lirico. La loro prima pietra progressive. di più
Uno splendido e magniloquente affresco romantico con incursioni jazz-fusion, nonché un disco di una omogeneità e compattezza sonora che non si vedeva dai tempi di “Foxtrot”. Per certi versi il disco rappresenta l’apice tecnico-compositivo del quartetto: infatti, paradossalmente, con l’addio di Peter Gabriel, i Genesis ebbero più libertà compositiva in studio. di più
Il primo e vero album che cercò di andare oltre la mera definizione di progressive o art rock, di oltrepassare e scandagliare i punti che caratterizzano il medesimo genere e di ricucirli a proprio piacere. Il doppio ellepì presenta un forte distacco dalle sonorità armoniose e melodiche che hanno caratterizzato la carriera dei Genesis fino ad ora: esse vengono proiettate più verso uno sperimentalismo non estremo, ma convenzionale ai canoni della band. L’album è quindi permeato da sonorità forti, di più
Le colonne d’Ercole di questo monumentale live sono il testamento progressivo dei Genesis, in esso è racchiusa tutta la bravura e la perfezione tecnica a cui il gruppo era riuscito ad arrivare nei settanta. Caposaldo. di più