Il disco dei record (300.000 copie e svariati dischi di platino) lancia i Modà nell'empireo radiofonico italiano con una potenza a dir poco sospetta (chi li ha pompati così tanto?). Seppur suonato dignitosamente è una pappetta a metà strada tra Biagio Antonacci ed il peggior Eros Ramazzotti. di più
Disco terribile (fra i più brutti, non il più brutto): le solite canzoncine d'amore, un po' di filosofia spicciola nella title-track, la riappacificazione con l'antico sodale De Gregori ("Io e mio fratello") e una "barzellettina" su Berlusconi ("Il sosia"). Non ha più idee, è evidente. di più
Dopo i fasti del precedente album ci riprovano, dopo 2 anni con un lavoro piú ambizioso (nonostante le solite hit: qui "Parlami d'amore" e "L'immenso") ma faticoso ed alla lunga stancante, pur non privo di alcuni guizzi ("Pelle e calamaio"). di più
Inferiore al precedente album d'esordio: Frankie HI-NRG MC si fa più cupo e smorza i toni della rabbia (anche se non mancano invettive non di rado corrive). "Quelli che benpensano" è un capolavoro, altre cose anche, ma sembra meno convinto. di più
Sanremo li rende famosi. Il loro terzo album vola, finalmente, in classifica e diventa in breve un piccolo "classico". Il sospetto pero' è che abbiano abbassato la qualità e le aspirazioni, adagiandosi su un comodo pop-rock non proprio di primo pelo. di più
Al secondo disco ed a soli 26 anni Ernia costruisce un lavoro rap-pop già tremendamente maturo. Certo, ogni tanto va sopra le righe ("Cigni"; "Bugie"), spesso però vola altissimo ("Super classico"; "Ferma a guardare"; "Fuori luogo"). di più
Ormai rassegnato (o soddisfatto?) alle gioie del focolare, perde rabbia, inventiva e anarchia. Chiama Polanski (parbleu) e gli fa dirigere il video de "Gli angeli", ma la sua aura non varca i confini italici. "Sally" è un capolavoro, ciò che gli ruota intorno (molto) meno. di più
Inaspettata svolta rock con cui torna, dopo molti anni, in classifica. "La cura", "Di passaggio" e "Strani giorni" sono tra i suoi episodi migliori di sempre, il resto é un po' piú faticoso. di più
Finalmente più leggero, dopo le pesantezze del disco precedente. Meno fronzoli e più melodia, nonostante alcuni momenti d'impasse ("Amor mio"; "Il sole"), ma brani come "Una come te"; "I love you" e la title-track sono solari al punto giusto. di più
Squadra che vince (si) cambia: Repetto è (ormai) un lontano ricordo. Pezzali fa tutto da solo: due hit ("La regola dell'amico" e la title-track) e un flusso continuo di suoni e armonie già sentite migliaia di volte. A volte però, quell'armonia, strappa un sorriso ("Innamorare tanto"). di più
Ha una grande idea (si fa per dire): reincidere alcuni suoi pezzi, i più famosi, in compagnia di alcuni amici (Cremonini, Sangiorgi, Venditti, Baglioni, Grignani...). Il risultato è, non di rado, indisponente e l'aggiunta di 4, trascurabili, inediti non aiuta le pur buone intenzioni. di più
Uno stuolo infinito di produttori, collaborazioni come se piovesse (Dargen D'Amico, Marracash, Entics) per un disco tanto ambizioso quanto, stringi stringi, tremendamente superficiale. "Vip in trip" e "Qualcuno normale" gli episodi migliori. Vende a pacchi. di più
Non ha molto da dire, e quel poco lo dice male. Le cose peggiori sono i singoli, le migliori quelle che le radio non passano ("Canzone generale" su tutte). Record di vendite. di più
Nessuno ha mai recensito un disco di Nek? Ed avete fatto bene, credo sia pure peggio del Biagione Nazionale. Poi ormai Nek é in fase raccatto ogni cosa che mi offrono perché devo campare anche io. di più
Ha avuto 5 anni di tempo per preparare il disco ma pare non essersi sforzato troppo. Niente di davvero memorabile, e collaborazioni fighette per infiocchettare meglio il prodotto (Ferro, Curreri, Pino Daniele). Ma non é tutto da gettare alle ortiche. di più
Nello stagnante panorama musicale italiano di inizio anni '90, i riff di Ligabue, le chitarre in primo piano, il suono springsteeniano declinato nella Pianura Padana colpiscono il segno. L'album è un fuoco di fila di classici: "Balliamo sul mondo"; "Piccola stella senza cielo"; "Non è tempo per noi"; "Bar Mario". di più
Opera un po' mortifera, con troppe ballate e qualche "impennata" rock ma è uno dei suoi album più sinceri, in cui il mediano Liga racconta sé stesso senza troppi giri di parole. Alcune cose sono proprio belle, molte altre sono "contorno". di più
Un po' meno "moscio" di "Miss Mondo" vira, a sorpresa, verso un rock che vorrebbe "rinverdire" i fasti dei vecchi tempi. Tolte alcune belle ballate il resto sa di già sentito mille volte e i singoli "buca-radio" sono davvero fastidiosi nella loro palese pretesa commerciale. di più
Tutto il peggio del Rustici-sound (vuoto e plastificato) aggiunto ad una totale mancanza di idee: a volte è supponente ("Quando mi vieni a prendere?"), a volte è retorico ("Caro il mio Francesco"). Ma è il suo disco più venduto, amen. di più