(Molto) meglio del primo disco e meglio anche del successivo omonimo (soprattutto perché lì c'è "Mamma Mia"...). In questo c'è la title-track come singolo ultrafamoso ma non ha minimamente stufato quanto l'altra e resta una canzuncella carinissima. Tutto il disco è molto piacevole, non c'è una canzone che mi cachi il cazzo (ok forse "Honey Honey" si) e ci sono diverse piccole perle pop, leggere-leggere come da loro abitudine, ma anche messe in piedi con la loro indiscutibile classe e talento per la melodia pop e la cura del suono e dell'arrangiamento (soprattutto "My Mama Said", gran basso di Gunnarsson qui, e "Suzy Hang-Around"). Ma la mia preferita (proprio di sempre, degli Abba in generale, e muti tutti) e quella cazzatona palesemente divertita e divertente che è "King Kong Song", una puttanatona irresistibile. Infine, una parolina per i session-man (che poi son sempre gli stessi, altro che session man erano membri effettivi) che li accompagnano: Janne Schaffer è un chitarrista intrippato col Jazz e il Jazz-Fusion che ha suonato con gente come Gabor Szabo (un mostro ovviamente scoperto da me da poco qui sul deb) Brunkert alla batteria ha suonato spessissimo insieme a lui e qui in "Dance" fa una comparsata tale John Bundrick detto "Rabbit"... Uno che era nel "giro" di Paul Kossoff e che è stato il tastierista di John Martyn su "Solid Air" (tanto per dirne due, di molti nomi grossi). Non si può dire che sti quattro chiamassero degli stronzi a caso, nei loro dischi, eh. di più
Bellissimo disco, che introduce quello che per me è stato il decennio d'oro della carriera di Alice. Un disco che sembra perennemente avvolto dalla nebbia, una bruma perenne formata dalle tastiere di Fedrigotti che avvolgono il suono di ogni brano e che nemmeno gli sporadici interventi di chitarra di Phil Manzanera (nientemeno) riescono a dissolvere, creando un impasto sonoro molto suggestivo. Nasce l'Alice più "internazionale" intanto nelle collaborazioni: la sezione ritmica è Levin/Marotta (quella del suo amato Peter Gabriel). Primo disco prodottole da Francesco Messina anche co-autore, insieme alla stessa Alice, di quasi tutte le canzoni ("Luci lontane" la vetta del disco, a firma Messina/Alice). Altre firme (che torneranno in altri suoi dischi) sono quelle di Liverani, Di Martino, Cosentino, Zitello e ovviamente il Camisasca di "Nomadi". di più
Il disco Jazz--Fusion/Prog della PFM che si butta con decisione verso quei territori ancora molto battuti da tanti nella seconda metà degli anni '70 e lo arricchisce con sonorità "mediterranee" e qualche ispirazione d'altro tipo (nella title-track-bellissima e il pezzo che preferisco del disco-i primi 3 minuti circa sono un apocrifo dei Gentle Giant con alla voce un ibrido Chapman-Gabriel come Lanzetti). Certo, fa un po' sorridere che proprio adesso che hanno trovato un cantante vero e così capace come Lanzetti, si mettono a fare almeno tre brani strumentali, ma allora ditelo, per quanto il genere porti tipicamente in quella direzione, sia chiaro. Poi oh, "Peninsula"-prova acustica di Mussida-è uno strumentale stupendo eh. Certo le evoluzioni Jazz-Fusion portano la band-priva di Pagani e con Greg Bloch che lo sostituisce al violino-a perdersi in una musica che nonostante le atmosfere indubbiamente evocative finisce ogni tanto per incartarsi in prove di virtuosismo abbastanza freddo. Però è un disco bello, di gran classe e dove possiamo sentire Lanzetti cantare in italiano (UH) in "Cerco la lingua" un'altra delle mie preferite, indicativa di un disco che è un discreto crogiolo di influenze sonore e di una band sospesa tra identità mediterranea e spinta internazionale-britannica. di più
PIXIES ANTE LITTERAM di più
Che ficata di disco, senza dubbio il mio preferito della Forneria; se "Storia di un Minuto" è in qualche modo il più affascinante, "Chocolate Kings" è semplicemente l'apice della band. In questo disco c'è la miglior formazione della PFM (Lanzetti, Mussida, Premoli, Pagani, Dijvas, Di Cioccio) nel miglior momento della loro carriera da ogni punto di vista; soprattutto, c'è Bernardo Lanzetti, ovvero finalmente una voce solista con i controcubici coglioni, questo figlio di Chapman e fratello minore di Gabriel, che porta alla PFM un carisma e un'intensità, oltre che una capacità, nel cantato che prima di allora non si era nemmeno potuta sfiorare (e infatti è un disco molto più cantato-grazie ar cazzo). Qui abbracciano del tutto il modello inglese, e per la prima volta Pagani scrive testi in inglese, con la collaborazione di Marva Jan Marrow-autrice, poetessa, compagna di Dijvas). Ci sono cinque tracce e sono cinque bombe, Franco Mussida è il gran signore di questo disco, è lui che domina come compositore principale (solo in "From Under" è affiancato da Premoli e-udite udite-l'ospite Ivan Graziani) ed è all'apice artistico della sua carriera; Mussida-e la band in generale-dimostra di tenere il passo con i maestri inglesi (Lanzetti a parte, c'è ad esempio molto dei Genesis qui dentro) e poi c'è "Paper Charms"... "Paper Charms" che vola altissima, forse l'unico brano della Forneria che mi metta "il brivido", pezzo fantastico, con un cantante-finalmente-fantastico. di più
Mah, giusto 2-3 cosine ai tempi del suo unico e vero gruppo definibile AVANTI avranno dignità di ricordo...poi , trionfa il gossip e finiti gli anni da "scopritore di talenti mainstream improbabili", imperversarono gli stordimenti da pippature, le riabilitazioni da Maria-maximam vedovam Costantii, ed un paio di deliri sanremesi. Dopo un triennio silenzioso èriandato rialternandosi tra monologhi e cover del suo "puntofermo anglofono" infarcite di autotube (uh, grandioso, stracazzaccio!), ora ora da casa del vicino gli sentivo pure rifare tutto d'impeto (?) La Leva calcistica, La Canzone del Sole, Cosa Succederà alla Ragazza (con Dolcenera) e "Tempo di Morire" ma a tirar le somme, per egli, cosa mai succeda succeda sarebbe mica tempo di sparire? di più
spregevole pupazzo degli americani che ha mandato al massacro il suo popolo di più
Musicalmente un brano incazzoso e stimolante, opera di una band metal rap che racconta il disagio vissuto dai giovani delle nuove generazioni senza escludere nel contesto la rabbia che si trasforma in punto di forza per autoproclamarsi pronti ad affrontare un nuovo universo musicale e personale .
Evil Kids sprigiona con molta forza tutto questo, delusione e coraggio che si incrociano come sentimento e vengono urlate fuori sciogliendo ogni catena come metafora di rinascita personale. di più
Questo disco è una delle cose più belle uscite fuori dal progressive nostrano, in "ritardo con i tempi", ma di una bellezza purissima. Quello della band di Asti è un disco del più puro e classico progressive-rock-romantico intensamente ispirato ai modelli inglesi, i Genesis in testa (a volte anche troppo- l'intro di "Profumo di colla bianca" copiaincollato dalle sonorità di "Wind and Wuthering") ma va benissimo qualsiasi band inglese esponente del pop-rock e del prog-rock più melodico degli anni '70, con in più dei Gentle Giant nel repertorio pregresso (nei dischi che raccolgono materiale della band precedente alle Lucciole-a proposito il romantico nome della band viene da un bordello, tutto questo è bellissimo-troviamo ben due cover dei Gentle Giant) e persino la splendida copertina del disco segue un preciso modello britannico, quello di Roger Dean (è praticamente un suo "apocrifo" tra gli Yes e, ancora di più, gli Uriah Heep). Le ispirazioni però sono sfruttate benissimo e il trio Conta-Gaviglio-Vevey crea un mondo pregno di melanconia e di nostalgia che si riversano su ogni nota, che raramente scivola nel troppo sdolcinato ("Non chiudere a chiave le stelle", forse) ha tante stupende melodie ed è puro "rock-romantico" con i suoi momenti elettrici, le sue accelerazioni, i suoi soli di chitarra e-anche-i momenti più acustici. La voce di Sasso, oltretutto, è una delle mie preferite della scena prog italiana. Disco stupendo. di più
Un visionario di più
Da piccolo lo chiamavano Nanni, ma oggi tutti lo chiamano Block. Cantautore, musicista, compositore. di più
Musichealtre di più
Siete pronti per il rock marocchino? di più
magica struggente da morire di più
Chi dice che il Battisti post-Mogol è inferiore al periodo Mogol, è perchè non lo ha bene ascoltato o perchè è superficiale, vuole la melodia orecchiabile al primo ascolto. Non è per i testi, la massa non ascolta i testi che siano semplici o impegnati o ermetici, il Battisti del periodo Panella, non è apprezzato solo da quelli che vogliono il ritornello tormentone, sono dei pigroni musicali, ascoltare un brano almeno 3-5 volte no? di più
Semplicemente uno dei più grandi cantautori e chitarristi nella storia della musica inglese. di più
Un altro capolavoro di Enzo, la chimera della
Musica italiana di più
Be "L'isola di niente" è un bel disco, nulla da dire. Con "Photos of Ghosts" era iniziato il periodo internazionale della PFM, la collaborazione con Peter Sinfield (grand'uomo) per le versioni anglofone dei pezzi dei loro dischi precedenti. Con questo disco-il primo con il basso di Djivas-la PFM conferma di essere la band prog italiana che più tenta di abbracciare e replicare lo stile dei maestri inglesi, se non fosse per il cantato quasi sempre in italiano (la scelta di cantare tutto in inglese era comunque già andata in porto, anche per questo subito dopo arriverà Lanzetti) e per qualche momento più personalmente "peninsulare" parrebbe in tutto e per tutto un disco di prog-rock inglese, non eccelso ma molto valido. Eppure, tra il frullato di ispirazioni che copre tutto il range dei grandi nomi del progressive inglese (tornano i King Crimson-solo che si guarda ad altri KC-con suoni che richiamano i dischi coevi della corte di Fripp- e ribadiamolo, collaboravano con Sinfield in questo periodo, ma qua e la sbuca di tutto, i nomi son quelli, li conosciamo bene) e dalle quali sicuramente escono fuori dei bei pezzi, finisce che la mia preferita rimane l'acquerello bucolico e dolcissimo-da prima PFM (quella che mischiava le ispirazioni melodiche dei primi KC con quelle di un Battisti)-di "Dolcissima Maria", con un gusto melodico da dieci e lode. Un brano in inglese, sempre con liriche di Sinfield, c'è anche qui, la bella "Is my Face on Straight". di più
Il più grande artista country di sempre, privo di qualunque definizione?! O debaseriani, così mi deludete! di più