Copertina di Dente Non c'è due senza te
zaireeka

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Per amanti del cantautorato italiano, appassionati di testi intelligenti e musiche essenziali, ascoltatori curiosi di scoprire talenti emergenti.
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LA RECENSIONE

Il bello di scrivere qualcosa solo per se stessi... Ed infatti devo confessare che questo album a me, che non sono Dente, al primo ascolto, vari anni fa, aveva fatto cagare. Scontato e monotono. Poi ad un tratto, un annetto fa, un collega più giovane mi dice: "Hai mai ascoltato Dente? Te lo consiglio". Massì, perchè no, gli do un'altra occasione. In alternativa mi toccherebbe ascoltare l'ultimo dei Modà che mi ha appena consigliato un altro collega... Da allora, care amiche e cari amici, Dente è diventato uno dei miei preferiti, se non il preferito, cantautore italiano della ultima generazione. Il motivo? Questo album, che chiaramente ho risentito con molta più attenzione, e di conseguenza apprezzato. “Si, ma in dettaglio?” I testi delle canzoni (ed i loro titoli), molto più validi, colti, e sopratutto intelligenti, di quelli dei Modà. Eccone alcuni esempi fatti di immagini poetiche, giochi di parole, sottintesi, e tanto altro: "...Ho la scatola dei ricordi che esonda...", "...Ti prego torna, ti prego torna, ti prego torna (x 7 volte), ... da dove sei venuta (Canzone di non amore). "Che begli occhi che hai (ndr: con chiaro riferimento al lupo), chissà come mi vedi bene (ndr: con chiaro riferimento ad una pratica di corteggiamento) ..."(Baby Building). "Irene è molto bella ha le spalle più piccole degli occhi (ndr: che è un modo molto poetico e non banale per dire che la tipa ha degli occhi splendidi, infatti chiaramente sono gli occhi ad essere molto grandi, come quelli di un cerbiatto, e non le spalle ad essere molto piccole, come quelle di un criceto …)” (La presunta cecità di Irene). “E un giorno di bianchi capelli avrà gli occhi molto stanchi, sentendo i profumi di maggio Irene penserà (ndr: una chiara citazione di “Quando sarai vecchia” di W.B. Yeats) (La presunta cecità di Irene). “Dici che mi aspetti seduta su una nota, ma mentre l’ho sentita sei venuta giù” (28 Agosto). “Scusa per i baci che ti ho dato,..,”Scusa se non ti ho baciato qualche volta scusami”, “Scusa per le mille volte che ti ho toccato”,…,”Scusami quando è capitato che non ti ho toccato”(ndr: Insomma, scusami per tutto ed il contrario di tutto, come a volte bisognerebbe fare con le donne, sperando che una scusa funzioni…) (Chiedo). “E della musica cosa ci dici?” Niente di rivoluzionario, chitarra e voce (molto pavticolave..) e poco altro, solo molto dolce quando serve (come in “Stella”, “Chiedo”, e “28 Agosto”) e sempre adatta alle parole. Insomma Dente è a mio avviso sopratutto una grande testa (lo pensa anche Manuel Agnelli) e “Non c’è due senza te” (titolo saccheggiatissimo e copiatissimo ultimamente in vari ambienti) è un grande album. Buon Natale a tutti.

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Riassunto del Bot

La recensione racconta la riscoperta personale dell’album "Non c’è due senza te" di Dente, evidenziandone la ricchezza dei testi e la musica essenziale. L’autore apprezza la profondità poetica e l’intelligenza delle canzoni, contrastando il minimalismo sonoro con la qualità lirica. L’album emerge come un’opera di cantautorato raffinato e intimista, consigliata a chi cerca contenuti più profondi rispetto al mainstream.

Tracce video

01   Canzone di non amore (02:54)

02   Baby Building (02:51)

03   La battaglia delle bande (04:17)

05   La fine del mondo (02:37)

06   Canzone pop (03:26)

07   Stella (03:47)

08   La presunta cecità di Irene (02:52)

09   28 agosto (04:45)

10   Diecicentomille (02:23)

11   Oceano (04:59)

12   Scanto di sirene (02:46)

13   Chiedo (04:36)

Dente

Giuseppe Peveri (Dente), cantautore italiano nato a Fidenza nel 1976, è noto per testi ironici e malinconici, giochi di parole e melodie curate. Tra i suoi album più discussi: L'Amore Non E' Bello, Non c'è due senza te, Almanacco del giorno prima e Canzoni per metà.
07 Recensioni

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Di  Seb

 Le canzoni (mai banali) sono cariche di cinismo e "sana" malinconia.

 Canzoni sincere. Ironiche. Intime. Che sembrano sussurrate all’orecchio di chi le ascolta.