Copertina di The Devastations Live in Lubljana 27/9/03 "Orto Klub"
Enkriko

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Per appassionati di musica indie, amanti dei live intimi e malinconici, fan dei devastations e di atmosfere musicali profonde
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LA RECENSIONE

"Skopje Leno inja Skofia Loka" mi dice il tassista mentre lascio il ridente paesello di Skofja Loka per dirigermi tutto pimpante verso l'Orto Klub di Lubljana, luogo di passati concerti gloriosi con nomi quali Jarboe e Tindersticks. Arriviamo in città: la meraviglia di un piccolo centro storico color avorio che viene tagliato in pieno da una lingua serpentina d'acqua; bella come una piccola Salisburgo, col suo castello sulla collina e i suoi innumerevoli piccoli clubs dove suonano di tutto: dalla contemporanea più astrusa al jazz, dall'industrial (che qui è di casa) al folk sloveno con personaggi degni di un Paolo Conte o di un Piero Ciampi. Entro nel locale, ordino una Lasko (fantastica, allora bevevo ancora..) e attendo l'inizio: il pubblico di giovani sloveni è tranquillo, fin troppo! Qui, una piccola svizzera slava, il casino non è ben tollerato, e il livello audio delle conversazioni è così basso da chiederti se stai per assistere a un concerto o ad una partita di bridge tra vecchi professori panzuti.

Inizia lo show: i tre Devastations salgono sul palco e il silenzio persiste, oh cielo, pochissimi applausi e qualche fischio solitario. Attaccano con la "LeeHazlewoodiana" Loene, squassante pezzo che ti rinfranca dagli amori passati, un dolce rock decadente alla maniera dei più grandi... E qui i vecchi furbetti degli sloveni, maestri di malinconia, si sciolgono e iniziano a cantarla: ecco lo "spirto" di un popolo!! La birra comincia a fluire (allora bevevo, e due!) e mi ritrovo in quella benedetta situazione di divino calore corporeo, viscere estasiate e mente sgombra da pensieri... Ricalco colla memoria i miei amori sulle note delle Devastazioni.
Burp! "All The Previous Crimes" è da lacrime, ed infatti piango come un vitello castrato, mi metto in un angolo, colla birra in mano, continuo a chiedere sigarette e sogno... bellissimo, unico, eccezionale! Una violinista, gambe lunghe e vestito collo spacco, sale a dar man forte a i tre australiani... il suono si fa setoso e irraggiungibile: quasi eguagliano i Maestri ispiratori nelle loro composizioni. "You Can't Reach Me Now" è una canzone così romantica da trascendere i problemi contingenti (Tolar che volano via come le foglie, la solitudine di una serata in una città straniera e triste) e trasportarti su di un letto di braccia, ventre e gambe conosciuti anni prima, proprio in questa città maledetta, e che adesso sono le membra della persona che saluti da amico nelle scarse mail di convenienza o nei pidocchiosi sms, ahinoi figli dei nostri tempi. Il contraccolpo emotivo di questi brani dal vivo è penetrante e spietato... Forse l'effetto della birra aveva trasceso nella mia mente l'effettiva capacità musicale di 'sti tre, ma rimane uno dei concerti di cui ho un ricordo caldo e confortante.
La profetica, nel mio caso, "We Will Never Drink Again" ricorda "People Ain't No Good" di Re Inkiostro, e la birra ruggisce facendo da distorsore naturale dentro il mio corpo alle gentili vibrazioni di organo, alle sbarre molli e melanconiche di queste canzoni-prigione da cui scappare è molto semplice, ma poco attraente.

Gli sloveni apprezzano, qualcuno ha anche collassato (questi sono delle idrovore) e la serata giunge al termine. Parte una versione techno di "Avanti Popolo" cantata in Italiano (!!!) e tutti i ragazzi si mettono a ballare cantandola alla perfezione (?): approccio il cantante del gruppo e gli dico che sono italiano, che mi piacciono molto e bla bla bla, questi prende subito la palla al balzo e mi invita, insieme a uno scozzese, a bere (ma guarda un po') in un club che gli ha indicato il tassista Dragan (di lì a poco ribattezzato Giovanni), e le macchine partono con venti persone verso questo "esclusivissimo club".
Per farla breve, il club si chiama "Kleopatrat" e pone le sue fondamenta a Skofja Loka: un bordello, letteralmente. Sono ubriaco come il fango del Naviglio Grande e perdo di vista il cantante, il nome non me lo ricordo tuttora devo andare a vedere sul sito, mi approccia una ucraina e mi chiede cosa voglio fare... Passo la sera a sentir lei che mi racconta di suo figlio, rimasto a casa, e non so che fine abbiano fatto gli altri... o come tornare in albergo. Pago alla cassa i drinks e piglio su Dragan (Giovanni) pregandolo di aiutarmi... L'alba è vicina e il sapore in bocca è schifoso: perfettamente Devastations, ma fu una delle cause per cui smisi di bere.

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Riassunto del Bot

La recensione racconta l'esperienza vibrante di un concerto dal vivo dei Devastations a Lubljana, nel suggestivo Orto Klub. Nonostante un pubblico inizialmente freddo, la musica malinconica e i testi profondi riescono a scaldare l'atmosfera e l'animo del recensore. L'evento diventa un momento di intensa connessione emotiva, arricchita dall'interazione sociale e dall'ambiente unico della città. Il concerto si conclude con un ricordo indelebile, tra note, birra e incontri inattesi.

Devastations

Devastations sono un trio australiano formato nel 2002 a Melbourne da Conrad Standish, Tom Carlyon e Hugo Cran. Dopo l’esordio omonimo (Munster Records, 2003/2004) pubblicano Coal (2005) e Yes, U (Beggars Banquet, 2007), spostando parte dell’attività a Berlino. Hanno aperto tour per Cat Power e Tindersticks e raccolto stima da Rowland S. Howard e Alexander Hacke.
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