Copertina di Devendra Banhart Cripple Crow
marcello serafino

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Per appassionati di musica folk alternativa, fan di cantautori indipendenti, ascoltatori in cerca di esperienze musicali autentiche e visionarie
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LA RECENSIONE

Esiste una famiglia di poeti, visionari e sbragati, che attraversa con le sue generazioni la storia dell'uomo, forse da sempre. Talvolta cantano, talvolta scrivono, altre volte dipingono, ma possono anche accontentarsi di seminare messaggi nei solchi del terreno, errando in silenzio. I pittori Van Gogh e Ligabue, il poeta Dino Campana, il musicista Syd Barrett, sono stati membri di questa famiglia geniale e anticonformista, allucinata e dolce, pericolosa e al contempo innocua.
Devendra Banhart è uno di loro. Non chiede etichette, non le sogna neppure. Getta manciate su manciate di canzoni sul tappeto, se le gusta e le fa diventare dischi.

Il problema è che le etichette, purtroppo, uno se le trova appiccicate senza averlo richiesto.
Mi piacerebbe sapere a quale superbo critico musicale è venuto in mente di battezzare lo stile particolarissimo di Devendra Banhart con il nome di "Pre-War-Folk". E la cosa notevole è che gli stessi giornalisti che hanno coniato il termine, un paio di anni fa, adesso stanno decretando la fine di tale genere. Sono solo balle. Così come non è mai esistito il "Pre-War-Folk", non dovrebbero neppure esistere certi giornalisti. Ma perché affaticarsi per definire, catalogare, rinchiudere, delimitare, isolare, circoscrivere un modo di fare musica, per poi gettare l'etichetta prodotta nella carta straccia? Non è il cantante a segnare il tempo, specie se ha ventitre anni, ma è il critico che si comporta da ragioniere. E allora accettiamo questo nuovo "Cripple Crow" come un dono, come un atto di fede suonato con voglia di suonare, come un affresco vivo e vegeto dipinto su un muro fatto di nuvole, come una dichiarazione d'amore consumata a lume di candela.

In questa nuova produzione del Nostro c'è coralità, ma anche solitudine, c'è confessione, ma anche menzogna, c'è purezza, ma anche sospetto.
Molti sono gli umori attraversati nel corso dell'ascolto, e molti i timbri disseminati. In ogni nota, soprattutto, dominano l'amore per il mestiere del menestrello e un senso di copiosa ispirazione.
Quante canzoni si muovono nell'anima di Devendra Banhart?
Quali melodie ancora da scoprire ne percorrono le vene?
Ascoltate questo disco nell'unico modo possibile, ossia dimenticandovi di voi stessi, lasciandovi andare alle suggestioni, e sentitevi liberi di stufarvi quando un pezzo dura troppo, o di stupirvi quando la magia vi chiama. "Cripple Crow" non è un'opera perfetta e non ambisce ad esserlo, così come non chiede di rappresentare l'inizio, la prosecuzione o la fine di un avventura stilistica. "Cripple Crow", semplicemente, non pretende nulla: si fa cogliere come un fiore, in un mondo coperto dai rovi.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Devendra Banhart come un poeta e visionario musicale capace di creare un album autentico e avvolgente. 'Cripple Crow' si presenta come un lavoro spontaneo, ricco di emozioni contrastanti e libertà stilistica. L'autore critica le etichette imposte dal mondo discografico e invita a vivere l'ascolto come un'esperienza libera e personale. Il disco è un mosaico di passioni e suoni che non ambisce alla perfezione ma alla sincerità.

Tracce testi video

01   Now That I Know (04:53)

02   Santa Maria da Feira (04:35)

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03   Heard Somebody Say (03:20)

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04   Long Haired Child (03:45)

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06   Quédate Luna (03:07)

08   I Feel Just Like a Child (04:46)

09   Some People Ride the Wave (02:27)

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15   Hows About Tellin a Story (01:21)

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16   Chinese Children (05:17)

19   Luna de Margarita (02:07)

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21   Little Boys (05:20)

Devendra Banhart

Devendra Banhart (Houston, 1981) è un cantautore e artista visivo statunitense-venezuelano. Emerge nei primi 2000 con registrazioni lo‑fi su Young God Records sotto l’ala di Michael Gira. La sua scrittura, tra freak/psych folk e influssi tropicalisti, alterna inglese e spagnolo e spazia da minimalismo acustico a produzioni più corali.
09 Recensioni

Altre recensioni

Di  nessuno

 "Il ragazzo ha delle ottime risorse."

 "La scrittura di questo disco è davvero commovente e armoniosa."


Di  vonhesse

 Un album che voglio definire subito "epocale" perché è uno dei pochi che mi ha fatto reinnamorare di un certo folk lo-fi.

 Non è tanto l’aspetto squisitamente musicale che colpisce ma è l’atmosfera generale frikettona e psichedelica che trasuda qui e là a ridarci un senso di coralità e umanità.