Copertina di DevilDriver Pray for Villains
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LA RECENSIONE

Appena uscito, l'ultimo nato in casa DevilDriver mi aveva lasciato parecchio con l'amaro in bocca ma essendo un disco anche abbastanza lungo e poco immediato (almeno rispetto ai precedenti) gli ho dato del tempo e in questi giorni ho deciso di ridargli una possibilità e l'ho ripreso: la situazione, se possibile, è peggiorata, l'album si è confermato una vera e propria delusione.

Dopo un penultimo gran bel disco come "The last Kind Words" e due bombe come "DevilDriver" e "The Fury of our maker's Hand" alle spalle ti aspetti l'ennesima badilata in faccia, di quelle che ti ricordi, uno di quei dischi che ti impari a memoria dopo un qualche settimana di ascolto serrato.

Niente di tutto questo in "Pray for Villains", stare a fare un elenco dei pezzi questa volta, nonostante siamo in sede di recensione, mi sembra davvero inutile, proprio perchè mi chiedo : quali sono i pezzi che davvero rimangono impressi (caratteristica imprenscindibile dei dischi dei DevilDriver) per merito o per de-merito ? Nessuno.

"Pray For Villains" è un, eccessivamente lungo, pastone di 13 pezzi vuoti dove davvero poco si salva e molto è mutato rispetto al passato e alle aspettative (almeno le mie), un elemento fra tutti è quasi irriconoscibile: proprio lui, Dez, l'ex-singer dei Coal Chamber non è mai stato cosi poco ispirato, un cantato quasi per inerzia, un cantante e un disco in totale da compitino, di quelli che si fanno in fretta e in furia giusto per mettere il pieno al tour-bus e andarsene in giro con la pretesa di avere un nuovo album appena sfornato da promuovere.

Questo a livello locale, a livello strumentale la situazione è perfino peggiore: riffs anonimi, una sezione ritmica di una banalità devastante, soli troppo pregni di melodia, fino ai limiti di "The last Kind Words" quest'ultima ci stava tutta ma stavolta il sound che vorrebbe sembrare aggressivo per certi versi va a cozzare completamente con gli influssi chitarristici eccessivamente maideniani. Tra velocità e violenza inutilmente ostentate perchè non sorrette da un buon songwriting (l'iniziale title-track) e pezzi dove i DevilDriver giocano a fare gli In Flames dei poveri (penso a "Bitter Pill" o a "I've been sober"), forse solo l'incipit di "Fate Stepped In" e la sfuriata della finale "I See Belief" si salvano dal marasma, davvero troppo poco.

Dopo una tripletta di fuochi d'artificio i DevilDriver di Dez Fafara vanno incontro ad una bocciatura bella e buona, certo forse una stella è troppo poco (chi non ha mai sentito i DevilDriver prima d'ora potrebbe perfino azzardare un 2-3 stelle) ma per me che seguo la band dall'esordio è stata una brutta sorpresa, speriamo nel prossimo lavoro che dovrebbe essere già in scrittura e pare si riavvicinerà al sound dell'omonimo primo album (almeno cosi dicono nelle interviste), speriamo bene. 

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Riassunto del Bot

La recensione critica 'Pray for Villains' dei DevilDriver come un album deludente e poco ispirato. L'autore lamenta un songwriting debole, riffs anonimi e una prestazione vocale mediamente svogliata da parte di Dez Fafara. Rispetto ai precedenti lavori della band, il disco manca di pezzi memorabili e coerenza sonora. Solo poche tracce si salvano, ma non bastano a evitare una bocciatura complessiva. L'attesa è ora rivolta al prossimo album, con la speranza di un ritorno alle origini.

Tracce

01   Pray for Villains (album version) (04:02)

DevilDriver

DevilDriver è un gruppo metal statunitense fondato nel 2002 a Santa Barbara da Dez Fafara (ex Coal Chamber). Il loro suono miscela groove metal con venature death-thrash e melodiche; i primi album su Roadrunner li impongono nella scena, mentre uscite successive dividono la critica.
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