Anno 2005:
i Devildriver forti del loro ottimo debut-album si ripresentano a noi, con intenzioni invariate: odio, cattiveria e odore di zolfo a catinelle.
La musicalità resta praticamente invariata anche se in questo capitolo i Devildriver si lasciano
andare a qualche leggera, molto leggera, apertura melodica in più, soprattutto nelle intro di alcune song e nella finale title-track.
Madre dell'album è sempre la Roadrunner Records sotto la sapiente guida di Colin Richardson. Il nuovo capitolo è intitolato "The Fury Of Our Maker's Hand" ma quando si passa all'ascolto, l'intro di "End of The Line" ci fa pensare di aver sbagliato gruppo. I Devildriver infatti ci propongono 50 secondi di tranquillità con arpeggi che fanno quasi diventare di buon umore se non fosse che a seguito di questi attimi la batteria nizia a menare e si viene catapultati nell'inferno creato da Dez (che come al solito esordisce con uno dei suoi potentissimi growl) e compagni.
Singolo per questo album è stato scelto "Hold Back The Days" scelta direi azzeccata visto la relativa "orecchiabiltà" (anche se scrivere orecchiabile non è il termine più esatto) del pezzo. Da segnalare sopra le altre "Pole Horse Apocalypse" con un assolo mozzafiato, "Impending Disastre" e "Bear Witness Onto" dai ritmi infernali e "Before The Hangman's Noose" in cui torna alla mente l'omonimo esordio del gruppo.
Per i fan degli esordi sarà un'ottimo ritorno della band, anche se a mio avviso questo album è leggermente inferiore al suo predecessore anche se Dez e soci sono sempre ad ottimi livelli con il singer che non sbaglia un colpo e il resto della band a supportarlo con grande maestria. Per chi invece scoprirà i Devildriver con questo album conosceranno una valida alternativa a tutti i altri gruppi emergenti di questo periodo.
Consiglio personale:
se avete la possibiltà andate ad assistere ad uno show dal vivo dei sopra-recensiti perchè ne vale davvero la pena, sanno coinvolgere come pochi altri gruppi.
Recensed by (sic)VII