Dove finisce il colore delle fotografie lasciate al sole. Questo è il titolo, volutamente senza punto di domanda, scelto da Diego Perrone per il suo primo album solista. Già cantante dei Medusa e collaboratore nei concerti da tutto esaurito di Caparezza, inizia con questo album di 9 tracce (7 tracce originali e 2 cover) la sua carriera solista. Si parte con "Uno di quei giorni" una canzone estiva sia a livello lirico che a livello strumentale, difatti si presenta come un mix efficace di elettropop e folk (l'utilizzo di chitarra acustica e persino del mandolino).
Con "Cambia sempre" si volta pagina e l'atmosfera solare del pezzo precedente lascia il posto ad un maggiore vena intimista. "Jackie Treehorn" , ispirata in parte a Lujon di Henry Mancini, non è al livello delle prime due, ma non appare come un riempitivo. Le numerose collaborazioni di Diego compaiono anche in questo album dove figurano la sezione ritmica dei Linea77 (Dade e Tozzo), Gabriele Ottino e Davide Tomat (già attivi nei N.A.M.B e ora impegnati nel progetto Niagara con lo stesso Perrone) per arrivare all'immancabile Caparezza (il cui elenco di featuring diventa sempre più ampio). Proprio quest'ultimo compare alla voce - e al testo- in "Santostefano", ricca nella parte cantata dal "rapper" pugliese di citazioni che vanno dai Daft Punk ai Uochi Toki. L'album si completa con le due cover - "Pop Life" di Prince e "Summer on a solitary beach" di Battiato- e termina con le due tracce più strumentali del disco ossia "Surf 2012", in cui si parla di una Torino sommersa dalle acque, e "Made 4 Love", con sole 3 parole scandite da un vocoder.
In definitiva le 7 canzoni originali mostrano una composizione che vira all'elettronica con ritornelli pop, uno dei punti di forza di questo lavoro insieme alla voce; gli unici riempitivi appaiono le 2 cover; infatti se "Pop Life" è resa più elettronica rispetto all'originale, "Summer on a solitary beach", caratterizzata da voci e cori quasi psichedelici, appare troppo fedele all'originale, ma tutto sommato ci può stare visto che si rischiava di stravolgere un capolavoro.
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