Copertina di Dimmu Borgir Enthrone Darkness Triumphant
Fallen

• Voto:

Per appassionati di metal estremo, fan del black metal sinfonico, cultori di musica dark e atmosfere cupe
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LA RECENSIONE

“Per me si va nella Città Dolente
Per me si va nell’Eterno Dolore
Per me si va tra la Perduta Gente

Lasciate ogni speranza, Voi ch’entrate”

Dante Alighieri (Commedia, Inferno, Canto III)

E se davvero avete deciso di valicare la soglia di questo mondo d’ombre, se davvero il pensiero di ciò che v’aspetta non vi turba, bene, vi invito ad affacciarvi alla finestra e osservare attentamente il gioioso mondo che vi circonda, perché dopo potreste guardarlo con occhi diversi.
Ma ora, prego, chiudete gli occhi, la luce si avvia al declino…
Perfette nella loro purezza pianistica le note di “Mourning Palace” si schiudono come i petali di un malefico fiore, introducendo un maestoso Shagrath, che sferza la melodia con un growl profondo, potente, che si acquieta solo per esaltare una passaggio di tastiera spigoloso, risuonante di gelo, immediatamente ucciso da un prepotente ritorno della voce, accompagnata da un’eco inquietante, morboso spasimo dall’inferno, che si accentua in seguito incarnando i bisbigli di tutti i demoni che infestano l’ombra della notte, su una tastiera ora più fredda, pungente. Un ossessivo basso invade lo schema melodico, portandolo ad aumentare la velocità, fino a sfociare in una batteria martellante in cui ricompare la tortura vocale prima sperimentata, stavolta ansiosa, irrefrenabile…la track si spegne senza preavviso.
Un cupo, palpitante coro si leva nel silenzio, un attimo prima che la tormentata “Spellbound (By The Devil)” esploda con la sua ipnotica forza, in cui una voce fatta di incubo e oscurità, un urlo dagli inferi, pervade i sensi, assoggettandoli al suo maligno potere. Ancora una volta la tastiera ghiaccia l’opprimente melodia con un intermezzo allucinante, prendendo il sopravvento sulla voce che però immediatamente sfonda la complessa costruzione per inserirne una cruda, incalzante, grezza, impreziosita da prolungati growl capaci di svegliare i morti. La canzone sembra destinata a scomparire nell’orribile spirale quando interviene Aarstad, spegnendo tutto il resto, con una scala angosciante, inquieta, dopo la quale growl e melodia acquistano una tinta diversa, decadente, perdendosi in un finale a sfumare…
E mentre gli ultimi riverberi di questa magnifica traccia si dissolvono nell’aria, non pensate che il peggio sia passato.
Il riff veloce, incalzante, melodicamente violento che apre “In Death’s Embrace” immerge l’ascoltatore nell’oscurità più totale. Shagrath alterna growl e scream in una strofa pesante, rabbiosa eppure gelata, come incisa nel ghiaccio, che si evolve in un lunghissimo, complicato, eccellente passaggio tastieristico.
La seconda fase accelera ancora. La prova strumentale è divina. Chitarra e basso lavorano in perfetta simbiosi legati da un Aarstad argentino, vibrante. La batteria tesse attorno alla struttura un diabolico velo. Su tutto la voce di Shagrath imperversa seminando Morte e intonando inni di dannazione, che nelle battute finali prendono forma di uno scream particolare, graffiante, come un soffio che estingue la canzone.
In quarta posizione “Relinquishment Of Spirit And Flesh” è cruda, quasi rozza. I riff violenti, amalgamati ad una voce crudele formano una track furiosa, brutale.
“The Night Masquerade” possiede invece un fascino barocco. Una melodia avvolgente trasporta la mente in un teatro di maschere d’orrore, il cui sipario è rosso di sangue e tutto è risucchiato in un vortice di tenebra senza fine, fatto di perversione e delirio.
Un sudario sottile di angoscia drappeggia “Entrance” in cui una tastiera morbida e una voce tagliente, brutale, creano contrasti ansiosi e oscuri. Un ottimo preludio a “Master Of Disharmony ossessiva e rabbiosa, impreziosita da un growl profondissimo e echeggiante. La melodia si riduce ad un sottofondo sommesso, inquietante. Perfetta anche “A Succubus In Rapture” in cui la melodia è strutturata su una tastierà dalle sonorità quasi epiche, che dettano magnificamente con assoli funerei e voce spettrale, uno scream che coniuga lacerante freddezza e nordica violenza.
E se ora vi guarderete attorno noterete centinaia di occhi che vi scrutano da oscuri meandri dove la luce non osa spingersi…le tenebre calano più in fretta adesso…Enthrone Darkness Triumphant…

“We’re forever captured by the embrace of Death!”

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Riassunto del Bot

La recensione esplora Enthrone Darkness Triumphant dei Dimmu Borgir, definito un capolavoro di black metal sinfonico. L'album è descritto come un viaggio attraverso atmosfere cupe, growl profondi e tastiere gelide, con passaggi musicali complessi e intensi. L'analisi sottolinea la perfetta sinergia tra strumenti e voce, creando una potente esperienza oscura. L'autore consiglia fortemente l'ascolto, richiamando immagini di un mondo dominato dalle tenebre.

Tracce testi video

02   Spellbound (by the Devil) (04:09)

03   In Death’s Embrace (05:42)

04   Relinquishment of Spirit and Flesh (05:33)

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05   The Night Masquerade (04:25)

06   Tormentor of Christian Souls (05:39)

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08   Master of Disharmony (04:16)

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09   Prudence’s Fall (05:56)

10   A Succubus in Rapture (06:00)

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11   Raabjørn speiler Draugheimens skodde (05:02)

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Dimmu Borgir

Dimmu Borgir è un gruppo norvegese noto per unire black metal e arrangiamenti sinfonici/orchestrali, con un’evoluzione sonora che ha spesso diviso pubblico e critica.
23 Recensioni

Altre recensioni

Di  wwwhatemoornet

 Un disco da avere, sia perché vi terrà compagnia per molti mesi prima di stancarvi sia perché è un disco che cambiò il black metal sinfonico.

 I Dimmu hanno fatto entrambe le cose, mischiandole e creando qualcosa di unico e irripetibile.